Venti

venti

Nguyen Chi Trung

Nell’autunno del 1992, in una notte di temporale e circondato dal ruggito del vento, il poeta si rinchiude in un brivido e si domanda come il suono della morte viva nel vento. L’immaginazione galoppa e Nguyen Chi Trung rovista viscere e mente; i luoghi dove la concretezza dei suoi studi matematici si contrappone all’astrattezza di quelli filosofici. Trova echi della più antica filosofia indiana (Brāhmaṇa), in cui “il soffio e il vento” sono il cardine della vita. Ma soprattutto il rimbombo della teoria astrofisica del Big Bang. A tratti nel cielo convulso scorge un movimento di astri. Movimento che sposta l’aria e con essa il destino della materia, nell’universo che è “un gas caldissimo di particelle elementari in rapida espansione.” Espansione, moto d’aria, vento. E l’uomo, anche lui materia, resta in balìa dei venti. Polvere, Nuvole, Pioggia e Luce solare, sono altri titoli di poemetti composti da questo religioso senza religione che si domanda cosa significhi veramente l’esistenza umana. Permeato di filosofia tedesca, sembra coincidere spesso con Heidegger: “perché l’Essere e non il Nulla?”
Attraverso una serie d’interrogativi, Venti induce all’introspezione. Sono domande fondamentali, filosofiche, rivolte a capire il perché, il come, il quando, il da dove e il verso dove dell’uomo e di tutto ciò che lo circonda.
È crudele ma possibile che l’uomo nasca e muoia su questa terra, senza mai trascendere; o forse la sua trascendenza sta nella trasformazione in altri elementi della materia, come la polvere che viene spazzata via dal vento.

(dall’introduzione di Zingonia Zingone)

[Nato in una città sulla costa nel Vietnam del Sud, Nguyen Chi Trung è cresciuto a Saigon. Negli anni sessanta si trasferisce in Germania per studiare filosofia, matematica e meccanica applicata. Ha lavorato come ingegnere fino al 1996. Vive attualmente a Stoccarda e fa lo scrittore. Scrive sia in tedesco sia in vietnamita ed è traduttore di poesia in lingua vietnamita. Nel 2013 è uscita una raccolta dei suoi testi poetici a Saigon in sette volumi.]

Testi
(Traduzione di Anna Lombardo)

Venti

1.

Venti del cielo, che il cielo separate,
del cielo che stanotte sarà strappato
non a causa d’un essere umano
vuoto ancora di passato.
Si sono smarrite per sempre
quelle vite vicinissime all’arte?
vicinissime come il fiume al pescatore,
la foresta al suo guardiano…
Lo spazio del Qui e dell’Ora è senza
gratitudine, senza considerazione alcuna.
Dalle origini la terra porta il suo dolore,
lo porta? Lo deve.

2.

Venti dell’oscurità, che ulula nel buio
stanotte, buio che si farà ancor più cupo.
Di chi è il cuore offuscato
dalla pioggia incessante,
che infligge, colpisce e batte,
con gocce brevi
come lacrime di bimbe a sette anni,
con gocce lunghe
come i suoni di notte.
In un futuro prossimo il ricordo
sarà di un addio.

11.

Venti, che svuotate e spazzate via ogni cosa
che a noi s’aggrappa, venti che rivelate la vita
come un imprevisto, un insognabile, un impensato.
Il cuore è una cosa fatta a pezzi e
l’anima un freddo, un’indifferenza.
Strade vuote, vuoti e tortuosi i sentieri
di una notte divisa in due!
Il buco nero, che si risucchia dentro
quei terribili giorni andati
che mi condannano ancora a cercare
là negli edifici
dentro l’esistenziale, accoppiato
a questa ricorrente mezza vita
e ai desideri mai morti del tutto.

23.

Venti che sembrate provenire da luoghi
che per noi, esuli auto-espulsi,
dovrebbero essere cosi vicini,
vicini come il cuore e il cervello
che portiamo e coltiviamo tanto a lungo
quanto il nostro dolore che cresce.
Cosa intendiamo, quando in letteratura
diciamo dell’arrivo,
e la stessa vita non sa di nessuno,
ma solamente è?
Dichiariamo che la nostra storia
è attualmente completa,
ma non ha raggiunto ancora una fine.

35.

Venti, potreste spazzare via l’amore
e il concetto dell’amore totalmente
e per sempre dal regno degli esseri umani?
Cosi che la parte più intima
del cuore non debba più andare
in cerca di se stessa.
È l’essere umano poetico?
O signora del cuore!
Il sangue del cuore è cosa effimera,
una superficialità impallidita,
un momento svaporato.
La parola è rimasta indietro. Noi tutti
siamo un serbatoio di transizione.

48.

Venti, siete voi le parole
che sono scritte, e i significati
che sono portati nella luce umana?
Parliamo sempre dell’anima
tuttavia cosa sappiamo dell’anima,
della sua esistenza, o meglio della sua inesistenza?
Forse è solo una leggera fragranza,
appena percettibile, ma presente
dove noi non siamo, e dove non andiamo,
sempre al di fuori di noi,
dalle sue tracce terrene noi,
gli auto-addolorati,
nel nostro momento di morte,
in questo spazio di vicinanza
e lontananza, possiamo presagire.
Oh nuvole di gas che diventano carne!
Materia che diventa vita!

__________________
Nguyen Chi Trung, Venti
Samuele Editore, Collana Scilla, 2014
__________________

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