Oro lustrale

Pierantonio Verga La casa del poeta, 2007
Pierantonio Verga
La casa del poeta, 2007

Riccardo Martelli

 

Riccardo Martelli
Oro lustrale
Con un disegno di Giovanna Fra
Postfazione di Gio Ferri
Sommacampagna (VR), Cierre Grafica
“Via Heràkleia”, 2009

 

Testi

 

I

con lo scambio di opuscoli rifiata
un insieme di sketchs
la leggenda è lo sfondo
i nessi vorticano
simile a neonati che nuotano
nella pubblicità dell’acqua minerale non è
l’eclatante non pensa all’eclatante
lenti scure proteggono l’estate da occhi lucidi
dove la lettura del gran scrivere s’assopisce
effetti balistici estendono la risata
rattoppando l’era dei calzini rammendabili
visto come ha riposto le scarpe
innesto nel buio senza noir
intasato da sfilate cosmetiche
il pavimento di sfagno della sua armonia
non convincenti brillanti congetture tranquillizzano ruoli
presi libri motivazionali all’edicola della stazione

 

II

trapelano flash-forwards
ripieghi da ripieghi
unicamente il matrimonio
con la ragazza della discotopless
resti di parti di scarti da dietro
il parabrezza accolti
foschia attutisce la parola anima delle canzoni
e frottole di banconote
tramite l’arte arredante
poi rimpinguare le falde
intanto l’apertura delle lentiggini in volto
in comunità dalla durata di stacchetti di vallette
furono enzimatici lavori a maglia delle gestanti
lo sciaguattare d’auto dentro strade notturne
alla luce versi di tortore
una teca con sorprese di merendine
una stanza abbellirà
cornici d’oro di scene campestri sostenute
da gomme masticate
grammatica senza concretizzatori nello scaffale
di antologie non antologizzate

 

III

La via delle sciabole adorna di semafori rossi
attimi dell’imbrunire sorprendono
la donna smaltata oltre gli appuntamenti
musa non musona della tonicità
lagunare zigzagare
testacoda di battute avallano rimpatriate
non esistono tensione e distensione
franto un irritante ottimo doppiaggio
il suo frinire si estende al parco cittadino
Del cinema all’aperto dialoghi sul sonnoveglia
entrano imperativi del ballo dell’estate
catarifrangenti si allontanano dalla notte
la circonvallazione delle prostitute accovacciate
non termina mai
il pranzo di cichetti è motivo di decorazione
tutto si archivia in quattro o cinque raccoglitori
in riti di prepensionato del compagno di ventura postcoloniale

 

IV

all’esposizione di
quadri dipinti prima di morire
gioiosa arte di consorterie
stagliato irsuto design
due cioccolatini scartati il valore
farsi rimirare da montagne
il turismo dei grandi attraversamenti urbani
che incorona sintagmi
va’ annusando fisime relazionali
e idilli rurali
il profluvio di ricette
non lascia tracce di cibo

 

V

Un agente segreto e palese
nel cilestrino non risvegliato
degli optionals manipolati da neoproletari
appostato in fortilizio di lenzuola
grazia documentaria ambienta
moto di madre con carrozzina
parlucchiando di ragioni infastidiscono
i transiti sonorizzati latrati o cinguettii
usa microtrattati e fondatezza di alcune elocuzioni
tra i fabbisogni e la parola
una giubilatoria tazza di caffè e l’abulia che s’adatta
si elabora la realtà fotoromanzata

 

VI

abitacoli e abituri
nel tramonto autostradale
attendo un’acquata o un attestato di stima
multanime a colloquio
per rastrellare forfora ignota
freme la finestra per la corrente interstellare
mentre trailers autobiografici abbacinano
sulla scrivania c’è neuroteologia
un panorama inghiottito dai rilievi
il cambio di passo sbaragli
l’uomo delle pulizie è un’installazione
raccolta per il futurariato
ripartire da postulati comici
per oleografiche vastità
scandite da grigio di amicizie
traversando quinte che siano comparsate
la terrazza del settimo piano eleva lo spirito
inquadrata la professionalità del mediterraneo
nel trafelamento di gente viziata
in altra vignetta
dentro l’ultima gara
tumescente make-up buca pulviscolo
senza assicurare ritorni
fisso nebbia sotto i piedi

 

VII

antiche pergamene false dissepolte
l’aspetto immutato tranne capelli grigi
la scia delle illusioni intrecciate è segreto
risalgo la colonna sonora
mentre ramifico la tavola genealogica
mi rinvengo in eremitaggi di venti minuti
sono meno irrisorio di te
voci di bimbi e di uccelli
spaziano tra le arborescenze primaverili
affioro dalle increspature d’acqua di piscina
da architetture edificate per reggere
la cottura di cibo e di uomini in vacanza
privo di accortezza e di semplicità
meglio di celebrità
mi dileguo verso lo strazio di un tramonto
sbandando tra faunesse
sopra l’andamento psicoracolare
rombo metà di aereo metà di tuono
assistiti dal comfort e l’inflessione li determina
fondo un pubblico per le mie battute spiritose
al cospetto di cibo luculento ci intendiamo
porzioni di panorami di pensieri
trovate e sottoscritte
nella trasposizione cinematografica
della seconda parte della giornata

