La direzione delle cose

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Roberto Cescon

Chiudendosi sulla soglia di quello che è diventato il presente della sua vita, e fotografando perciò un tempo ancora attuale ma, in un certo senso, già accaduto, Roberto Cescon ci offre un libro di poesia impietoso e pietosissimo al tempo stesso, che mostra la perdita della relazione di continuità antropologica nella quotidianità di un luogo e di un ambiente sociale preciso. Non è la perdita del passato e del futuro, infatti, a ossessionare il susseguirsi delle annotazioni in versi di Cescon, ma il loro essere già destinati per sempre in una dimensione di intangibilità, di esclusione da una vera possibilità di essere forza viva dell’agire (e del pensare) quotidiano. La direzione delle cose significa perciò la perdita di opacità del sé, la scomparsa del “segreto” che ognuno almeno una volta ha pensato di portare attraverso la propria esperienza come vera fonte di senso e di rivelazione. Infatti è la trasparenza del fare e dell’appartenere che frustra ogni residua possibilità di trovare in se stessi la via per una dimensione diversa: la stessa lingua diventa ferocemente chiara, ridotta alla forma più denotativa. Ciò non significa che manchino i versi limpidi, i giri di strofa conchiusi in una loro perfezione, il fluire di una dimensione linguistica ricreata attraverso il lavoro della forma. Piuttosto si tratta di una rinuncia / impossibilità di inscenare la lingua come luogo privilegiato dell’atto poetico: qui essa è al servizio (anche le sue storture, le ripetizioni, i lievi lapsus lo sono) di un’urgenza più grande, vale a dire quella di denunciare una condizione di disincantato amor fati, vuoto ormai di contenuti, ma ostinato nel volersi consegnare a un destino.

(dalla prefazione di Gian Mario Villalta)

Testi

Il servomuto

Raccolgo il giorno nei gesti che sono
levare la camicia, piegare i pantaloni,
unico proposito di ordine.
Sui vestiti c’è il mio odore, fumo e pelle.

Rivedo le parole già dette
e quelle mancate.
Ora il servomuto ha la mia forma,
la sensazione di perdere tempo
e non averne mai abbastanza.

Qualcosa resta sempre addosso
le domande per esempio ogni sera
che strisciano quando spengo la luce.

Tutta la vita a spogliarmi
mai veramente del tutto.

L’avanguardia è finita

Nei giorni scrivo una lista di gesti
che sono libri, tastiera, bicicletta,
pannolini, pentole, pigiama.
La notte cerco di dormire, prima
di ricominciare la spirale.
Esistono varianti della lista
ma non spostano la bolla.

Ogni giorno vado fuori e torno a casa.

Io sono questo, inutile pensare altro.

Non è tempo di distruggere o fuggire,
dobbiamo starci accanto,
capire che la strada è anche ciò che abbiamo.

Libero

Cos’è girare la chiave e chiudere,
la casa è tua, ogni mese quasi
metà stipendio. Hai comprato il latte
al distributore, attorno c’erano luci
di altri appartamenti.
Il frigo è una steppa di confezioni,
restano sempre lì, anche a dimenticarsi
i giorni che scadono.
Dal frigo si sente qualcosa
oltre il bianco dei muri.
Qualche volta negli occhi vedi
la pelle di lei, cosa è stata su di te.
Lo schermo piatto sugli scatoloni
chiusi dei libri è provvisorio
come la lampada che spegne
la sera nell’angolo. Ora sei libero
ti pare di fare quello che vuoi.

Battesimo

Quando mi chiedono faresti il santolo,
rifiuto con imbarazzo perché il Battesimo
è lavare il peccato, diventare
figli di Dio, cose anni luce da me.
Per insistere dicono è solo
perché non si senta diverso
dagli amici quando andranno a catechismo.
Non dicono neanche noi ci crediamo.

Non riesco a mentire, il rispetto per chi crede
è non piegare le parole, dire credo rinuncio
come un ciuffo di capelli attaccati
come vogliamo.

Si compra tutto il pacchetto
o non lo si è mai comprato.

***

La prima volta quel battito
è una raffica che affiora
da profondità di cellule.

Per paradosso la vita è un battito
che rallenta, perché tra sussulti
si riavvolgono i giorni.

Anna dice quel battito
sotto lo schermo sarà interista
e già gli piace la nutella,
come se i desideri fossero sagome
da far combaciare
perché il bene è il rovescio della paura.

È scattato un conto alla rovescia
per nascere e diventare creatura
e un altro lungo un orizzonte
per diventare padre.

__________________
Roberto Cescon, La direzione delle cose
Giuliano Ladolfi Editore, 2014
__________________

***

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