Breve elogio della paura

Luisella Carretta
Luisella Carretta

Giuseppe Zuccarino

Breve elogio della paura

     In apparenza, non esiste alcun rapporto tra il fatto di scrivere, di dedicarsi all’attività letteraria, e la paura.  Quest’ultimo sentimento, per di più, viene considerato come qualcosa di esclusivamente negativo. Ma, a ben vedere, si tratta di uno stato d’animo non sempre meschino e disprezzabile. Così Hobbes (ripreso da Barthes in epigrafe a un suo libro) poteva ammettere senza vergogna: «L’unica passione della mia vita è stata la paura»(1). Di ciò si è accorto qualche scrittore, che, oltre a far tesoro di tale scoperta, ha osato contrapporre il terrore ad altri – più celebrati ma forse meno intensi – moti dello spirito. È il caso di Stevenson: «La gente scherza con l’amore, ma a mio avviso l’amore non è affatto una grande passione. La vera, autentica passione è la paura: è con essa che dovete trattare, se volete assaporare i più intensi piaceri della vita»(2).
     Si potrebbe eccepire che tutto ciò suggerisce alla letteratura una tematica fra le più efficaci, ma non riguarda l’atto scrittorio in se stesso. Anzi, così come è noto che per tematizzare adeguatamente l’amore occorre essere abili scrittori ma non occorre essere innamorati, altrettanto può dirsi per la paura. «Il vero artista è colui che procede, non dal sentimento alla forma, ma dalla forma al pensiero e alla passione»(3), diceva Wilde. Continua a leggere Breve elogio della paura

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