Ipostasi del ritiro (II)

Hieronymus Bosch, Salita al Calvario (partic.) Antonio Scavone

Foyer

     Ma cos’è ’sta cosa che vediamo stasera? – Non lo so, Linda, ma Gianfabio ne ha parlato molto bene sul giornale – E di chi è? Chi l’ha scritta? – Il nome adesso mi sfugge ma dicono che sia uno in gamba – Se ti sfugge il nome, Marzio, vuol dire che non è nessuno – Nessuno, dici? Cioè uno dei soliti raccomandati, dei soliti sopravvalutati? –  Si capisce! E magari sarà pure uno di sinistra che si è piazzato – Infatti è stato direttore del nostro teatro – Hai visto? Che ti dicevo? – È stato, ora non lo è più – Appunto! – Al di là di tutto, Linda, ci voleva questa serata diversa, ti pare? – Al di là di che, Marzio? Le serate sono sempre uguali, anche questa che ti sembra diversa – Rituali, vuoi dire? – Rituali, convenzionali, insignificanti – Sì, sì, ho capito ma allora perché ci siamo venuti, qui a teatro, dico? – Per vedere le stesse facce, sentire le stesse cose e magari illuderci…

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     Guarda, guarda, chi c’è… quella troia di Maria Cintura con l’ultimo dei suoi boy-toy – Ma non te la sei fatta? – Non ancora, c’è stato un contrattempo, era andata a Medjugorje per una crisi mistica – Chi, quella? E tu ci credi? – Per niente e infatti è tornata con quel ragazzo, che sarà sicuramente polacco o bosniaco – Stai perdendo colpi, Fabrizio – Figùrati, le donne non mi mancano e faccio sempre spettacolo – A proposito, perché siamo venuti a teatro, stasera? – Me l’ha chiesto un amico, è l’aiuto-costumista della compagnia – Frocio? – Mezzo mezzo – Lo vedi che perdi colpi? – Ma quando mai… Però devo confessare che quella troia ce l’ho sempre nelle mutande – Ma non te la sei fatta! – E piantala! Le donne vanno prese al momento giusto, è una questione di sincronia – Quindi tu sapevi che lei era qui stasera a teatro? – È stata l’amante del regista – Ah, ecco – Ecco, cosa? – No, dicevo così. Non ha fatto l’attrice qualche tempo fa? – Sì, le solite marchette in televisione – Be’, perché non ti fai vedere? Perché non l’agganci? – Alla fine del primo atto – Te la porti a casa? – Sì, se lo spettacolo è deprimente, come mi auguro, te ne parlerò domani – E il secondo atto? – Il secondo atto lo faremo io e lei sul letto – No, io dico il secondo atto di questa commedia – Quello te lo sorbisci tu, non hai niente da fare…

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     Osvaldo… – Donatella, quante volte ti devo dire che in pubblico mi devi chiamare “dottore”?! – Ah, è così?! In pubblico sono la tua segretaria e in privato la tua amante?! – E con questo che vuoi dire? – Niente, non voglio dire niente, tanto tua moglie lo sa che stiamo insieme, no? – Correggiti: sa che siamo venuti insieme a teatro per pura rappresentanza, per ufficialità! – Per chiedere un appalto al sottosegretario alle Finanze – Lo vedi? Questa non è la segretaria che parla, è la donna! Velenosa, gelosa… – E pallosa, vero? – Donatella, abbassa i toni per favore: c’è chi ci ascolta – E chi ci ha visti e sa tutto di noi! – Ma che hai? Sei impazzita? – La devi smettere di trattarmi come una escort! – Ma per chi mi hai preso? Tu non ci stai con la testa – Io ci sto benissimo con la testa! A chi è intestato il conto “Ludmilla” in una banca svizzera? – Ma quale conto, che dici? – A tua moglie è intestato e, guarda caso, la moglie del dottore si è trasferita a Basilea – Lo sai che soffre di enfisema – Enfisema lo stronzo che sei! – Zitta, zitta, il sottosegretario… – Onorevole, buonasera. Questo è il coglione che ha bisogno di una sua firma per un appalto, i soldi sono già pronti sul conto Ludmilla in una banca di Basilea: metta quella firma e domani vi sputtano sui giornali!

