Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974

Lotta Continua

28 maggio 1974
CASA DELLA MEMORIA

23 pensieri su “Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974”

  1. Sono anche questi i momenti in cui, con commozione, una persona si riconosce parte di una comunità e la Dimora è anche una comunità: grazie per questo non voler dimenticare, grazie per questa pervicace ricerca della verità.

  2. GENTILI INTERLOCUTORI,
    AL DI LA’ DEL RITUALE DELLA COMMOZIONE MI CHIEDO E VI CHIEDO: QUANTI FASCISMI, QUANTI CONFORMISMI ANCHE DA PARTE DELLA COSIDDETTA SINISTRA SONO VIGENTI ANCORA OGGI?, QUANTO CONFORMISMO E’ ATTUALMENTE VIGENTE NELLA COSIDDETTA CULTURA DI OGGI?, SIAMO SICURI DI ESSERE, NOI, OGGI ESENTI DA COMPLICITA’ E DA PROMISCUITA’ CON I CONFORMISMI VIGENTI?

  3. Gentile Linguaglossa,
    io non partecipo a nessun tipo di “rituale”, tanto meno a quello della “commozione”; pratico, molto semplicemente, l’arte della memoria: la memoria dei valori nei quali credo.
    Saluti.

    fm

  4. Ricordare la condanna a morte di persone innocenti è umanità. Che poi siano stati i fascisti a mettere la bomba, oppure i comunisti, oppure i piazzisti di enciclopedie poco importa. Sono i volti rimasti senza volto che vanno ricordati. Perché la loro sofferenza un giorno sarà, se già non lo è, la nostra. Grazie, Francesco.

  5. Gentile Giorgio Linguaglossa,
    concordo con le sue osservazioni sui conformismi vigenti anche nella sinistra o sedicente tale, ma le assicuro: non c’è nessun rituale stanco e conformista nella commozione che volevo esprimere, quanto, invece, il riconoscermi vicino a persone, come Francesco Marotta, che, appunto, praticano “l’arte della memoria” che significa anche consapevolezza di una storia personale e collettiva ed attenzione critica al presente.
    Un caro saluto.
    Antonio Devicienti

  6. oggi chi ricorda e “si ricorda”, perché c’era e c’è ancora, viene scambiato per quei mufloni che sulla carta pecora di una storia becera vorrebbero imbavagliare una memoria che è viva, non storia stampata ripetuta e riciclata su una piazza littoria. Io mi ricordo ancora e sono tutti quelli caduti e mai morti, come morti sono invece i tanti mentecatti che si crogiolano di un titolo avuto morendosi in toto.
    Grazie a Marotta per aver messo in luce ciò che conta.Non servono molte parole ma a volte qualche parola incendiaria non fa male lanciarla.
    fernanda f.

      1. “…non ai morti, ma ai feriti a morte…” – Carmelo bene in chiusura della sua “dizione” di Dante a Bologna.
        Grazie Francesco.
        sercord

  7. Onore e solidarietà alle vittime innocenti senza giustizia di Piazza Della Loggia, dell’Italicum, della stazione di Bologna, di Piazza Fontana e di tutte le stragi di stato rimaste impunite, ma per favore quel foglio di merda che è stato Lotta Continua, quello no.

    Risposta degli operai all’invito della direzione Fiat a osservare il lutto per Sallustro (dirigente Fiat Concord, Argentina): “Non avete capito che vi vogliamo tutti morti?” e «Lotta Continua» commenta, il 14 aprile 1972: “Non c’è umanità comune, neanche di fronte alla morte. Al contrario ci sono due classi che si fronteggiano e che dai loro morti sono divise sempre più (…) Gli assassini di Pinelli non possono protestare quando gli sfruttati ammazzano uno di loro”.

    Attentato a George Wallace (candidato democratico alle primarie USA): “Gorge Corley Wallace, bianco, 53 anni, fascista, criminale, assassino, candidato democratico alle elezioni primarie (…) forse sopravviverà. Peccato. «Noi che abbiamo mantenuto una dimensione umana» – dicono i neri dei ghetti dell’America razzista e criminale – «quando muore un porco non ci commuoviamo, perché un porco resta un porco»”.
    Da «Lotta Continua», 15 maggio 1972.

  8. Gentile Almerighi,
    quel “foglio di merda” (immagino che il “complimento” vada esteso anche a chi l’ha scelto, giusto?) è un documento storico che, in questo contesto, serve unicamente a veicolare una notizia – quella della strage fascista di Brescia.

