Pensieri in versi

Fuga dalla gabbia

Giuseppe Samperi

Dieci poesie inedite
(pensieri in versi)

Dal sofà di casa, se un clic
avviene, come un’epifania
si ode lo sferragliare dei treni
e le parole (a mischiarsi le mie)
che deragliano.

L’urlo che non passa (la stia
lo stridere la strada), tentiamo
il nostro ci sono anch’io, in bottiglia
SOS da dentro la stiva e intanto

ascoltiamo (senza soffermarci troppo)
il sibilo aguzzo (ferino stomaco d’acciaio)
del decollo.

Tutti i suoni del mondo, oh tenerezza,
sfidano il dio che non parla, approdano
fin dentro alle viscere della balena
che ci ingurgita tutti.

 

*

 

Siamo come questi nostri scritti,
illimitati e finibili (-bili)
dentro alla rete e fuorisito
appena il file si oscura, entra
il soffio che ci cancella (canc)
e smagnetizza il nome una folata
di ventoasciuga.

Alcuni (ho sentito dire)
la chiamano morte ma
in sorte non l’ho avuta. Scrivo
(e sorridorido)
in punta di fune

(noi infiniti solo nell’altro
che crediamo vivo).

 

*

 

Non scriveremo più versi un giorno (una notte)
e allora un ramingo nostalgico
fra carcasse di gasolio e ferrugine
andrà a caccia della parola (la meno alta)
rimasta.
Troverà (all’esplodere del sole) questi
miei scarni (e scadenti) versi, troverà
(in e-book collettivo)
i tuoi illuminanti, i nostri tutti sudditi
versi, un quadro smorto (di chissà chi)
un vinile postbellico (una tromba un’armonica)

e una cipolla marcia.

 

*

 

Noi che la vita è un turno, uno scoppio
e s’azzittisce il mare se agli occhi
un nuvolone infrasca.

Noi nella fonte di Aretusa
(una passeggiata una festa)
il papiro muto
la pietra
l’acqua stagno

(Evviva se già una fonte
se un sole).

 

*

 

Non sappiamo dove finisce (e se)
il tempo, quando (e se) lo spazio,
blogghiamo e ribblogghiamo
codici elettrici (e il cuore)
noi che la morte è un nomignolo,
un soprannome funesto l’io
da improvvisarci stelle.

E il firmamento, le stragalassie
un pollaio dialettale.

 

*

 

Vi indico
(se cercate il senso)
l’alba a Castelmola
dopo il caffè nel bar degli uccelli
(virgulti satirici, un po’ osceni)
dalla chiesetta raggelata sull’altura.

 

*

 

Godiamo del balletto arcano,
attraversiamo
da punta a punta la riconca
di questo braciere ardente d’acqua.

 

*

 

Da qualche giorno il nulla
mi precipita addosso e l’io
recalcitra per viadotti
e simulacri spinosi.

Io siciliano io sanguigno
nei vent’anni che furono, voi
nei cementi nelle arsure vostre
(sempre il sole, il battito), noi
che dagli occhi non sfamiamo
mai luce …

Quale nulla? Eppure un dio
lo aspettiamo ancora. Io l’aspetto.

Oggi il menu dice
delle maschere e dei coriandoli.

Mia figlia sulla passerella
prima del ritorno dentro casa.

 

*

 

Non è più febbre
– non più malaria –
il pensiero della fine.

Mal comune mezzo gaudio,
la gran minchiata che si dice.

Persiste
la bramosia di un altrove,
l’alcova della gioventù istupidita
e vacuo uno sghignazzo
in superficie.

Persiste
(ma qui la sabbia è cubatura)
il sogno del bambino
oggi a mare, paletta e secchiello
(il giorno da fare)
come non fosse già sparuto
il grosso degli anni miei.

 

*

 

Vano. Assolutamente vano
questo scrivere.
Due camere e quadrature,
l’addente da ricalcolare
con l’indice dell’aria
e sue misure.

Vano (e godibilissimo)
questo entrarmi dentro
a sottopeso.

 

***

4 pensieri su “Pensieri in versi”

  1. Poesia godibilissima , credo anche per non addetti ai lavori . Vi si legge la gioia di scrivere , così difficilmente rintracciabile in questi anni . Non effusività gratuita , ma gestione d’una souplesse felicemente ispirata dalle istanze dell’io e dall’oggettività del noi .
    Grazie
    leopoldo attolico –

  2. Ringrazio innanzitutto Francesco Marotta per aver ospitato i versi nella sua Dimora.
    Ringrazio chi ha espresso consenso cliccando “mi piace”, ed in particolar modo Leopoldo Attolico il quale ha colto l’aspetto ludico (e edonistico) dei testi.
    Adesso mi assenterò per un po’ dai blog (ad esclusione di qualche commento), per rifarmi vivo (stavolta manterrò la promessa) solo all’uscita del mio prossimo libretto. Colgo l’occasione per ringraziare qui Giacomo Cerrai, Stefano Guglielmin, Anna Maria Curci, Fernanda Ferraresso, ovviamente Francesco Marotta ed Enea Sansi, i quali mi hanno dato la possibilità di “presentarmi” alla rete.
    Un abbraccio
    Giuseppe samperi

  3. Ringrazio Mauro Pierno per avermi ribloggato su Ridondanze. E’ la prima volta che sono/vengo ribloggato. Una sensazione nuova …
    giuseppe

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