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     Un parterre inconsueto per una première di dubbia qualità – C’è lo sponsor sud-coreano, Giacomo, capirai –  Quando mai i coreani, del Sud o del Nord, hanno capito un’acca di teatro? – Però lo finanziano – Dieci recite lo chiami finanziamento? – Meglio dieci che niente, ti pare? – Tu sei rimasto con la testa ai giornali di sinistra per i quali scribacchiavi – Per la verità, ero direttore – Già e se non fosse stato per me che t’ho imbucato alla Rai, avevi voglia di dirigere – Ma non ho capito, vuoi litigare? – No, voglio parlare di coerenza, Arturo. Io sono sempre stato un moderato – Sì, un moderato opportunista – Guarda che, superati i cinquant’anni, devi essere moderato per forza, altrimenti ti saltano le coronarie – A me non mi sono saltate – Dagli tempo e fa’ il bravo – Questa tua supponenza non mi piace proprio e non mi si addice – Eh, come parli difficile, alla vecchia maniera – Be’, parlo come so, come ho sempre saputo – Cioè come ti hanno indottrinato – Adesso sei insopportabile e ringrazia Iddio che… – E tu che c’entri con Dio? – Va be’, basta, con te è inutile parlare, sei il democristiano di sempre – L’unico che funziona, amico mio, in questo paese inutile – Sì, sì, come vuoi tu – No, come vuole il paese che è sempre stato clerico-fascista – E tu sei l’uno e l’altro – No, mio caro compagno delle battaglie perdute, io non sono né l’uno né l’altro ma ci convivo, opero mediazioni, incontri – Compromessi! – Buttali via, i compromessi. Anche qui a teatro si celebrano compromessi e che compromessi! Piuttosto, come si chiama la boiata cui assisteremo stasera? – Non lo so e non m’interessa – Tipico tuo, Arturo. Ecco come facevi il direttore di giornale: te ne fregavi, tra il nazional-popolare e il radical-chic – Io, radical- chic?! Stai dando i numeri! – E allora giocateli: 90, 90 e 90 – E che numeri sarebbero? – I numeri delle tue paure: la paura di parlare, di fare e di essere – Fòttiti! – Tu sei fottuto più di me, Arturo

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     Clara, mi dici che cazzo ci faccio io qua a teatro? – Ti gusti lo spettacolo, Mirko – T’avevo proposto un ben altro programmino – Sì, i tuoi soliti amici strafatti e sfigati – Ma ci saremmo divertiti, Clara: la roba ce l’hanno ed è di buona qualità e poi ce ne saremmo andati a casa a farci una santissima scopata! – Possiamo farlo anche dopo lo spettacolo – E poi mi hai fatto mettere quest’abito che mi fa ridere addosso – Bellino, quest’abito che ti fa ridere addosso è un Armani, la cravatta è Marinella, le scarpe Clark’s e lo slip Eminence – Vuoi dire che sono tutto firmato?  – Voglio dire che sembri una persona civile e non quel buzzurro che ti ostini a essere – Sì, ma l’abito non l’hai comprato, l’hai preso a nolo – E con questo? Non vedi che ti sta benissimo? – E la camicia di che firma è? – Non fare lo spiritoso – Va be’, ma io che devo dire? – Che devi dire a chi? – Se mi intervistano su questa cosa teatrale che vedremo – Ma chi vuoi che ti intervisti? – C’è la televisione, ho visto le telecamere – Non ti preoccupare, semmai le faranno a me certe domande – E tu ti sei preparata con le risposte? – Sì, Mirko, mi sono preparata, mi sono preparata! – Tanto, alla fine, si dicono sempre le stesse stronzate, no? – Ti ho detto di non fare lo spiritoso!