 

VIII

vivo e agisco in un compound occultato
abito le virgole fra le città
ho descritto la cavalcata del portatore
di una verità sconvolgente
a parte il talismano che ho inventato
esiste il ronzio delle frasi dello psicodramma collettivo
nel ricordo che verrà parole non dispiegate
trascorro pomeriggi su prove di telecinesi
suono le tastiere nelle barzellette sui matti
da qualche parte divinità si adottano
e possono adottare
mentre idoli energumeni la buttano in caciara
così vivo in modo assente
di un’economia monetaria
vagheggio la vita
del fannullone straimpegnatissimo
la malattia ha il nome del malato
sistema ghiandolare forgiato
da resoconti caricaturali
effusione di brioches e fumo d’incenso
di poco sollevano l’inginocchiatoio
in tasca da un mese
un disegno per un metapaesaggio
né borghese né francescano
con l’attitudine a comportarmi
come percorressi terre inalterate
sguardo che su lei si accalca e sbava
e poeta non sono perché non so parlarle

 

IX

Mutato in vampiro dalle tue risate
non desidero la cavallerizza dai lunghi capelli
ma ammantarmi di letizia con te
la vedovanza delle concubine circola nelle stanze
devo compenetrare meglio
i piani del mio corpo con i piani dell’esterno
costernato nel reame dell’ammirazione
testi di canzonette d’amore sono da me compresi
voglio con te annusare i ritmi di chitarre elettriche
che fuoriescono dai nidi
un sovraccarico goliardico riabilita le mie orbite
mentre ti passi le mani tra i capelli
mi pettini il cervello
tramite brandelli di cartomanti
cerco il responso
su di un batticuore non sostituibile
strati organici e inorganici
si susseguono simili a strofe
nominatomi gran coppiere
riciclatore di citazioni
e nauseato da mie gustose gag
di fronte alla platea dello spirito divino
improvviso lodi al creato
al dio che non saprebbe dire
dove si trova l’arca
accontentarmi di essere contento
accartocciato come un rimpianto
un bacio o turpitudini
a proposito di paranoia innamorata
vuoto scaccia vuoto
dove guglie gotiche
sono scomparse nella nebbia
vuoto schiaccia vuoto
per sbarcare dall’actors studio bello e inutile

 

X

in mezzo a dipinti creati
da patologie oculari
ferendo riferisco mie vicende
languore di non-eventi
imbarocchisce il piagnucolio
seduto davanti alla scrivania elaboralodi
tra effetti pratici di dinamiche edoniste
parole ora estensori erotici
resistere ancora cinque giorni
missando trance e vocaboli profani
a volte sublimando dialoghi
nuota un’interlocutrice
all’interno della collocazione planetaria
dentro il cranio

 

XI

al sorriso che allumerebbe
il bianco da dove estraggo parole nere
nel recinto di canzoniritornelli
frequenze e armoniche nei neurocircuiti
emetto rintocchi distorti di campane
buio si appoggia sul nasino rosso
devo mettere i margini alla favola
amministro versi da viaggio
diurna luce deglutisce il volto biondo
effetti femminili sostituiscono
fronde nel vento passaggi di passeri
velleità non funzionali di entità bioletteraria
che mangia repertori
così vesto e produco endorfine
e brandire contorsioni lascive
nella collusione della collisione
impugnato il volano dell’affanno

 

XII

apnee e iperventilazioni si succedono
ti credo poltergeist a forma di risucchio
reputandola la donna sortita finalmente assonno
sovrappenso con protesi di saggezza
se insieme cospirassimo nel tempo di una sigaretta
amami da estraneo
nella visione dell’odore
nella brama non gioita
con foschia senza foschia
abbraccio che nelle semitenebre si ritrae
per il mattino della dilatazione delle bellezze
reduce da situazioni infermieristiche
autocostretto ad autocostruire in fretta

 

__________________________
Riccardo Martelli è nato a Bologna nel 1957.
Laureato in Scienze Politiche, presiede l’associazione culturale “Hermo Nes Troupe”.
Ha scritto testi per allestimenti e spettacoli teatrali e ha partecipato a rassegne, reading e poetry slam. Suoi testi sono presenti in numerose riviste e antologie.
In poesia ha pubblicato “Della Recitazione-La Veglia”, 1987; “Calamite Arimaniche e il Senso Tattico”, Campanotto Editore, 2001; “Oro Lustrale”, Cierre Grafica, 2009.
__________________________

 

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1 commento su “Oro lustrale”

  1. molti pezzi, così algidi, sembrano composti da un ideale nipotino di Hal9000: è un linguaggio poetico insolito, straordinariamente freddo e attraente, senz’altro dotato di una certa originalità: un bravo sentitissimo all’autore e a chi lo ha proposto

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