Teneri acerbi

Teneri acerbi - Copertina

Un tenero esserci
(Recensione di Marco Furia)

Con “Teneri acerbi”, Giorgio Bonacini presenta una raccolta di poesie giovanili che, sottoposte negli anni ad alcune modifiche, sono state pubblicate nel corso del 2014.
Si legge a pagina 27

“Ancora quei muti chiarori
le luci, i sottili vapori che io
se mi scopro a ridosso di un lento

sfiorire ora sento ‒”

e a pagina 35

“Il mese è finito con foglie
allungate alla riva ‒

nel torbido nucleo del cuore
anche il cupo fogliame scatena
ricopre e va giù”.

Siffatte pronunce bene rappresentano una silloge in cui, come scrive Flavio Ermini nella sua nota critica, l’esserci incrocia l’essere.
Fisionomie concrete sono presenti in versi che, lungi dal trascurare la materia del mondo, proprio in essa riconoscono l’origine di poetiche riflessioni.
Poesia del quotidiano?
A suo modo, sì.
L’esistente, secondo il Nostro, si lascia dire e non dire, poiché appartiene al soggetto soltanto per pochi durevoli attimi.
Il mondo vive assieme a noi e, perciò, partecipa dell’effimera immediatezza di cui è fatta la nostra vita.
Tale caducità non è schiava del normale trascorrere del tempo, poiché, come ben mostra l’autore con l’intensità delle sue cadenze, può avere durata incommensurabile: i modelli di misura applicati all’esistenza sono distinti da quest’ultima.
Incrocio tra esserci ed essere, si diceva: ossia tra una contingenza e un concetto.
Notiamo, però, che, per restare nella metafora, non siamo qui dinanzi a distinti lineamenti tra loro coincidenti soltanto per un breve tratto, bensì a una non limitata congiunzione nel cui àmbito diversi aspetti, pur rimanendo integri, sono intimamente uniti: l’essere non è l’esserci, tuttavia lo è anche (e viceversa).
Insomma, un sincero modo di sentire trova vivida testimonianza in raffinate sequenze poetiche.
Come descrivere l’intenso persistere del mondo?
Come esprimere per via di parole sentimenti ed emozioni?
Domande che nel normale uso idiomatico non sempre trovano soddisfacenti risposte, ma che, in poesia, possono costituire punti di partenza di fruttuosi itinerari.
Giorgio, davvero partecipe, non risolve, tratteggia, non raggiunge traguardi, indica vie ulteriori: per lui la quotidianità è ricca di significato così com’è.
Atteggiamento, quest’ultimo, riservato ai poeti?
No, se è vero che ognuno di noi, a un certo punto, può trovarsi nella condizione di dire

“incredulo arrivo di sotto e non solo”.

Unicamente dalla comprensione nasce l’impulso a procedere in maniera feconda e, per meglio comprendere, occorre aprirsi a consapevolezze non soltanto logiche ma anche esistenziali:

“pareva sfacelo ‒ e conobbi il tuo sguardo
puntato, l’incanto mutevole e lieve”.

Il linguaggio incrocia l’esistenza?
Si direbbe proprio di sì.

(Marco Furia)

Giorgio Bonacini, “Teneri acerbi
Verona, Anterem Edizioni, 2014

Testi

5.

E così mi ricordo che andavo
e spargevo di bianco
e ridevo – e passavo a ridosso

nel fianco stradale, segnando
nel vuoto l’estate, in un fosso…

e la pelle segnata, strigliata, passata
nel vivo tra i sassi a ficcarci
le mani, le gote… ma in te

quali arterie seguivo, che asfalti
se a granuli incerti e restio ero steso?

7.

Se non fosse che è impossibile
l’azzurro, anche la trama di quest’unica
poesia verrebbe accolta

a larga mano – a fiato intero
si tramandano i ricordi

i non umani, i mezzi fiori
immaginifici e sicuri dove solo

gli impassibili hanno
un ritmo – un fiume stridulo, snervato
accartocciato e tipico ogni tanto.

15.
A metà ci sarebbe un languore
un abbocco svanito
reagibile, acceso

e più su, percorrendo e svenendo
di striscio toccavami un sesso –

e che organico orgasmo
colpito… vermiglio, esitante, di olfattibilità
mano a mano durevole e lampi –

così una miriade di me
e uno solo – un autistico vago piacendo.

16.

Morsi dicevoli e nervi
scolpiti – i restanti fervori, gli indugi…

fra stelle conchiuse e patibili
sbarre, ora gli occhi e i reticoli
innervano –

il più è l’agognare feroce, il collaudo
il rumore che cova nei pochi distrutti
e in numeriche angosce –

allora risibili griduli
occhi emaciati, pallori visibili.

28.

Mi soffio dal naso in un occhio
e quell’occhio in difetto
ora piange –

là dove ancora conseguono
ciglia, i punzecchi delle palpebre

muovono – e nel duro fautore
di zigomi infissi

la barba ricopre… io rimango
colpito a metà in questo
limite – a dire…

29.

Che ne so di castelli
montagne, di porte sprangate
o che neve si accumuli –

fiore ebbe un figlio di fiore
e provato allo stelo

un pallore dissemine, un cero –
io però mi confusi in magrezza
rotolai illividito che un braccio contuso

pareva sfacelo – e conobbi il tuo sguardo
puntato, l’incanto mutevole e lieve.

42.

Era dopo – e a distanza
di un bacio era via…

come niente ora riderci
sopra, scansato l’abbraccio
e le gote ridicole, a sorsi

svanire la faccia – l’intruglio
del volto, guardato nel viso
è già via ad affondare

le braccia nel corpo di sempre
totale e amorevole, a mente.

46.

La luna è un profilo di roccia
deluso – esiste al di là di un tepore
nel cuore ed è come il mio odore –

nube e gonfiacea mollica
di fumo, anche scuro lavoro

di cava e di luna – vescica
nel giallo, nel vivo contrario
che un ritmo raduna –

e poiché in stralunati torpori
se torni a rilento, consumi, divori…

51.

Chissà derivarmi… chissà
e la sorte è un visibile avanzo
o la fregola in cui

nella mente più sciolta
è lo stesso fondale –

un’ebbrezza a ventaglio
tra il senso e il suo gesto d’intarsio…

e chissà se annasparono i funghi
i sensibili muschi infittiti.

53.

Vibro un’estate di osservazioni
caute –

una specie di tradimento
frammisto di zigomi

sotto l’occhiata impudica
sopra la palpebra
nuda

che è una forma stantia
un richiamo sensibile e inedito.

***

5 pensieri su “Teneri acerbi”

  1. Un caro grazie a Francesco per la sua accoglienza e a Marco Furia e Marco Ercolani per le speciali parole.Sono poesie a cui tengo tanto; hanno attraversato più di 30 anni e ancora si muovono.
    Un saluto a tutti. Giorgio

  2. ho letto il libro in questi giorni, davvero coinvolgente, tra lingua e presenza. complimenti per questa /ri/presa del testo.

    un abbraccio

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