    Veda, gentile Almerighi, ci sono vari modi di “fare storia”, lei e il gentile Linguaglossa avete scelto i peggiori: urlare in faccia all’interlocutore la propria superiore visione delle cose, sia pure camuffata sotto un artificioso e retorico corredo di domande (e, in ogni caso, l’utilizzo in rete di un commento tutto in maiuscolo è un “insulto”, lo sanno anche i bambini); estrapolare da una stagione politica convulsa e stratificata un paio di frasette ad effetto per avvalorare una posizione, invero totalmente presunta, di persone super partes.

    Sono due posizioni che ripetono stanchissimi chiché iperideologizzati di chiara matrice destrorsa: niente di male, basta saperlo, ma io li rimando volentieri ai mittenti – con l’invito a chiedersi perché nel post compaia il tag “fascismi di ieri e di oggi”.

    Saluti.

    fm

    1. Vede gentile Sig. Marotta, le ribadisco la profonda ammirazione per le proposte culturali fatte attraverso questo blog che frequento con piacere e non sarà questo incidente di percorso a deviarmi dal piacere di continuare a leggere e commentare, per quanto riguarda il caratteri maiuscoli utilizzati dal Sig. Linguaglossa non so nulla nè voglio sapere, visto che non mi appartengono. Per quanto riguarda invece il cosidetto reperto storico, ribadisco trattarsi di un foglio di merda, e chi lo scrive, il sottoscritto, è tutt’altro che destrorso. Tutt’altro che super partes, la Lista Tsipras per esempio è stata presentata e ha partecipato alle elezioni anche grazie alla mia firma. Poteva benissimo utilizzare il Corrierone o il Manifesto, Repubblica non esisteva, avesse utilizzato il Secolo d’Italia avrei utilizzato la stessa definizione. Per quanto riguarda i “fascismi” quelli di lotta continua fortunatamente sono fascismi di ieri. Cordiali saluti.

  9. al Sig. Marotta

    il quale mi accusa di essere “destrorso”, chiedo se il termine abbia, nel suo linguaggio, una valenza semantica stigmatizzante (Le ricordo che il termine destrorso vuol dire che una persona va verso destra, e quindi è un termine semanticamente neutrale).

    Per quanto riguarda il “super partes” che il Sig. Marotta mi affibbia, lascio a Lui questa interpretazione; io mi limito a dichiarare che non posseggo alcuna verità, vedo che lui invece crede di possederla se ritiene di dover schiaffeggiare in faccia agli altri interlocutori le sue categorie personali caricate di stigmatizzazioni negative (ma sono sue personali proiezioni mentali) e crede nella superiorità ontologica della “sinistrorsi” sui “destrorsi” (come lui li chiama).

    Informo comunque gli interlocutori del blog che i miei studi si sono sempre orientati sui testi marxisti, quello è stato il mio abbecdeario, non esclusi gli altri maggiori filosofi del Novecento.
    Faccio infine presente che tra i “destrorsi” (del pensiero marottiano) ci sono stati un certo Mandel’stam, un certo Milosz, uno Herbert, uno Zagajevskij, un Eliot, un Valéry, un Benn, un Celan, un Pound, un Montale… e l’elenco potrebbe continuare.
    Devo ammettere, in tutta onestà, che mi trovo a mio agio accanto a tali personalità dalle quali ho tutto da imparare.

  10. Gentile Almerighi,
    credo di aver espresso in qualche occasione, qui, pubblicamente, la soddisfazione, mia e del blog, nel saperla tra i nostri lettori più assidui e attenti e, soprattutto, tra i commentatori (“merce” sempre più rara, questi ultimi, nella deriva, purtroppo inarrestabile, che caratterizza ormai la blogosfera).

    Non ho cambiato e non cambio idea; così come non cambio idea sul fatto che la dialettica, anche aspra ma leale, faccia parte, e debba farne parte, del circuito della comunicazione – a maggior ragione quando sono in gioco i valori nei quali ci riconosciamo e che, a torto o a ragione, abbiamo perseguito nella nostra esistenza.

    Io non contesto il “contenuto” della sua esternazione (non è questo il “luogo”), semplicemente lo trovo, me lo concederà, del tutto fuori-quadro ed espresso con “modalità” che io (e sottolineo “io”: è semplicemente una mia idea) ritengo tipiche di una certa propaganda “destrorsa”.

    Mi spiego: qui non si stava facendo l’apologia di “lotta continua”, si cercava di richiamare i lettori di questo blog, a iniziare da chi scrive, al “dovere della memoria” – senza il cui rispetto (che è rispetto della verità e della giustizia) le nostre “dotte” elucubrazioni sulla poesia e i poeti sono nient’altro che fumo destinato a sparire nel nulla al primo venticello.