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     Debora, raddrìzzati con le spalle, hai il seno tutto afflosciato – Mamma, non è il seno afflosciato, è questo balconcino che cade sempre giù e non mi sento a mio agio, si vede tutto – E si deve vedere tutto, se no perché saremmo venute a teatro?! – Ma chi vuoi che mi veda qui, sono tutti vecchi – Vecchi ma importanti, vecchi ma con i soldi! Non ti ho portata negli studi televisivi dove ci vanno solo le sciacquette: questo è un luogo di cultura, Debora, e devi farti vedere – E dopo che mi hanno vista? – Tu sorridi, saluti, parli, fai capire che sei importante anche tu – Ma a me il teatro non piace – Che c’entra? A teatro si conosce gente tutta particolare: registi, attori, giornalisti, il bel mondo che conta – Ma non era meglio starcene a casa e vedere un dvd? – Debora, tu non sarai mai nessuna! – Come te, mamma – Sei ingrata, Debora, ingrata e inconcludente come quel pusillanime di tuo padre! Chiedimi “Scusa”! – Scusa, mamma

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     Ma è un testo italiano o tradotto? – No, no, italianissimo, che tradotto?! E poi la compagnia è di prim’ordine. C’è la Melato! – Ma che dici, è scomparsa – No, scusa, volevo dire: la Proclemer – Anche lei non c’è più – Ma no! Ne sei sicuro? – Ne sono sicuro sì, purtroppo – Be’, ci sarà qualcuna di peso, un nome, ti pare? – Ma non l’hai letta la locandina? – La… che?

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     No, guarda, io alle ultime elezioni non sono andato – Io sì, invece, e ho annullato la scheda – Perché? – Come, perché? Per protesta! – E contro chi hai protestato? – Contro il mio partito che ha presentato quella lista impresentabile – Ma sono stati eletti – Purtroppo sì – E allora tanto impresentabili non erano – Luigi, ti prego, parliamo d’altro: sono venuto a teatro per divagarmi – E hai sbagliato pure stavolta, Ettore: la commedia di stasera è pesante – Chi l’ha detto? – La mascherina – Io per questo non vado mai a teatro: una noia mortale, mai un guizzo, un’invenzione, un colpo di scena. Non cambia mai niente, sempre la stessa zuppa – Ci dovresti essere abituato – Che fai, sfotti? – No, dico che vuoi protestare ma alla fine stai sempre al punto di partenza, cioè stai sempre in mezzo – In mezzo… dove?

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     Bella gente, eh, stasera? – Sì, assessore, un pubblico folto e variegato, di intenditori – Dice che mi hanno notato, Mazzei? – Buona parte dei presenti senz’altro – La parte degli avversari politici, suppongo – Non è detto, ci sono anche persone franche, assessore – Secondo lei, mi chiameranno sul palcoscenico alla fine dello spettacolo? – Sul palcoscenico, dice? – Sì, per consegnare una medaglia, stringere delle mani – Che io sappia non sono previsti premi  – Ma è una serata di beneficenza – Sì – Ho sborsato mille euro, Mazzei, e dico mille – Ma dal progetto “La vita a teatro”… – La vita a teatro un paio di palle! Non sono soldi miei, d’accordo, sono soldi dei nostri contribuenti e quindi anche miei! – Sì, certo. Se vuole, vado ad informarmi se sono previste premiazioni – Sì, ma mi raccomando: mi tenga basso di profilo. Basso, Mazzei, riservato, schivo – Sì, assessore, schivo

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     Io non ci volevo venire – Amore, ma ti hanno invitato, ci tengono alla tua presenza – No, ci tengono al pezzo che scriverei per il giornale – Che scriveresti?! Che scriverai! – Non ci contare proprio – Stammi a sentire: tu te ne esci come fa Borsetti quando si mantiene neutrale, dici che lo spettacolo è intenso, il testo inquietante e la regìa intrigante – Borsetti è un coglione – Sì, è un coglione ma lo chiamano sempre prima degli altri – E ci credo: ci marcia! – Lui ci marcia e tu fai l’alternativo – Ma che dici?! Io questo testo l’ho letto, è semplicemente una porcata; la regìa sarà ovviamente approssimativa e la compagnia si presenta di terz’ordine – Sì, ma c’è la Fantini come prim’attrice – Che è strafatta, come al solito – D’accordo, è strafatta ma attira pubblico, guarda quanta gente stasera  – Cinzia, la gente non significa niente: questa è una serata di mondanità e basta! – Guido, ma che ti aspetti? Tutto il teatro è mondanità, oggi, anzi lo è sempre stato – E allora scrivilo tu il pezzo: tu lo scrivi e io lo firmo – E scrivo quello che voglio? Come fa Borsetti? – Scrivi quello che vuoi, come fa Borsetti, mi sta bene – Se vuoi così…

