I colpi del – Nulla

Paolo Ferrari, I colpi del - Nulla

Paolo Ferrari
Marco Furia

Il non ignorabile Nulla

“I colpi del – Nulla”, di Paolo Ferrari, è una corposa raccolta di versi la cui natura di genuina e aperta confessione assume la fisionomia di un pensiero che riesce a farsi continua poesia (non a caso, Flavio Ermini, nella sua acuta e pregnante nota introduttiva, scrive: “Pensare davvero significa andare alla produttività originaria dell’essere che si dispiega”).
Il poeta, insomma, posto di fronte a un confine, più che a superarlo, tende, semplicemente, a trascurarlo con spontanea assiduità.
Il pensiero è poesia e viceversa?
Nel caso di Ferrari la risposta è senz’altro positiva.
Il suo non è un logico riflettere distinto dalla parola poetica, è l’assieme di siffatti due aspetti: ben lo dimostra, ad esempio, con la sua indole di artistico ragionamento, una pronuncia come

“Sì, il capace estremo
silenzio fuori del senso
non sano ch’è fatto
di uomo”.

L’esistere, per il Nostro, è infinita apertura verso la probabilità, ossia è un esserci con tutto tale da comprendere ciò che ancora non c’è: o, meglio, non c’è ma soltanto in senso stretto, poiché il nuovo non nasce dal nulla.
Ho appena detto, forse, qualcosa di contrastante con la poetica dell’autore e, perfino, con lo stesso titolo dell’opera?
Non mi pare.
Il nulla precede l’inizio e la fine di ciascuno di noi e, perciò, esiste e, nello stesso tempo, non esiste: è un ineliminabile quid da accettare.
Si legge, non a caso, a pagina 329

“Ho paura del nulla che non nasce
Ho vinto il nulla, che non nasce”.

Effimero è il nostro passaggio sul pianeta Terra, nondimeno simile intervallo può essere ricco d’intensità (e, dunque, sotto un certo profilo, illimitatamente duraturo) se, mai dimenticando la presenza dell’abisso, riusciamo a cogliere appieno la dimensione di partecipe dignità del vivere.

“Chi è colui che scrive?
Chi è colui che pensa?”

si chiede, in modo esplicito, il poeta, rendendo così chiara testimonianza di un tenace attaccamento all’attività dello scrivere e del pensare vissuta quale non separata dal resto dell’esistenza medesima.
Accettare l’enigma è parte del vivere.
Un enigma che può presentarsi anche sotto l’aspetto d’immagine inattesa, dai tratti drammaticamente giocosi

“Con la pistola ad acqua
si sparò alla testa,
morì (acquatico)
senz’emettere
lamento”.

Il poeta non si serve del suo idioma, è il suo idioma.
Il Nostro non intende difendersi né aggredire, desidera piuttosto mostrarsi come
individuo appartenente alla specie umana

“Esisto non – io in – mezzo (a) loro”.

L’io, insomma, tende a svanire in virtù di una lingua dalla spiccata autonomia, la cui originale efficacia comprende tutti noi, poiché in essa possiamo riconoscerci, scoprendo la nostra specifica natura: una natura certamente esposta alla dissoluzione e all’avversità, nondimeno assidua nel costruire, assieme alla propria lingua, la propria esistenza.
Non possiamo ignorare il “Nulla”, tuttavia il riuscire a scrivere sull’argomento, come ha fatto Paolo, numerosi e intensi versi vuol pur dire qualcosa.
Vuol dire essere vivi.

(Marco Furia)

 ***

Paolo Ferrari
I colpi del – Nulla
Poesie dell’Inconoscibile. Con il segno – (meno)

Saggio introduttivo di Flavio Ermini
Milano, 0 barra 0 edizioni, 2014

COME DA UN PICCOLO CORO DI TERRA

Materialmente
ho visto disegnare
nel perfido silenzio
una casa, un… vetro.

Trattenuto è il giglio candido
patisce dei sogni
ogni vostro sentire.
Orsù, la mente
si spenga.

