Partizioni

Elio Copetti Maurizio Manzo

Partizioni
(inedito, 2014)

TENSIOATTIVO

Ciò che slitta vorresti
afferrarlo con la stessa bellezza
con cui l’osservi andare via
una scalata
che sposta il cuore fissa la
luce che perde squame
assottiglia il destino –
il giorno parli poco lasci
i dialoghi ai sogni coi volti
che brillano e perdono odore e
stupore poi ti fermi
più volte guardi
il carrello della spesa
che ti trascina
e lo riempi di brillantante.

 

DISTRAZIONI

Mi sono fermato per caso davanti alla meraviglia
eh sì che non si vedeva e neanche si capiva tantoché per
un po’ l’ho trascinata appesa alla caviglia mentre pensavo
al totale dello scontrino allo stop a chi dare precedenza
al vento che entrava dal finestrino a dire volgarità a fare
un saluto tra il semaforo e l’ilarità eppure lei mi sfuggiva
meraviglia grattugiata con parsimonia poco prima
della noia e molto dopo della vita quando eccedi a te stesso.

 

SPUNTI

Un segnale e puoi correre
quanto riesci a pensare
tra un passo e l’altro
e la luce della strada che s’intravede
è sempre quel momento
tra l’inizio e la fine che interrompe ogni stato
scopri il nodo insensato
riprodursi che ricongiunge
pareti specchia pàresi.

 

ALGHE

Adesso le conchiglie hanno smesso il lamento
che sembrava senza tempo portarsi come
fa il mare senza sostanza sotto alcuni letti
nelle stanze assegnate dipinte di buio
anche i bambini che le scuotono ci soffiano
dentro come a dare aria spremere polmoni e
le alghe spinte a riva il mare se le riprende.

 

PARTIZIONE

Raramente ascolto l’acqua
che scende dalle grondaie
mi volto più al rumore sordo
dei tubi al tumore dei lampi
nei volti quando mostro
un sorriso inaspettato
che spacca la luce
in tre misere parti
partizione dei tempi.

 

CICORIA

Un tempo, mi pare ma posso sbagliare, la politica
era un po’ cicoria da cuocere nella sua stessa acqua
l’amaro era tanto pur se non conforme al beneficio
pensavi che qualche stralcio di moralità poteva
bastare quell’impasto fatto ancora con qualche briciola
d’ingenuità un po’ di buona fede invece la politica
ora è solo caramelle fintamente senza zucchero
è promessa di mance di retribuzioni torsione
slogamento della dignità ostruzione culturale.

 

PUNTI

La vita che sembra sfuggirci
ci raggiunge sempre distolta
scompigliata male appaiata
esiste da una parte una porta
appoggiata all’esterno
la lunga agonia che smeriglia
lo sterno quando chiudi
al tramonto che smorza
sulla soglia la via alle formiche
e finisci solo come la luce
che si fa ombra.

 

CAMPI

I giorni in cui i bordi delle nuvole prendono
pazienti le parti di quelle variazioni
del vento variopinte che inclina nei campi
gli steli nei luoghi persi distolti all’occhio
ti viene in mente per caso come i colori
persino inutili a loro stessi di colpo
screpolano la memoria che sembra viva
risponde come un bel sorriso una carezza.

 

MINIATURE

Il paesaggio cambia così
come il tuo sapore
negli anni liberato
le spore premono
spremono i muri senza
delicatezza come
gli umori sul palato
il seno ha la calma del latte
che ha versato e la trasparenza
tiepida che vela che il tempo
sorseggia di solito
un po’ prima di affogarci.

 

PARAMETRI

Così è il rumore quando t’invade parte dal calcagno
e arriva al nervo vago e riprende l’ora tiepida e umida
segna come un pugnale la fine del sole sedante
la fine dell’infinito del granito della corsa
che esprime il tendine sperpera il resto delle scintille
in silenzio tutti noi abbiamo vicini che nascondono
saliva nelle ringhiere mentre regoli la ghiera
non puoi correre il rischio di scavalcare i tuoi parametri
e allunghi il braccio e aprendo la mano che muovi tipo una carezza
provi a tastare il buio la sua pelle d’oca.

 

RITIRI

Però quando perdi parole
si solleva lento il vento
che non se le perde come
l’ascella il suo pallore
il tallone il suo sperone
a stento sfila irriverente
una canzone slegata
slogata nelle strofe
si allenta la speranza
la grazia abbandona
la stanza e non resta
che spegnere la luce.

 

DINAMICHE

Gli scarti hanno
la dinamica disfatta
lo sfacelo dentato
in fondo il passare
di macchine racimola
scaglie di derma spento
un polverone che s’incaglia
tra fessure di luce
liscia lasci cadere gocce
ti sembrano sprecate
sulle parti laccate brillano a
terra è poltiglia
un giorno è così un altro
s’impasta —
il vento perde prima nuvole
poi fa tanto azzurro
un po’ come l’uomo
perde derma, capelli,
poi fa tanta ansia
le anse si gonfiano
si divertono i diverticoli.

Ho perso liquidi mischiati
a cheratina un impasto
salato tra saliva
che chiazza l’erba
un giorno in cui anche il sole
non scalda il vomito
quando se speri sprechi
la vita che si asciuga
ristretta tra le rughe
come le acciughe sotto sale —
ho aspettato che si aprisse
la porta e sono rientrato
dopo essere uscito dal retro
ho continuato ad inseguirmi
quasi tutto il giorno finché
il mese fissa l’anno
la gioia ardente appesa
alla finestra e la neve a
sciogliersi al pensiero di
cadere anche rialzarsi
sembrava il bene comune
le asole sbiadite
sui bottoni spezzati
che luccicano
tra parole spaiate.

 

10 pensieri su “Partizioni”

  1. una piccola precisazione:
    hai salvato il quadro di Elio scrivendo Coppetti invece di Copetti.

    per il resto è tutto perfetto!
    (la poltiglia va formandosi;-))

    ciao mm

  2. il tuo rilievo va indirizzato a mm, dal cui sito ho preso l’immagine

    comunque, se passi il màus su quella che ho postato io, vedi comparire il nome nella grafia giusta (modificare il file alla fonte ne rende impossibile la pubblicazione)

    (tout simplement: pour esprit de clarté)

    f.

  3. La souplesse della modalità colloquiale è costitutiva di questi versi , laddove l’apparente disimpegno linguistico ( oralità e dintorni ) in realtà indica denuncia riassume con rara freschezza ed acribia .
    Grazie
    leopoldo attolico –

  4. Ciao Carla :) ho corretto l’errore di battuta, F., ma non lo so se worpress lo cambi nel permalink…
    Leopoldo, grazie a te.
    Un caro saluto a Francesco Marotta e a coloro che si sono fermati a leggere.
    Grazie anche a Calibano effe.
    mm

  5. grazie della gentilezza Maurizio, non ho mai sopportato la deformazione dei nomi, soprattutto quando considero chi li porta dei veri Artisti.

    (in questo periodo anche gli impacchi di cheratina vanno benissimo;-)

    ciao!

    1. “esiste da una parte una porta
      appoggiata all’esterno”
      che a rileggerla spalancata sempre rimane!
      Una via di fuga, una figurazione di fuga,
      una prefigurazione vascolare:
      il palpito, il palpito poetico circolatorio, ancora esistente.
      Con stima.

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