Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco

Chorus of hebrew slaves

Antonio Scavone

Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco
(Va’ pensiero sull’ali dorate)

     È il coro più famoso, più popolare e più eseguito dell’opera lirica: è il celeberrimo Va’ pensiero sull’ali dorate dal “Nabucco” che Giuseppe Verdi compose sul libretto di Temistocle Solera e che fu rappresentato per la prima volta alla Scala di Milano nel 1842.
     La storia del “Nabucco” è quella dell’assedio del re assiro Nabucco (Nabucodonosor) alla città di Gerusalemme, infliggendo morte, distruzione e schiavitù agli assediati, gli ebrei Leviti. Ma è anche la storia delle due figlie di Nabucco: l’una, Fenena, erede naturale al trono e fedele; l’altra, Abigaille, figlia presunta e ambiziosa.
     Ingannato e detronizzato da Abigaille (anch’ella innamorata dell’ebreo Ismaele che ama invece Fenena), Nabucco riconquisterà il regno invocando il Dio dei giusti e libererà gli ebrei che aveva ridotti in schiavitù. Il coro del Va’ pensiero – Parte Terza, Scena Quarta dell’opera – è il canto di un popolo senza più patria.
     Si presenta all’ascolto e alla visione quest’edizione allestita dal Metropolitan Opera House di New York nel 2001 con la direzione di James Levine, il Maestro del Coro Raymond Hughes, le scene di John Napier, i costumi di Andreane Neofitou, le luci di Howard Harrison e la regìa di Elijah Moshinsky.

Giuseppe Verdi

     È un’edizione molto emozionante, questa del Met, e di un’originalità accuratissima, che la rende straordinariamente unica. Innanzi tutto la scenografia: blocchi di pietra (le rovine del tempio di Gerusalemme) sui quali trovano posto i coristi nei personaggi degli schiavi ebrei. Poi i colori: sia quelli dei blocchi di pietra che quelli dei costumi dei personaggi sono tenui, di una morbidezza che avvolge e ispira. Le luci irradiano un’atmosfera sommessa di un’intimità ferita, di una coscienza che non ha più nulla da chiedere se non cantare il proprio dolore. Tutto si svolge in un colpo d’occhio che sorprende e ammalia per una pacatezza sussurrata, per una fierezza da condividere più che da mostrare. E infine il Coro: i cantanti occupano tutti gli anfratti di queste rovine e sono disposti diversamente da come ce li saremmo aspettati. Non più schierati lungo la scena su due o tre livelli, come generalmente si schiera un coro, ma gli uni accanto agli altri, seduti o distesi, in piedi o in ginocchio, stanchi e stremati per dare di se stessi, in questa postura casuale eppure armonica, un’idea di comunità vigile e dolente.
     Sembrano infatti dei deportati (come gli ebrei della Shoah) oppure homeless che si radunano nelle strade, nei sobborghi, negli slums semplicemente per sopravvivere alle avversità, ma alludono anche alle masse di disperati che attraversarono l’oceano seguendo i Padri Pellegrini.
     La forza vocale c’è tutta (per esempio nell’attacco di Arpa d’or dei fatidici vati) e così la suggestione emotiva per un popolo di schiavi ed esuli, per un’etnia screditata dal pregiudizio. Il canto del Coro è calibrato e commovente secondo la partitura ma colpisce l’impianto scenico che fa da sfondo, molto meno teatrale rispetto alla convenzione e tuttavia di una teatralità vivida, realistica. Un Va’ pensiero diremmo attualizzato, con i coristi che si esibiscono compunti come statue canore, per un’iconografia che ricorda la plasticità di certe performances del “Living Theatre”, dove il canto sembra provenire da un fermo-immagine che sospende il movimento, restituendone con le voci la sacralità dell’azione drammatica. Il quadro che ne sortisce – come i personaggi di un dipinto – è anche un omaggio all’arte italiana: certe figure rimandano ai volti e ai colori di Antonello da Messina. Uno spettacolo eccellente.

***

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3 pensieri riguardo “Note di ascolto (III) – Giuseppe Verdi, Nabucco”

  1. Antonio, ma chi sei?
    Splendida scelta, superbo, inutile quasi dirlo, Verdi.
    Emozioni a fior di pelle come una rinascita spirituale. Grazie!
    La tua nota di ascolto è straordinaria, musica dentro la musica.
    Mi piace l’accenno all’attualità del tema, ma devo farti un appunto :
    perché mi hai “rubato” l’idea sul richiamo pittorico ?!….
    Non lo sai che lo avrei individuato?!!!!!!!!!!!

    Ti abbraccio con tutto l’affetto che sai assieme a Francesco

    jolanda

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