Alla distanza (III)

Delfi, Tholos

Gianmarco Pinciroli


lui in basso a destra
volendo potrebbe avvertire
queste nette, lucide
perfette distanze.

Piera Oppezzo

 

Delfi, Kalambaka, Igoumenitsa

 

1.

Portata sul dorso di un delfino
in prati di camomilla, all’agorà
versi sangue di papavero
nel miele della libagione
guardi con occhi di ranuncolo
l’atleta che pensa, l’alloro

 

2.

Il gesto ferma l’aurora
sul buio dell’onfalo a Delfi
la pietra nel cuore del mondo
s’illumina d’aquile di Zeus
la notte traborda il suo umore
dalle pieghe delle colonne mozzate

 

3.

Nella valle il mare degli olivi
s’innamora delle ciglia di una Venere
senza capo e senza braccia
non hanno cuore le divinità
a caccia di vergini nel folto
ora s’aprono le onde: dal sole

 

4.

Il sorriso dell’ancella: nulla
di sconveniente tu puoi fare
che io non desideri in profondo
accogli la mia chioma nelle mani
profumala col manto dei miei fiori
sbocciati dall’amore che rimorde

 

5.

Gli Dèi. Andarsene. Da sempre
se ne sono andati dove il buio
si fa fitta foresta di pistacchi
e il mare dà alle rocce protese
nella preghiera del tempio la schiuma
che feconda di barbari i promontori

 

6.

Le parole dissepolte al tramonto
nello stormire di foglie di quercia
e voli d’uccelli verso l’enigma
di rotte oceaniche sognate
valgono un oracolo difforme
che tace l’analogia con il divino
rivelando la differenza con l’umano

 

7.

Dove sei? qui nei ranuncoli fitti
del tempio di Apollo a cogliere
i raggi del tarassaco sull’erba
accanto alla nuda eruzione di pietra
rossa nell’imbrunire d’argilla:
s’accosta all’acqua della fonte la sibilla

 

8.

Non s’inganni la preda del silenzio
che intorno cresce proprio mentre incombe
l’ombra dell’asta e della freccia
la porpora e la febbre ad inventarsi
il divenire d’antilope che furono
i tuoi passi lontani ora sonanti

 

9.

Vedi come sono fioriti senza indugio
i pensieri del mondo e della favola
bella che ci appartiene: somiglianza

la luce della Focide è sepolta
nell’immagine che segna il tuo baleno
ora più alta lancia il mirto la fragranza

 

10.

Mi giro e mi rigiro, sono un uomo
ancora nel cuore tolemaico
s’alza e s’abbassa fino a scomparire
nel nulla il sole quando la clessidra
della mente assènte
a ciò che appare
in fondo al cielo un velo di papaveri
bagnati di rugiada

 

11.

Finalmente esplosa, la gioia del dire
ciò che non è, questa terra
di un mondo tanto lontano nel tempo
ma sempre accanto alla penombra
di un ritorno immaginato
come la soglia che rivela enigmi
e li abbandona all’incanto dell’amore

 

12.

Ti tengo qui sul cuore, in una mano
tutta raccolta nel segreto stanco
mancano voci al dire, occhi all’incanto
del nulla che ti chiama al suo versante:
fermata nel giro di una danza
fissata dal gelo di un istante

 

13.

Oltre l’argento dei pitosfori traluce
in filigrana l’identità nascosta
della tua meraviglia innamorata,
nel folto dei cespugli un sole di ginestre
illumina i finocchi selvatici
e offre il campanile bizantino
asilo alle cicogne

 

14.

L’oggi, che chiude la bocca
al vincitore che ama, diventa
sul finire nostalgia della fine
non dell’inizio che non comincia mai
abbastanza, già da sempre cominciato
e subito deluso nell’attesa
del dopo che non finisce in tempo

 

15.

Come pietre impazzite di gioia
per il dolore delle stelle incendiate
questa notte in cielo versa il latte
il seno antico della divinità
materna, che protegge l’indifeso
venuto al mondo senza chiedere
senza desiderio di chiedere
per ottenere la domanda pura
dell’attesa

 

16.

Meteore scese in terra a pregare
con voce fonda l’impietrito danno
che uomini e donne lamentano
dimenticando di essere creature
di quello stesso pantokrator dolente
che sono quando sono per se stesse
schegge di vita, irrisolta pena

 

17.

Il colmo dei boschi tessali, le acque
avare di trasalimenti, alti profili
del Parnaso, panna di neve divina
tutto, tutto qui richiama il monaco
al pensamento che si perde
verso le rocce dei monasteri
gialli e neri di tempo incalcolabile
rosario a grana grossa
che presto scorre via

 

18. Fitta la santa barba dell’apostolo

che suona la campana per cacciare
sciocche farfalle dai gradini sacri
e dalle corde che non tolgono
alle cinque più nessuno
dal mondo dei mortali: loro
immortali, neri kyrie eleison
in alti copricapi bizantini

 

19.

In un paese, àncora di pastori
abitato per lo più da capre e pecore,
la mucca elvetifica colline
scampanellando su pascoli difficili
e non fai dieci passi dietro l’angolo
che il clacson di un turista ti riporta
in un paese d’antenne e di telefoni

s’oscura il monastero sulla rupe

 

20.

Amore grida il monaco annerito
dalla fuliggine dei pensieri: nulla
al nulla viene ad essere dal resto
di una vita sospesa sulla valle
di Kalambaka, dove abitano
i sogni della viva gioventù:

da dove tanto amore (e amore amato)
ad un cuore di per sé tanto invecchiato?

 

21.

Ora parlo di te, tratta dall’anfora
nel canto di cicale, vino splendido
per la mia sete di margherite, candide
vesti delle parthenoi attorno, ora
parlo di te, tratta d’icona, azzurra
sopra un nido di cicogna, materna
imago col bimbo appeso per un braccio al collo
madonna zingara con lo sguardo fisso
al tuo Cristo già re, col piede
torto dall’imminente (eppur lontana)
crocifissione

 

22.

Occhi di ranuncolo, bocca di papavero
donna di fiori e foglie cresciuta
sul colmo della spuma odorosa
di vento greco nella conchiglia più segreta
donna di roccia e mirtillo, mani
verdissime nella meraviglia dei fichi
voce che stormisce predizioni
nella quercia dei gesti
cicladici e rari, resti
di un tempo che fu grande
come la nave all’approdo
quando a scoprirla
è l’occhio di un bambino

 

23.

Ora che ti abbandono ai sogni d’anfora
ti ritrovo nel vano e sulla panca
della cucina in mezzo alle domande
– lasciarsi, prendersi – ubbidendo
al gioco dei labirinti che ci fanno
incontrare alla gogna di tempi
sempre più tenui per il desiderare immenso
sempre più densi di miracoli
e nudi di progetti
e nella nudità: senza vergogna

 

***

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