Scritto nelle saline

Scritto nelle saline

Marco Furia
Viviane Ciampi

 

La sospensione dell’essere

Con “Scritto nelle saline”, opera vincitrice del Premio “I Murazzi” per l’inedito 2013, Viviane Ciampi presenta una raccolta la cui stilistica compostezza non pare immemore dell’esperienza surrealista.
Siamo al cospetto di un surrealismo specifico, intimo, espresso con pronunce sobrie e intense.
Si legge a pagina 14

“Hai varcato il cerchio dei ripensamenti,
raggiunto l’esilio estivo”

e, a pagina 17

“Dentro i suoi passi vi sono i tuoi passi,
non hai altri mondi altri pensieri”.

Emerge, dalla lettura di questi (e altri) versi, una poetica attitudine a considerare luoghi, persone, itinerari, gesti, atteggiamenti, in maniera distinta e congiunta, sempre lucidamente conscia di tutto il resto.
Né manca la propensione alla minima messinscena in cui una sorta di assurda tragicità provoca un drammatico sbalordimento non del tutto privo di sottili venature quasi umoristiche:

“Un cieco sulla zattera
che finge di guardare una bussola”.

Talvolta, poi, immagini riferite a circostanze usuali si rivoltano all’improvviso contro il senso comune in maniera non artificiosa, spontanea, naturale.
Mi riferisco, per esempio, a

“Poi la bufera volta pagina ed ecco
che sul tetto piove profonda pace”

e a

“A muoverti ti stancheresti troppo
ti crolleresti accanto”.

La realtà di tutti i giorni non è per nulla banale poiché contiene anche altro: la poesia di Viviane si rivolge non a ciò che è oltre ma a quello che è in.
La monotonia del linguaggio è piattezza dell’essere e la nostra poetessa, che certo non è incline a un vivere tedioso, considera la quotidianità un àmbito in cui compiere feconde indagini creative.
Non si tratta di fuggire dal mondo, al contrario occorre imparare a viverci davvero: da qui, quel garbato e pregnante equilibrio mai dimentico della diffusa presenza del possibile.
Presenza che riesce a divenire coordinazione poetica, ossia affascinante idioma dalla spiccata autonomia.
Due versi, a questo proposito, mi paiono particolarmente significativi:

“In questa sospensione
dove tutto è presente”.

Il senso della possibilità promuove, nel caso in esame, un’accorta tendenza a non chiudere le porte dell’espressione linguistica?
Sì, senza dubbio.
Il mondo c’è, è più ricco di quanto molti sarebbero disposti a credere e l’autrice testimonia di siffatta ricchezza: il suo essere sospeso deriva proprio dall’impegnarsi a guardare, dal non accontentarsi di modelli falsamente esaurienti.
Siamo dinanzi a uno stato di sospensione che si manifesta con misure prosodiche intensamente partecipi nei confronti del “presente” (che è “tutto”).
Il qui e ora può assumere dimensioni sconfinate e Viviane lo sa bene, poiché la sua conoscenza si nutre non soltanto di ragionamento ma anche di esperienza vissuta.
Vissuta?
Certo, ma soprattutto, ulteriormente vivibile.

(Marco Furia)

 

Viviane Ciampi
Scritto nelle saline
Torino, Genesi Editrice, 2014,

 

Testi

 

Case salarie scoperchiate

nessun’ombra in vista
nessun passante.

Gazze fratini calandre
qualche airone di passaggio.
Sono loro a tenerti prigioniera
e tu non segui più
l’andatura degli eterni guasti.
Hai varcato il cerchio dei ripensamenti,
raggiunto l’esilio estivo.

Secco rumore fa la penna nel descrivere:
questa è una pianta di,
quello è il vento da,
ed ecco l’antico dolore che.

Hai male al verde
hai male al verso.

Poi un silenzio di fiori bianchi
‒ bianchi e stellati ‒
ti rende semplice.

 

Pezzi del reale s’incontrano

si contraddicono tra loro.
Nessun’arma per modificare le cose.

C’è odor di cenere
tra mare e stagni
non puoi dire che non lo avverti.

Dentro i suoi passi vi sono i tuoi passi,
non hai altri mondi altri pensieri.

Ti curvi nella stessa curvatura del giunco.
Qui una barca porta via la pesantezza
cammini lo stretto necessario per vederla allontanarsi
cammini fino a toccare l’acqua.

Ma sei prudente.
La marea arriva sempre di sorpresa.

 

Vi è un solo fiore sul prato

un solo albero.

Sulla collina, un solo cavallo.

In pianura
un solo cavallo.

Un montone nero da leggenda
e un solo cavallo.

Un certo tipo di briciole
lasciate da un solo albero.

Un cieco sulla zattera
che finge di guardare una bussola.

Una lucciola. Una. Che dà il senso.

Vi è l’orecchio attento che ascolta
la ruminazione della terra.

 

Guarda come la sera ti fa a pezzi

una ventata improvvisa aspira la vastità.

Corpi
pianeti
cascate di lingue
anni di domande poste male.
Le tamerici del giardino
dal tronco devastato
dove vanno a rinvigorirsi?
Intravvedi stelle disarmanti
la deriva dei sentimenti
il lungo libro dell’essere in bilico.

Il male e l’assurdo
sono entrati nella stanza
simili all’insidia di un respiro malandato
e perfino strisciando un poco.

Poi la bufera volta pagina ed ecco
che sul tetto piove profonda pace.

Ora torni in te profondamente
e qui e adesso
tanta fierezza ancora.

Non hai l’aria franante di chi
per un attimo s’era allontanato.
Puoi affondare di nuovo
nel cuscino con la schiena.

Se non fosse per quella musica che manca
potresti dire a posto, dunque, ogni cosa.

 

Non serve girovagare ‒ estenuante fiore‒

ascolta le voci
dei giocatori di pétanque
intenti a tracciare cerchi
di un inizio partita.

Ascolta le voci dei bagnanti
distesi sulla rena in grasse nudità
‒ corpi disabitati spalmati di crema ‒

e non perderti il discorso della dame
che con il camioncino
viene a portare il pane.

Voci che imitano il mormorio dei secoli.

Non serve girovagare
devi solo ascoltare.
Il sole è cocente.
A muoverti ti stancheresti troppo
ti crolleresti accanto.

 

Nulla che urti

che nasca dallo sgomento.

Se non piove,
annaffierai i fiori
ma ‒ secondo le regole ‒
non con la canna, neanche bassa.

In questa sospensione
dove tutto è presente

e insieme altrove

potresti costruire piramidi di cartone
lasciare l’alfabeto umano
fiume convulso
deviante
troppo iscritto nella gravità.

 

Suvvia, non si addice

a una non fuga
quel ronzio infernale!

L’insetto filosofo
pone troppe domande
senza accettare la discussione.
Inoltre ti assilla
ti punge

senza riguardo
per le tue piaghe.

 

***

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6 pensieri riguardo “Scritto nelle saline”

  1. Ottimo libro, di cui parlare (Marco è stato bravo e felice nella sua nota…). Complimenti, Viviane. “Una lucciola. Una. Che da’ il senso”. Ma, ripeto, ci sono molte cose da dire: è un libro breve, ma vasto, aperto, assillante…

  2. Grazie, amici, le vostre parole sono per me linee ad alta tensione, segnali per andare avanti. Un grazie speciale a Marco Furia il quale – bontà sua – si è “penché” su queste pagine.

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