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     Dici che ci faranno un film da questa pièce? – E perché dovrebbero farci un film?! – C’è gente interessata – E chi sono? Produttori cinematografici?! – E Rai Cinema – Ah, ma allora cambia tutto! Se c’è Rai Cinema faranno un altro film che non incasserà nemmeno un euro ma avrà statuette e premi dappertutto. Che figli di puttana! – Veramente c’è mia figlia… – Tua figlia? Gilda?! – No, Giada – È stata contattata per il film? – In verità, ha già firmato il contratto – Il contratto?!… Alessio, ma allora sai già tutto… Perché fai il misterioso? – Sai com’è: non vorrei che si dicesse che nel cast del film c’è anche la figlia di Alessio Wenger – Anche?! Perché, chi altro c’è? Qualche altro tuo figlio? – No, ci sono io: in veste di sceneggiatore – Di sceneggiatore? Andiamo bene! Di’ piuttosto “in veste di arraffatore, di opportunista”! – Mia figlia ha talento e io… – …E tu sei all’altezza, come no! Sei il critico teatrale con un passato da scrittore e un futuro da regista! – Ricòrdati che ho vinto il premio “Riviera Romagnola” dieci anni fa – Quello lo vincono tutti, non fa testo – E cinque anni fa ho vinto il premio “L’occhio del critico” per la critica teatrale – E ora che vincerai? Il premio “Cuore di papà” per questo film dove recita tua figlia?! – Sei patetico – E tu sei divino – Il film, ovviamente, avrà un altro titolo – Ovviamente – L’autore ha già consentito al trattamento che ne ho fatto – Ma tu che c’entri, poi, col cinema? – Hai dimenticato che ho fatto l’aiuto-regista per il documentario sul Nepal di Clorindo Puchman?! – Già, sul Nepal – E l’Himalaya… – E l’Himalaya: una palla epocale – Ha venduto bene in Turchia  – Ma guarda! – E nei paesi scandinavi – Per forza, nei paesi scandinavi, vuoi mettere… Senti un po’, quanto prenderai o hai già preso? – Perché mi fai queste domande ingenerose? – Ingenerose, dici? Quindi vai a percentuale?  – È una questione di budget, di risorse disponibili – L’hai già scritto il pezzo per lo spettacolo di stasera? – Sì, ma… – …Ma ti firmerai “Vice”, come nei giornaletti di paese – Non posso esporre mia figlia Gilda – Ma non era Giada? – Sì, scusa, è stato un lapsus – Effettivamente è stato un lapsus. D’accordo, allora ti saluto – Nando, che fai? Te ne vai? –  Vado a casa: c’è un documentario sulle Ande – Le Ande?! E che c’entrano? – Altre montagne, Alessio Wenger, altre montagne

