Essere fuori misura

periferie

Catia Manna

 

Le città

Mai tornare sui miei passi
se lo smalto è colore amarena
Spenta la candela al tavolo
di chi attribuisce se stesso
al suo interlocutore
Posso dialogare
coniugando il futuro
al presente dell’essere
Stendere strati di leggerezza

Nelle città stridono gli attriti
di corpi impazziti
privati del centro
di un senso umano
La carne al macello
non ha altra coscienza
che frugare bidoni
Le città
Insulti ubriachi a tutto gas
Venditrici degli anni migliori
Manicomi a cielo aperto
dove indossare camici di equilibrio
e sperare che la logica
si salvi sulle strisce

 

L’essere umano sorride

Sul cavalcavia
Era appena arrivato il primo freddo
L’ultima luce solare
ancora distesa davanti

Meglio i fiori che non sono
del mio giardino
così se li guardo
non pretendo
che tu faccia altrettanto

Siamo così attenti ad apparire
che non ci accorgiamo
che nessuno ci vede
venderci nei supermercati
comprare gli ingredienti
per firmare le ricette

Il mio spirito di sopravvivenza
mi dice che dobbiamo
parlare d’altro
di qualcosa che sia
sulla bocca di tutti
L’essere umano sorride

In strade interminabili
Su tappeti di fiori
I luoghi da cui discendiamo
di cui saremo la storia

Cos’altro ci rimane in questa
grande caccia al tesoro?
Nel piccolo
essere fuori misura

 

Cani

Ti sposti
dalla strada che attraverso
per farmi immaginare
ogni arrivo

Sto bene
nelle strade sporche
di vite alla giornata
Magari un giorno

Sono tutti a casa

Il tempo per due
parole
è fuoco coperto
La televisione è vecchia
Il mio caffè sospeso
per parlare ancora

Qua fuori tireranno
lavori come ossi
Non importa
se mangeremo in strada
se puzzeremo
se saremo sporchi

Del resto,
eravamo noi ad uscire
solo per acquistare merci
che ci trasformavano
in potere d’acquisto

Un tempo, almeno,
eravamo in saldo
Un esercito industriale
di riserva
Non cani

 

Ho desiderato corpi

Si ricorda ai passeggeri
che ad essere sinceri
non esistono cinture di sicurezza

Gli istinti compressi sembrano orribili
quando ci rubano
il posto che abbiamo lasciato vuoto

Scrutavamo gli schermi
Non rispondevamo
agli scherzi al citofono

Ricordo tutti i corpi
che ho desiderato nella mia vita
Non ci sono parole che mi mancano

 

Il marinaio migliore

Naufraghiamo purché le ceneri
non siano perse in mare
Naufraghiamo allo scandirci
esatto delle campane

Sottocoperta ad ogni vento
i barili del nostro sale

Siamo già spettri a remare
Fanno impallidire secoli di colpe
e verde è la pena
Non esiste il marinaio migliore

La parola si salverà per raccontare
-né cenere né scandire-
la scia bianca dell’uomo vivo

 

Poesia fa paura

Poesia fa paura
come gli uomini liberi agli dei
Non ha moderazione
Ha coraggio
E se le sue ali di cera
vanno vicino al sole
e poesia si scioglie
Tanto meglio
Se cade in mare
Per questo esiste il mare
Se la poesia ruba il fuoco
e ne segue il suo tormento
Di questo si cibano gli uomini
Se apre l’otre dei venti
Se si consuma
ripetendo l’eco del suo amore
Se si specchia alla fonte
si ama e si uccide
Ma mi sembra che mai
abbia più parole

 

Caffè al Pantheon

Anche questa volta offro io
Mi prendo tutto il sole
al caffè del Pantheon
Tra le voci di ogni paese
la tua li ha visitati tutti
Io, invece, parto sempre
prima dei viaggi
Mi ha rovinata il Romanticismo
Sto bene nel disfacimento antico
perché sono sempre presente
La gente ci cammina tra le rovine
Sono il punto di ritrovo
Lascio come mancia la ragione
L’ho assaporato davvero
il caffè al Pantheon

 

***

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1 commento su “Essere fuori misura”

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