Alla distanza (II)

Joseph Turner, Heidelberg, 1846

Gianmarco Pinciroli

 

lui in basso a destra
volendo potrebbe avvertire
queste nette, lucide
perfette distanze.

Piera Oppezzo

 

Testi tratti da
Alla distanza (inedito)

 

Heidelberg, Berlino, Monaco

 

1.

Ancora è in ombra la terra del sogno
dove gli dèi se ne sono andati
e trattengono tentennando il capo
quelli che non sono ancora venuti
per regalare il colmo dello sguardo
che i mortali soffocati invocano

La povertà del tempo e della luce
lascia in attesa lune stanche, grigie
promesse d’avventura s’addormentano
sui gomiti reggendo l’abbandono

Non resta che la piega composta
del Neckar quando scende
in silenzio verso il Reno

 

2. Tutto ciò che resta

Ora che il cuscino lascia affondare
il peso della veglia in levità
anche l’amore ottiene pausa
e l’immagine di te sempre ben desta
è tutto ciò che resta

Così lontano s’annodano i pensieri
il tuo di me piegato innanzi
ad ascoltare il mio di te che scrive:
ciò che ieri annodava il senso
ora è soltanto ciò che sogno…

Ricuce il sonno cento accadimenti
tanti nella giornata vanno in porto
degli infiniti che il gesto e la parola
compongono per ambedue le vite
prima inquiete, ora assopite…

 

3. L’accadimento

Amore mio dolcissimo
ti desti ancora incredula
del tuo presente mutilo
di una sua metà

quando poi al risveglio
ti appare la mancanza
il pensiero del pieno
ricompone l’unità

la giornata tutta nuova
è pronta ad accettare
l’audacia di ciò che
è quel che non era
ed oggi non sarà…

 

4.

Terra del tempo siamo, in cui feconda
la domanda inesorabile: silenzio
e origine, insieme danno il senso
di tutto con tutto nella connessione

Forse lo stare non conferma l’essere
quello che siamo ma quello che dovremmo
forse la terra chiamata a germogliare
progetta il seme nell’oscurità

L’origine nel manto del silenzio
s’avvolge secondo la necessità
e il tempo parla e la notte fonda
il brulicare d’anima nel sogno

 

5. La conchiglia

Nel chiuso del libro s’è aperto il sorriso
che canta la pena e la gioia
nelle parole che respirano
pensiero: riconosci la tua sorte
e il disinganno

Sei sola e sei nell’altro che ti ascolta
ascolti l’altro e sei solo una parola
che ascolta e tace sorridendo, lampi teneri
se il libro ridiventa mondo e vita

Una mare senza fondo viene, e viene
senza mai sosta, alla conchiglia
che tutte le conversazioni ora contiene
e ti rovescia a bocca aperta sul cuscino

Si chiama sonno, ma dorme la ragione
in ciò che il mare muove all’avventura?
si chiama amore ciò che ti consiglia?
tu sei conchiglia, tu: senza paura

 

6. La grande metafora

Oggi. Un altro
indossando la grande metafora
il dono del blu del cielo, all’alba
prossimità di un volto, di un profilo
che attraversa lo spazio di una notte

l’assenza, un velo
che accende la viola del pensiero
apre all’angelo le ali, protegge
la speranza di un volo verso l’impossibile

 

7. La figura

Ho tutto il tempo. Mi appartiene
questa totalità ingloriosa.
No, dovrei dire: ti appartiene
se oggi la misura dell’assenza
descrive la pienezza del tuo esserci
in ogni attimo, tu, qui, figura
del cuore e della mente, desiderio
trasfigurato. Ma non descrive
semplicemente, la figura è
forma perfetta della lontananza
innamorata di sé come un’icona
del tempo fermo, alla creatura
per sempre dedicato

Il dio delle immagini ha creato
te redentrice di un dolore inutile
quello di chi vive a spanne
la sequenza futile, la paura
che il tempo finisca e più non appartenga
al cuore e alla mente di nessuno:
questo io fuggo con l’appartenenza
questo noi siamo, la salvezza, il dono

 

8. Oh il lontano

Oh il lontano, il vedersi
così che l’immagine
dell’uno e dell’altro diventa cifra
respiro puntiforme che il volere
d’amore conturba in volto, il corpo
di sguardi commuove, di gesti
trascendenti: la mano
non raggiunge la mano
l’occhio vede un’ombra
che muove il passo, lo vuole
ombra di un’ombra più il silenzio
traccia l’informe approssimarsi
qualcosa sta, qui, ora, è, ma cosa

ma tutto questo lavoro è la memoria
l’unica forza che mi resta
in questo vento berlinese di bottiglia
mentre infuria dentro il cuore
il desiderio immediato

 

9. Canzonetta

Dammi un poco di pace
tu semplicemente essendo
quel che hai da essere

il sonno verrà da sé
se poserai una piuma
dell’ala sulla fronte

i sogni tingeranno parole
e diranno le cose come sono
tutte quante un mondo

dammi un poco di pace
nella forma di colei che si dona
tu semplicemente essendo
quel che hai da essere

 

10. Chi sei tu?

Chi sei tu? nel tempo
sei tutto il tempo
e non c’è luogo dove tu non sia

Chi sei tu? la totalità
oppure l’infinito
a me recluso
oppure il finito che si apre
all’amore, e in sé sta chiuso
agli occhi miei

finito e infinito, tu, chi sei?

 

11. La dama col liocorno

La dama accoglie di buon grado il dono
di una musica tenue di parole
accucciando con gesto tenero ma saldo
fantastici animali delle favole

Trapunta di petali e di spine
la veste azzurra splende dentro gli occhi
di chi porge il cartiglio e non ne teme
la dolce rivelazione che contiene

Vorrebbe la carezza dare pace
alla sollecita melodia del verso
ma gli scrigni non sono di cristallo
e non si sa cosa nasconde amore

 

Peter Unsicker, Coro, 1999

 

***

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