Ipostasi del ritiro (IV)

Hieronymus Bosch Antonio Scavone

Reading

     Ehilà, il tavolo dei relatori è bello pieno! – Sì, hanno fatto le cose in grande – Ci sono tutti, tutti poeti – Infatti. C’è Francesco Marotta, Manuel Cohen, Enzo Campi, Natàlia Castaldi, Leopoldo Attolico, Maurizio Manzo – E chi è il poeta che presentano? – Ramingo Pellegrino – …Ramingo Pellegrino?! Che razza di nome è? – Così si chiama – E da dove viene? – Dai confini della società odierna – E che vuol dire? – Non lo so, c’è scritto così nella brochure – Va bene, ma che ha fatto, che ha scritto? – Ha esordito come narratore e questa è la sua prima silloge di poesia – La prima silloge… ma tu lo conosci? – No, non l’ho mai incontrato – Ne hai sentito parlare, almeno? – Neppure – Mario, mi dici perché siamo venuti a quest’incontro con… come si chiama? – Ramingo Pellegrino – Ma è un nome d’arte? – Non credo, penso che Ramingo debba essere il nome – E cosa ha pubblicato come narratore? – Un work in progress – Cioè un inedito? – Sì, più o meno – Dal titolo? – “Negazioni di luci e risorse di ombre” – Per la miseria, un titolo inquietante… e questa silloge come si chiama? – Sarà svelata al momento della lettura – Deve restare segreta? – Dev’essere una sorpresa – In tutta onestà, comincio a farmi le palle e tu? – Giorgio, non generalizzare, aspettiamo gli eventi – Quello chi è? – È l’attore che leggerà i versi, è venuto apposta da Frascati – Da Frascati? – È lì che abita ma è di Roma: ha lavorato con Giusto Pancrazi fino a un anno fa – Pancrazi del “Piccolo”? – Sì, del “Piccolo di Velletri” ma è stato anche su al Nord… – Ma no! E dove? A Vigevano, Parabiago, Lumezzane? – In tournée – Capirai… Fammi capire una cosa: perché i poeti seduti al tavolo dei relatori si sono prestati a questa marchetta? Il Ramingo li ha pagati? – No, non credo e poi quelli non sono tipi che si fanno pagare – Tu dici? – Certo che dico! Zitto, zitto… entra il poeta – Quello è il poeta di stasera? – Sì, quello – Quello sembra un monaco – Che vuoi dire, che significa? – Basso, pingue, due occhietti smorti, con la chierica – Scusa, ma come dev’essere un poeta? Come una stella del cinema? – Ma fa ridere, non lo vedi? È impacciato, stringe le mani come se dovesse dare l’ostia, ha i denti piccoli e cariati – D’accordo, è un uomo comune e con questo? Anche gli uomini comuni… – …sono poeti? – Non c’è una legge, non c’è un canone – Ah, no, il canone c’è, il canone letterario c’è! – Ma sono due cose diverse – Quali cose? – Il canone fisico e quello letterario – Io ti dico che quello è un dilettante! – Perché ha i denti piccoli e la chierica?! – Anche per quello… Il monaco-poeta è il ritratto dell’occasionalità – Giorgio, sei acido – Sarò acido ma dico la verità – Zitto, zitto, parla il monaco cioè il poeta…
     «Signore e signori, mi corre l’obbligo, nella lusinghiera circostanza nella quale mi trovo, di ringraziare tutti voi e questo convegno di poeti e letterati che hanno voluto rendermi omaggio della loro attenzione: ne sono oltremodo onorato. Consentitemi di ringraziare personalmente il poeta Francesco Marotta che è l’anfitrione, per non dire il Pigmalione di tanti bei talenti letterari presenti qui stasera».
     Un intervento preciso e cortese, non trovi, Giorgio? – No, Mario, lo trovo stucchevole e conformista – E dài! Questo sarà il suo primo reading – Quello non lo sa nemmeno che cos’è un reading – Sempre guastafeste devi essere?! – Ma quale festa vai trovando? Questo sembra un funerale! – Esagerato… Ah, ecco, il poeta riprende la parola, sentiamo…
     «Eppure, caro Francesco Marotta, secondo me tu non capisci un cazzo!»
     Un cazzo, addirittura?! – Eh, sì, ha detto proprio un cazzo…
