Note di ascolto (V) – ¡España!

habanera

Antonio Scavone

Note di ascolto (V) – ¡España!
(de Falla – Rimskij-Korsakov – Bizet)

     Il linguaggio della musica ha sempre travalicato i confini geografici della terra d’origine dei compositori. Pur ispirandosi a storie o leggende del milieu territoriale cui apparteneva, la musica ha anticipato una “globalizzazione” (rilettura o innovazione di atmosfere e stili) tra le attribuzioni precipue di un popolo (contesto e tipologia culturale) e la condivisione di un patrimonio tendenzialmente compatibile. Molto più della parola letta o udita, la musica ha sempre affermato e imposto un’intelligibilità “naturale” (cosa c’è di più universale di un “suono”?), anche quando quella parola si esprimeva nell’armonia del canto (opera lirica, in primis). Ci sono stati musicisti per così dire “nazionali” (il cèco Smetana, il finlandese Sibelius) e altri di un respiro sovranazionale, che hanno ricreato un’atmosfera d’ambiente con una fedeltà idealmente sostenibile.
     Troviamo tanto consueto quanto bizzarro che Giuseppe Verdi abbia musicato una storia che si svolge nell’antico Egitto (Aida) o che Giacomo Puccini abbia ambientato in Giappone, in Cina e in America storie di passione e dolore (Madame Butterfly, Turandot, La fanciulla del West). Sono attendibili i personaggi, le scene, i costumi di storie che si svolgono in paesi esotici o è il linguaggio musicale (cioè lo stile del compositore) a rendere credibili e anzi identitari e pertanto riconoscibili quei personaggi, quelle scene, quei costumi? Non sembri ovvia e superflua questa riflessione: il distinguo non attiene, come per la letteratura, a un codice espressivo più volte rifatto o adattato ma alla sensibilità espressiva del musicista, alla sua intuizione drammaturgica, alla complessità compositiva. Prendiamo ad esempio la musica spagnola o la musica che presenta suoni e sensazioni riconducibili alla Spagna, ad una Spagna storica ed oggettiva non di meno ad una Spagna immaginata o introiettata.
     Il brano che si presenta all’ascolto è una parte del balletto El Amor brujo (L’amore stregone) composto da Manuel de Falla nel 1915: la “Danza rituale del fuoco”, eseguita dall’orchestra di Chicago, diretta magistralmente da Daniel Barenboim.

     La sonorità è roboante, il contrappunto svelto e deciso, il ritmo incalza e aggrega con tempi diversi battute e cesure che si inseguono con travolgenti coloriture orchestrali. È un balletto El Amor brujo ma ha l’accento di una suite (tipica del resto delle danze), ma la musica sembra sopravanzare e preponderare la rappresentazione coreografica: si liberano suggestioni gitane ed emozioni ancestrali nella storia di un amore perduto e recuperato per l’artificio di un filtro d’amore. C’è la Spagna che ci aspettiamo dalla consuetudine della tradizione ma c’è anche la Spagna che trasmette una vibrante modernità, a tratti espressionista, che rimescola, trasforma e propone un’originalissima tessitura sinfonica, ben oltre una rilettura musicalmente datata.
     Da Manuel de Falla passiamo ad un’altra Spagna, quella del Capriccio spagnolo (1887) di Nikolaj Rimskij-Korsakov.

     I colori e i rimandi alla nazione iberica sembrano attenuarsi, sono più morbidi e discreti ma l’orditura è ancora solare, immaginifica.
     Musicista accurato e “geometrico” Rimskij-Korsakov tratteggia in questo Capriccio un paradigma e un’idea della Spagna più mite e andante, più vicina alla contemplazione del paesaggio e all’introspezione delle creature umane. Il tocco lieve, modulare, richiama quelle atmosfere favolistiche così care a Korsakov (Shéhérazade) ma l’esotismo spagnolo del musicista russo si presenta, pur nella leggerezza, personalistico, etnicamente riconfigurato, con un’aderenza trasognata al calore del popolo iberico e delle leggende asturiane.
     Sensuale, aggressiva, eccitante è la Spagna di Georges Bizet con la passionale e celeberrima Carmen del 1875. La prima proposta d’ascolto è l’ouverture dell’opera, diretta da James Levine con l’orchestra del Metropolitan Opera House di New York:

     La seconda proposta di ascolto è la famosa Habanera, nella performance canora e scenica del mezzosoprano Julia Migenes-Johnson, qui diretta da Lorin Maazel per il pregevole film omonimo (1984) del compianto Francesco Rosi, con le scene e i costumi di Enrico Job, la fotografia di Pasqualino De Santis, il montaggio di Ruggero Mastroianni, le coreografie di Antonio Gades.

     È un tripudio di colori e tonalità, di movenze e seduzione, di voci e ambienti. Nel film di Rosi convergono elementi “originali” della Spagna immaginata da Bizet (sul libretto di Meilhac e Halévy dalla novella omonima di Prosper Mérimée) che esaltano la passione d’amore di Carmen, la sua voglia di libertà e il suo triste epilogo. Le altre voci dei protagonisti nel film sono quelle di Don José (Plácido Domingo), del torero Escamillo (Ruggero Raimondi) e di Micaela, la promessa sposa di Don José (Faith Esham).
     Folclore sontuoso nell’ouverture e nelle arie, nei concertati e nei recitativi, nelle scene e nei costumi eppure mai oleografico e ridondante: il rischio di essere convenzionali quando si sceglie di interpretare una sensibilità che ci lusinga ma non ci appartiene è sempre seducente e infìdo ma la musica sa come proteggersi e proteggerci da queste insidie. Lo spunto di una ballata popolare, autentica e tradizionale, si trasforma felicemente con l’impianto di una partitura in una densità di temi e sottotemi, in una struttura cioè autonoma che eleva la citazione di un leit-motiv alla magnifica e travolgente interazione tra suono e significato, tra godimento e intenzione come solo i musicisti sanno offrire alla nostra ricerca di completezza.
     Le proposte d’ascolto qui presentate sono soltanto degli esempi di quel grande paradigma che è la musica spagnola per i suoi compositori (Isaac Albéniz della suite Iberia, Joaquín Rodrigo del Concierto de Aranjuez), per i suoi eccellenti solisti (l’inarrivabile chitarrista Andrés Segovia, il violoncellista Pablo Casals, il tenore José Carreras, il maestro Felipe Pedrell).
     Nella musica spagnola e di ispirazione spagnola ritroviamo i colori del Mediterraneo e dei nostri sentimenti, delle nostre angosce e delle nostre passioni, filtrate da un’eccitante e sempre diversa immedesimazione in un patrimonio lirico e culturale che spesso, per supponenza o ignoranza, dimentichiamo di possedere e di esprimere.

1 commento su “Note di ascolto (V) – ¡España!”

  1. A volte, la vita, ci chiude in un silenzio che è un non-suono, una dimensione che esclude e non ci rende partecipi della Bellezza.

    Grazie davvero, Antonio, per queste tue note di ascolto che ci restituiscono l’anima della musica come fuochi d’artificio in una notte estiva.

    un grande abbraccio a te e a chi permette tutto questo
    jolanda

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