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     Hai visto chi è morto? – Chi è morto? – Prospero Catena – …Noo! E quando? – Una settimana fa – Non ci posso credere, ma com’è morto? Era malato? – Non s’è capito, forse un colpo oppure… tu sai della moglie, no? – No, perché? – Cazzo, ma non sai niente! – Giovanni, sono stato in campagna da mia madre – Dopo il flop del tuo ultimo libro – Sì, dovevo dimenticare, un’infamia – La moglie di Prospero è morta un mese fa e Prospero forse… hai capito?  – S’è ucciso?! – Per il dolore – Che iattura! Quando si dice la vita! – Che c’entra la vita? La sofferenza, semmai, la depressione – Formavano una bella coppia, soprattutto sulla scena – Già, soprattutto sulla scena – Me li ricordo in un “Macbeth” grandioso! – E “La donna del mare” – Sì, “La donna del mare” – E “così è se vi pare” – Certo, come no!  Una bellissima coppia di attori – Sì, ma solo sulla scena – Solo sulla scena?! – Si sono sempre cornificati a vicenda –  Tu credi? – No, io dico, cioè nel senso che si sa. Prospero aveva una figlia da quell’attrice che stava con lui in “Uno sguardo dal ponte” e un’altra figlia dalla protagonista de “La locandiera” – Scusa, “Uno sguardo dal ponte” di Henry Miller? – Arthur Miller – Sì sì, confondevo, scusa. E lei, la moglie di Prospero? – Te l’ho detto: è morta – Sì,  ho capito ma prima di morire, negli anni dico, anche lei aveva avuto figli da altri? – Ma che fai, spettegoli? – No, solo una curiosità… – Morbosa – No, giusto per parlare – Prospero era davvero un grande attore – Sì,  inimitabile – Forse un po’ scontroso, un po’ avaro, un po’ cialtrone – Nel senso buono – Sì, nel senso buono. Doveva essere lui il protagonista di questa stronzata di stasera – È un peccato – Mica tanto: chi lo sostituisce è un elemento valido, un po’ accademico, un po’ d’altri tempi ma se la cava molto bene. È stato operato di prostata, sai? – Ma è giovane, cioè giovanile, insomma non ancora sessantenne – Sì, ma non si può dire, la prostata è subdola. Tu hai mai fatto l’esame? – No, dovrei? – Fatti mettere un dito in culo e ti togli il pensiero

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     E chi c’è, chi c’è tra gli interpreti? I nuovi comici? I toscani, i napoletani? – No, credo di no, spero di no – Allora i milanesi, i romani – Dottor Bifulco, questo è teatro, non è televisione – E con questo? I televisivi rendono a teatro, riempiono le sale – Sì, ma adesso sono fuori luogo – La gente vuole ridere – D’accordo, la gente vuole ridere ma stasera non ci sono i comici della televisione – Padovano, non fare lo schizzinoso! Tu, come mio ufficio-stampa, non mi devi contraddire sempre. Ricòrdati dove ti ho preso, dove stavi – Stavo in un ente pubblico, dottor Bifulco – Le ferrovie calabro-lucane, cioè facevi la fame – Avevo un ruolo – Di fame! Da quando sei entrato nella mia azienda la tua vita è cambiata da così a così – Non nascondo… – E che vuoi nascondere?! Hai comprato una casa al mare, i tuoi figli lavorano all’estero e tua moglie ha aperto un centro di massaggi! Che nascondi? – Mia moglie ha un regolare diploma… – Un regolare diploma di che, Padovano? – Dottor Bifulco, io sarei stato… – Ma che cosa? Che cosa saresti stato?! Parlate tutti al condizionale, senza riscontri effettivi. Tu saresti stato un pirla, anzi tu sei un pirla – E allora vuol dire che… – Vuol dire che lasci il posto, che rassegni le tue dimissioni? Rassegnale, rassegnale ma un’azienda come la mia non la troverai e ricòrdati di che cosa mi occupo: di riciclare rifiuti e mondezza! – Mi auguro che non vorrà inglobare anche la mia persona nei manufatti della sua azienda – No, non ti inglobo, anche perché non saprei come riciclarti di nuovo – Lei è un avvoltoio – No, Padovano, io faccio quello che non fanno gli altri: ripulire l’ambiente da avanzi e carogne – Tra poco comincia lo spettacolo, dottor Bifulco – Era ora, qual è il titolo? – “Ricognizione assoluta” – Che significa? – Una sorta di consapevolezza totale della propria storia – Ecco, è quella che ti ci vuole, Padovano! Quella che ti ci vuole! Entriamo in sala e vedi che poltrone ci hanno riservato.

Un pensiero su “Ipostasi del ritiro (II)”

  1. L’assenza di un qualunque commento al tuo testo, carissimo Antonio, mi accresce la convinzione che il tuo scritto, non solo è veritiero, ma funge da stimolo o pungiglione .
    Moltissimi anni addietro una certa poeta, di cui non faccio il nome, si presentò a uno dei tanti salotti romani con una bella pelliccia, salvo a togliersela subito rimanendo completamente nuda difronte agli astanti. oggi è piuttosto famosa…

    ciao, vado di corsa

    jolanda

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