     «Scusami, Francesco Marotta, non te lo volevo dire ma la tua reticenza mi costringe a dirlo. Ma come? Or sono cinque mesi ti ho inviato i primi tre capitoli del mio secondo romanzo, giacché il primo è rimasto dolorosamente inesitato nel cassetto, e tu non ti sei degnato neppure per un’acca di pubblicarne uno stralcio esauriente o, comunque, di segnalarlo avvedutamente sul tuo blog?!»
     Giorgio, ma tu hai sentito? – Sì, Mario, ho sentito e devo dire che non me lo sarei aspettato da questo ometto… Ma è uscito di testa, è un paranoico? – I relatori sembrano esterrefatti – Già, basiti – Sentiamo il sèguito…
     «Ma fammi capire, Francesco Marotta, che cosa non ha funzionato nell’empatia della percezione? Forse l’illustrazione e la veste grafica della copertina che avevo approntato, oppure il carattere tipografico che avevo scelto per il mio secondo romanzo dal titolo discreto e suggestivo: Negazioni di luci e risorse di ombre? E dire che ti ho sempre stimato, anzi ammirato per la perfetta padronanza dei mezzi critici di cui disponi e che sapientemente poni in essere ogni qual volta si tratta di presentare una poesia, un racconto, una chiosa. Ma col mio romanzo, caro Francesco Marotta, hai preso un palo: questa benevolenza, quest’elargizione sodale di favore con me non ha funzionato e ancora mi scervello a capire le ragioni di tanta inaccettabile negligenza. Mi vuoi spiegare, con la perizia che ti contraddistingue, il perché di tale omissione? Cos’è che non va nel mio romanzo, sia pure limitatamente ai primi tre capitoli?
     Guarda – ma tu lo sai benissimo – che non sono uno sprovveduto né, tampoco, un velleitario o un sopravvalutato. So di essere quello che sono e quello che scrivo, ma vuoi mettere?! Mi sono formato a parecchie scuole di scrittura (quelle che tu di solito pregiudizialmente disprezzi) ed ho raggiunto risultati eccellenti nelle valutazioni di fine-corso per gli aspiranti scrittori. Ho ottenuto – pensaci, osannato signore del tuo blog manipolato – ho ottenuto, dicevo, attestati lusinghieri per le mie prove di writer nella progettazione di trame e racconti, nell’uso creativo della lingua, nella pregnanza critica e saggistica dei messaggi contestuali. E ti pare poco?
     Ma poi – domando e dico – vuoi farmi credere che il mio romanzo, la mia opera letteraria sebbene incompleta, sia inferiore, come stile e contenuto, alla miriade di bagattelle e pippe mentali che ci propinano gli autori che scegli e mandi in rete? Ma allora sii sincero e leale, fammi capire: il tuo blog è il rifugio di chi si masturba (uomini e donne), il ricettacolo degli stenterelli di carducciana memoria? Quand’è così, fa’ il piacere, dacci un taglio alle seghe, chiudi baracca e burattini e non se ne parli più! Cazzo!»
     Giorgio, l’ha ripetuto – Sì, l’ha ripetuto ma fa sul serio o farnetica? – Non riesco a capire: ce l’ha con Marotta – Strano. Dove vuole arrivare?
     «Diciamo la verità, Francesco Marotta: ti sei fatto abbindolare, soggiogare, circuire da quella pletora di scribacchini che ti ostini dispoticamente a pubblicare. Poeti, poeti, poeti; poesie, poesie, poesie; scrittori, scrittori, scrittori… Basta con queste geremiadi autobiografiche del piffero: sono fregnacce! Non se ne può più, credimi. Est modus in rebus, magister! Sei forse a corto di suggestioni e di stimoli? Ma ci sei o ci fai? Eppure, con tutto questo, pubblichi e chiosi quella innumerevole fiera delle vanità che abbonda noiosamente sul tuo blog. E datti una regolata!
     Sei sicuro di averli letti per bene i tre capitoli del mio nouveau roman? Se leggi tra le righe ci trovi tutto quello che serve oggi per un’opera letteraria: da Derrida a Lacan, da Foucault a Barthes. Ci trovi nouvelle vague ed école du regard, per non parlare dei classici, da Joseph Conrad a Borges, da Lamartine a Zola, per non dire di pensatori e filosofi, scienziati e sociologi o psicanalisti o critici d’arte.
