La riconoscenza?

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Da circa un anno ho avuto la possibilità e l’onore di collaborare con la Dimora, grazie alla gentilezza e all’altruismo di Francesco Marotta, e lo ho fatto in modo sporadico, secondo quelle che sono le mie possibilità; non mi sono mai permesso, però, di inserire un articolo senza il benestare di Francesco, perché penso che questa Dimora, che è casa di tutti, sia prima di tutto la sua. Lo faccio oggi per queste riflessioni che probabilmente sono banali e che mi sono suggerite dall’incertezza, che Francesco stesso ha già molte volte lasciato intravvedere, sul futuro del sito.

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Michele Sovente. Un gioco di specchi tra le lingue

Michele Sovente Maria Lenti

[«Il parlar franco», anno VIII/IX, 8/9,
2008/2009]

Michele Sovente
Un gioco di specchi tra le lingue

     Michele Sovente ha iniziato la sua poesia (L’uomo al naturale, 1978) mettendo al centro l’uomo inserito nella congerie storico-sociale novecentesca (dello sradicamento e dei disastri indotti dalla pervasività industriale). Ha proseguito tre anni dopo (Contropar(ab)ola) con un io impossibilitato a venirne fuori e, ciò nonostante, precipuo nel cercarsi per remote ragioni umane e lucide analisi di un intorno: l’azzeramento tiene il passo con quanto persiste realmente di vitale (ed abita la memoria), con l’amore che può darsi pur nella fine, con la constatazione appaiata, tuttavia, a porte non completamente chiuse. Continua a leggere Michele Sovente. Un gioco di specchi tra le lingue