    Ecco, mi aspettavo riflessioni su questo “tema”, non una tirata “decontestualizzata” su quel “foglio di merda”. A proposito del quale, poi, ci sarebbe molto da dire, ma non è questa (questo post) la sede.

    Perché non ho scelto il Corrierone, lei mi chiede… Semplicemente perché sono sempre stato, e orgogliosamente sono, un “uomo di parte” (giusta o sbagliata che sia, è la mia parte) e mai potrei utilizzare uno strumento di propaganda dei padroni di questo paese (di ieri e di oggi) per sostenere le ragioni della mia sete di giustizia.

    Come avrei potuto farlo? Come avrei potuto cancellare l’immagine che cinque anni prima sbatteva in prima pagina il “mostro anarchico” autore della strage di Piazza Fontana, e il giorno dei funerali di Pinelli (io ero lì, a sedici anni, e su quel foglio ci sputavo) ribadiva la tesi del suicidio e la spacciava come prova lampante della colpevolezza???

    Cordiali saluti.

    1. Mi spiace, ma è lei che continua a decontestualizzare, e lo fa con uno che era in stazione a Bologna poche ore dopo lo scoppio del 1980. Ho tirato fuori il Corrierone per fare un esempio, ma anche il Manifesto, e ribadisco che se avesse tirato fuori il Secolo d’Italia lo avrei definito alla stregua di Lotta Continua, perché per me pari sono. Cordiali saluti.

  11. Gentile Sig. Linguaglossa,
    io non l’ho “accusata” proprio di niente, ho solo stigmatizzato (utilizzo il suo verbo esattamente nella medesima accezione semantica) modi e forme della sua comunicazione: dal ricorso a domande retoriche, all’uso dei caratteri in maiuscolo nel testo del suo commento: modi e forme che io (e sottolineo “io”: è semplicemente una mia idea) ritengo espedienti comunicativi di tipo “destrorso”.

    Voglio rassicurarla, inoltre, in merito alle verità possedute: non ne ho nemmeno una, esattamente come lei; e neppure penso, che lei ci creda o meno, che esistano superiorità ontologiche o di qualsivoglia altra natura.
    Sullo “schiaffeggiare gli interlocutori” mi permetta di rimandarla a questo link (non si può giudicare ed etichettare una “reazione”, senza prima aver considerato la “causa” che la produce):
    http://it.wikipedia.org/wiki/Netiquette
    (in particolare, cfr. “regole di registro” n.3)

    Per il resto, la ringrazio dei ragguagli sulla sua formazione; è un percorso che, essendo io un lettore ed essendomi imbattuto anche in alcuni suoi scritti, non ignoravo.
    Per quanto riguarda gli autori che cita, se ha la bontà di dare un’occhiata al blog (basta scorrere l’elenco degli “ospiti”), scoprirà che sono ampiamente presenti, da sempre, anche su queste pagine. Anch’io mi trovo perfettamente a mio agio con loro, proprio perché, esattamente come lei, da loro ho tutto da imparare.

    La saluto.

    fm

  12. Caro Francesco, grazie per il tuo contributo alla memoria. Sono queste le cose che fanno la differenza tra un blog di cultura “militante”, non nel senso di strettamente politico come qualcuno potrebbe intendere, ma della “militanza umana”, e un qualsiasi collettore di reciproche vanterie retorico/letterarie. Chi si è sporcato le mani nella storia (e parlo di te), compiendo atti di pura generosità e rischiandone i connaturati rovesci (nel bene e nel male) ha anche il diritto di palesare con i propri simboli la propria storiografia (il numero di LC? Oppure per Pasolini l’omosessualità? Per Di Ruscio la propria condizione proletaria e antiletteraria?). Non tutti possono permettersi di fare questo se non si ha “coerenza” e se non si portano sulla pelle le cicatrici di un tempo passato molto difficile, quasi incomprensibile al giorno d’oggi senza le dovute premesse.
    Grazie per non aver scelto mai la posizione più comoda, da salotto, per i tuoi interventi culturali.
    Nino

  13. Per pudore di dire parole mie forse inopportune, citerò Orson Welles: “Il dovere dell’uomo è cercare di mettersi nel punto di massima scomodità, e iniziare da quel punto”. Questa è la caratteristica della Dimora: mettersi d’inciampo rispetto a una versione comoda delle cose. Chi condivide questa prospettiva sarà qui, sempre presente, e militante, a modo suo.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...