     Nel mio romanzo – ti rammento il titolo: Negazioni di luci e risorse di ombre – ci trovi tutto quello di cui si ha bisogno per scrivere e per godere del piacere della lettura ma non è un piacere onanistico – mi intendi? È la libido che si fa strada e che illumina le menti ottuse di chi cocciutamente non smette di farsi le pugnette. Credi forse che tutto ciò non sia letterario? Be’, chiedilo ad Henry Miller, per favore, o a Charles Bukowski o a chiunque scriva inventando e non parodiando o copiando.»
     Mario, visto che Marotta non replica, gli faccio io una domanda al poeta arrabbiato – Giorgio, lascia stare: se il monaco si incazza? – Più incazzato di com’è? E poi non me ne può fregare più di tanto – E che gli vuoi chiedere? – Sta’ a sentire… Signor Pellegrino…
     «No, Pellegrino è il nome.»
     Ho frainteso, mi scusi… Signor Ramingo, ci chiedevamo: ma non ci doveva parlare della sua silloge di poesie?
     «Ah, ah, ah… Rido!»
     Sì, lo vedo…
     «Lei che cos’è? Scrittore, poeta, critico?»
     No, sono un lettore abituale.
     «Abitudinario, vorrà dire, cioè un lettore che non ce la fa a diventare creatore.»
     Questa è una sua opinione.
     «No, questa è una verità incontestabile, signor mio…»
     Non sono il “signor suo”.
     «Mi lasci dire: si diventa scrittori e poeti ma si nasce lettori. Lei com’è nato?»
     Lasciamo perdere come sono nato io. Lei non ha risposto alla mia domanda: perché non ci parla della sua silloge di poesia?
     «Lei è un sodale di Marotta, anche lei diffonde e protegge le mezze tacche e le mezze cartucce.»
     No, guardi che io non proteggo nessuno e tanto meno un poetastro come lei. Oltre tutto, il suo attacco a Francesco Marotta è stato fuori luogo e irriconoscente.
     «La conosco questa solfa, è stantìa.»
     Sta di fatto che lei…
     «Ma sta di fatto… che?! Lei parla per sentito dire, parla perché ha la bocca e scrive perché ha la penna in mano.»
     E lei?
     «Io ho fatto semplicemente il mio dovere, fino in fondo.»
     E sarebbe?
     «Partecipare a questo convegno, salutare e ringraziare i poeti convenuti e dichiarare che la silloge delle mie poesie è un bluff, non c’è, non esiste.»
     Non esiste?! Che significa?
     «Che abbiamo tutti bisogno di un po’ di silenzio.»
     Ma col silenzio il blog muore…
     «No, non muore, non si dia pena: sopravvive, semmai e poi come si dice? Morto un blog, se ne fa un altro.»
     Lo farà lei un blog?
     «Arrassusìa!»
     Che significa?
     «Se lo faccia spiegare dal suo editore. Viene dal latino. Signori, i miei rispetti.»
     E che fa? Se ne va?… Giorgio, il poeta se ne va… – Ha chiesto un po’ di silenzio – Che avrà voluto dire? – Secondo me, non lo sa neppure lui: è un lunatico – Che farà ora? – Se ne tornerà nel suo convento con gli altri monaci – A coltivare fagioli e patate? – A me piacciono i peperoni, Mario – Cioè? – Cioè i peperoni, i peperoni. Son buoni anche quelli, no?

4 pensieri su “Ipostasi del ritiro (IV)”

  1. Adesso il mio tempo è quasi scaduto, sto per bruciare una pentola.
    Splendidamente e giustamente scritto. ciao, tornerò, mi piacerebbe leggere almeno una cinquantina di commenti.

    jolanda

  2. Antonio Scavone quando scrive si mette così “in situazione “rispetto al narrato che ( credo ) dialoghi , incisi , flasch definitori ecc. hanno una “naturalezza” assoluta , un “basso / alto” continuo che sembrerebbe disimpegno linguistico , quando in realtà si pone al servizio d’una fisiologica attitudine alla semplificazione , all’espressività rastremata , alla secchezza e alla conseguente fluidità della parola che porta ad un incontro ; quello che ci aspettiamo da una prosa che ci accompagni , che ci metta una mano sulla spalla .
    In gamba
    leopoldo attolico –

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