Canti della tradizione anarchica italiana

Montelupo
Il canzoniere anarchico
(Canti della tradizione anarchica italiana)

Goodfellas, 2014

Recensione di Camilla Galbiati
tratta da Rivista Anarchica, 235 (febbraio 2015)

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Note di ascolto (V) – ¡España!

habanera

Antonio Scavone

Note di ascolto (V) – ¡España!
(de Falla – Rimskij-Korsakov – Bizet)

     Il linguaggio della musica ha sempre travalicato i confini geografici della terra d’origine dei compositori. Pur ispirandosi a storie o leggende del milieu territoriale cui apparteneva, la musica ha anticipato una “globalizzazione” (rilettura o innovazione di atmosfere e stili) tra le attribuzioni precipue di un popolo (contesto e tipologia culturale) e la condivisione di un patrimonio tendenzialmente compatibile. Molto più della parola letta o udita, la musica ha sempre affermato e imposto un’intelligibilità “naturale” (cosa c’è di più universale di un “suono”?), anche quando quella parola si esprimeva nell’armonia del canto (opera lirica, in primis). Ci sono stati musicisti per così dire “nazionali” (il cèco Smetana, il finlandese Sibelius) e altri di un respiro sovranazionale, che hanno ricreato un’atmosfera d’ambiente con una fedeltà idealmente sostenibile. Continua a leggere Note di ascolto (V) – ¡España!

ah perché non son io cò miei guaglioni?

Pellegrino Ramingo

“Sei sicuro di averli letti per bene i tre capitoli del mio nouveau roman? Se leggi tra le righe ci trovi tutto quello che serve oggi per un’opera letteraria: da Derrida a Lacan, da Foucault a Barthes. Ci trovi nouvelle vague ed école du regard, per non parlare dei classici, da Joseph Conrad a Borges, da Lamartine a Zola, per non dire di pensatori e filosofi, scienziati e sociologi o psicanalisti o critici d’arte.
Nel mio romanzo – ti rammento il titolo: Negazioni di luci e risorse di ombre – ci trovi tutto quello di cui si ha bisogno per scrivere e per godere del piacere della lettura ma non è un piacere onanistico – mi intendi? È la libido che si fa strada e che illumina le menti ottuse di chi cocciutamente non smette di farsi le pugnette. Credi forse che tutto ciò non sia letterario? Be’, chiedilo ad Henry Miller, per favore, o a Charles Bukowski o a chiunque scriva inventando e non parodiando o copiando.”

(da qui…)

 

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Minoritari

Gao Xingjian

Antonio Scavone

Minoritari

     Molti di noi, siamo sinceri, pur non essendo minori, siamo di fatto, a torto o a ragione, minoritari. Leggiamo, scriviamo, pubblichiamo perché abbiamo letto, scritto, pubblicato ma non riusciamo, non siamo riusciti del tutto ad attraversare il limbo che maldestramente ci connota come ignavi e ad approdare ad una gratificazione (o ad una ricompensa) che non sia quella di amici generosi e ospitali o addirittura di familiari che ci stimano con la loro fiducia e talvolta ci sostengono con la loro bonaria magnanimità. Sicché siamo sopra- o sottovalutati?
     Sono gli altri (il sistema, l’apparato, la casta, il blog) che ci negano interesse e considerazione o siamo noi a pretendere una sorta di consacrazione dovuta, di legittima cooptazione? È un dilemma, siamo a un bivio: c’è chi persegue la propria strada resistendo ai dubbi e alle incertezze e chi lascia quella strada di tenacia e di coraggio semplicemente scomparendo, eclissandosi. Continua a leggere Minoritari

Maestri silenziosi (IX)

Max Ernst, L'occhio del silenzio, 1943-44 Gianmarco Pinciroli

MAESTRI SILENZIOSI 13 fogli di calendario (Settembre 2004)

 

 

Fossi polline tu che gonfia un seme,
nel tuo segreto la crescita fosse
dell’umore che palpita nel frutto,
[…]
Invece nel rigagnolo che fugge
del tuo ritratto l’attimo balena  
e lo vedi nel brivido sparire
d’una zolla rabbiosa che lo beve

Libero de Libero

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Questione di tempo

Auschwitz-Birkenau, un'immagine di Massimiliano Spedicato

Luigi Sasso

Questione di tempo

E’ una di quelle frasi che quando le incontri interrompi la lettura, ti devi fermare, e rifletterci su. L’ha pronunciata Grete Weil, e dice: «Più il tempo passa, più Auschwitz si avvicina».
La prima tentazione è quella di leggere questa frase come un’oscura profezia, come se le parole indicassero l’incombere di una minaccia, o volessero dare un avvertimento. E non c’è dubbio che in anni anche recenti non sono mancati segnali in questa direzione, il rischio di una nuova Auschwitz è stato più volte evocato. Ma forse esiste almeno un’altra possibile interpretazione. Forse questa frase vuol dirci che Auschwitz è una realtà con cui dobbiamo ancora fare i conti, che la memoria non deve essere un esercizio stanco e retorico, né un luogo per speculazioni. Che il passato non è qualcosa che ci lasciamo alle spalle, ma qualcosa che ogni volta, di nuovo, è capace di metterci in discussione. Continua a leggere Questione di tempo

Nessuno escluso

Gianmarco Pinciroli

Rio Duron

Può darsi che il Duron nel grigio azzurro
della sua pietra prosciugata
s’affidi per esistere a quel dio
magro e asciutto nel decidere,
ma quel volo di rondini alla sera
ride d’ogni promessa che pretenda
di regalare un tempo che non sia
carezza d’ala sulla selce, sogno

Rio Duron

Stelle di fuoco nel cielo gelido:
un cuore non sopporterebbe oltre
la promessa di un crinale,
l’amore nell’amore si ramifica
dentro un mondo che dona alla terra
ciò che fiorendo in sogno sale

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Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche

Crosby, Stills, Nash and_Young, 1970

Antonio Scavone

Note di ascolto IV – Vibrazioni esotiche (Brian Wilson e i “Beach Boys” – Crosby, Stills, Nash & Young)

     Negli anni ’60 li chiamavamo “complessi” ed erano formazioni strumentali che ricalcavano l’assetto dei “Fab Four”: batteria, basso elettrico, due chitarre elettriche, di cui una era lead, guida o solista. Si formarono innumerevoli complessi ma molti dei loro componenti trasmigravano da un gruppo all’altro, fondandone di nuovi, sconfessando gli originali. La denominazione “complesso” andò in disuso – troppo semplicistica e in fondo anonima – ma da noi era difficile accettare quella di “band”, che configurava un assetto dalla vocazione pluri-strumentale e con un repertorio molto più articolato e identitario. Continua a leggere Note di ascolto (IV) – Vibrazioni esotiche