L’allucinazione cessi
di versare
immagini e cose
e dar senso impudico alla vita
‒ spaurita è la vita.

Luce sospesa oltre
il filo dei tetti
materia in eccesso
spirito, pallido spirito
scadente è la ragione
la parola povera
d’altro concetto
di mutato gioire.

Ho chiamato a raccolta
i miei cieli
dell’illuminazione,
uno per uno.

Ce n’era abbastanza – io credo – in ciascuno
perché l’intera estensione
di uomini e cose,
di dèi, di rivoluzioni,
di esperienze
e contrattazioni
infine fosse compresa
pronta al sovrumano capire.

Andate e pensate.
Non raccogliete,
nulla ascoltate.
Sì, il capace estremo
silenzio fuori del senso
non sano ch’è fatto di uomo.

Ruotato in se stesso
(ecco) il genio,
il corpo che nasce.

Pazienza: la notte si fa
il giorno
la poesia
la nave dei pazzi
la ruvidezza del mare.

Battere nel capo la campana che semina il caos,
la costellazione serena
la voluttà fuori da terra
da dove
s’intona il canto del merlo.
Adesso: è figura dell’Essere.
Quieto; è fermo; quasi
Senza le mani e senza le braccia;
gira, si torce la traccia del vento.

Com’onda l’ora è passata
alla vigila dell’Eros.

Componi; disponi! stavano uomini
abbracciati
accucciati
senz’ossa, senza memoria
entro il vallo di terra.

È coscienza del sonno
È sintomo dell’oltre – la – morte.

Nuovi nati
sollevati sopra
le vertebre dell’
animale,
innaturali ancor oggi
i sentimenti
a conforto di specie.

La casa; il vetro.
Quali case; quali gigli?
quale animale;
quale finestra che s’apre?
Da fuori, lì sotto
s’impone il corpo vacuo
dalla caverna.
Senz’audacia
senza emozione, né ardore,
senz’ideazione
manca il dibattito con l’altra ragione.

Già s’attenua:
s’impegna nel campo il fiocco iniziale
della più viva compassione.

Mi ospiteranno…
Lo spero, lo voglio.
Lo induco; un annuire compiuto?

Li vedo (uomini fiochi).
Li sollevo.
Li contengo, di lato.
Non sono.

Essi sussultano un poco.
*

LA – LUCE

Trovai la-luce
Trovai la-terra
vuota – carcere astratto
in via di dissoluzione.

“Correggimi se sbaglio.”
Presi sonno senza-eguale.
*

CURA CON CONCEPIMENTO

Era, era un sasso.
Mai più sarei stato
quel povero corno d’Islanda.

Leggimi, leggimi
quale testo di-morte
concepito da vicino.
Presso te, lingua di-mistero

lapide rigata dal-vento
dai binari del cielo
in-vetta schiodò egli
la vera padronanza

del curare la-vita.
All’inverso, direi “umanamente”.
*

COMPLESSITÀ DELL’ORA SOTTRATTA

Avendo io – stabile
ora-contro-colosso
umano. Cambiò il gigante
lo spirito
idilliaco
della specie umana in-fieri.
Ermetico saggio
in-qualità di registro
dell’assoluzione di colpe.
“Oh, sì!”
*

ATTIVITÀ NEURONALI

Una trepida memoria s’affacciò
a ricordare il battito
degli impulsi neuronali dimenticati
sotto la volta dell’abbandono.
Creatori d’assenza.
*

TERMINE

Sotto l’albero in fiore.
Sotto la lingua fremente.
Così afferrai l’estremità
del sentimento
che non rimane.

***

Annunci

1 commento su “I colpi del – Nulla”

  1. Opera singolare e voluminosa di un artista appartato. Ho sfogliato il suo libro in casa di Marco Furia e credo che sia necessario oggi puntare l’attenzione su personaggi che sfuggono ai canoni e decidono di percorrere vie trasversali. L’arte, bella o piccola che sia, essenziale o solo onesta, non passa troppo spesso per le vie maestre. Marco E.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.