Canti della tradizione anarchica italiana

Montelupo
Il canzoniere anarchico
(Canti della tradizione anarchica italiana)

Goodfellas, 2014

Recensione di Camilla Galbiati
tratta da Rivista Anarchica, 235 (febbraio 2015)

Loro li ho “conosciuti” per caso… mentre navigando in rete ascoltavo i miei amati canti anarchici. Si chiamano Montelupo e vengono da Roma, precisamente dalla zona di Guidonia e Tivoli.
Il progetto Montelupo nasce nel 2012 e mira al recupero dei canti anarchici italiani. L’attuale formazione della band vede Daniele Coccia alla voce, Eric Caldironi alle chitarre e Alessandro Marinelli alla fisarmonica, ai quali si aggiunge presto Nicolò Pagani al contrabbasso. Agli inizi di novembre è uscito il loro primo lavoro in studio con l’etichetta “Goodfellas”: Il canzoniere anarchico.
Appena ho saputo la notizia non ho potuto fare a meno di comprare il loro disco, un po’ per curiosità, un po’ per la passione per il canto popolare e più di un po’ per l’amore per quei personaggi ormai dimenticati raccontati dai testi di queste canzoni.
Come ogni buona collezionista di musica metto su il cd e leggo il libretto che lo accompagna. Non si può non leggere l’introduzione di Alessio Lega che scrive: “Ma cazzo! Questo è il mio disco! Era da un po’ di anni che ce l’avevo in testa”.
La potenza di questo lavoro sta proprio nel fatto che le canzoni non tradiscono la loro naturale vocazione alla ribellione e alla propaganda, ma si presentano in una veste “svecchiata” (se mi è concesso usare questo brutto termine!) grazie ai nuovi arrangiamenti. Il lavoro mescola ritmi folk ad arrangiamenti più jazz, a cui si intrecciano divertenti marcette, fino all’appassionante “tango di Caserio”.

Montelupo, Canzoniere anarchico

Quello compiuto dai Montelupo è un vero e proprio viaggio nella tradizione anarchica intrapreso attraverso le 17 tracce che compongono il cd. Sul libretto ogni pezzo è introdotto da una breve presentazione di Franco Schirone che spiega l’origine del testo, della musica o racconta la storia dei protagonisti. Solo per citarne alcune anche se tutte meriterebbero uguale considerazione non solo per la loro bellezza, ma perchè ognuna meriterebbe di essere rievocata alla memoria.
Il disco si apre con “La ballata del Pinelli” che narra le ultime ore in questura del ferroviere anarchico Giuseppe Pinelli, una vicenda relativamente giovane che racconta la storia di un uomo che molti compagni, milanesi e non, hanno avuto il privilegio di conoscere.
Per tornare un po’ più lontano nel tempo non si può non nominare “Il feroce monarchico Bava”. Nel 1898 in tutto il paese si erano scatenate numerose proteste in seguito al rincaro di alcuni generi alimentari di prima necessità. A Milano il re Umberto I, quello che i “nostri” libri di storia ricordano come “il re buono”, ordinava al generale Bava Beccaris di sparare sulla folla che chiedeva il pane.
Bellissima la versione contenuta nel canzoniere del Lazio di “Bevi bevi compagno”, nata dall’unione dei testi di “Se nasce l’anarchia” e da quello della canzone d’osteria “La canzone che ammazza li preti”, unificate da Sandro Portelli.
Immancabili i testi del celebre Pietro Gori: “Addio Lugano bella” scritta dopo l’arresto nel 1895 mentre fuggiva dalla polizia italiana e una versione dei suoi “Stornelli d’esilio” sulla quale non riuscirete a stare fermi. Vi commuoverete sentendo l’arrangiamento di “Dimmi bel giovane”, poesia internazionalista che riprende le parole pronunciate da un giovane per l’ammissione alla Comune di Parigi. Il disco si chiude con il tradizionale “Canto dei malfattori”, scritto da Attilio Panizza e che tende a rivoltare la continua accusa di “malfattori” con cui lo stato bollava gli anarchici.
Numerose le collaborazioni all’interno di questo primo lavoro dei Montelupo. Bianca Giovannini, cantante del complesso romano “BandaJorona”, presta la sua voce in alcuni pezzi insieme a tanti altri, come Giancarlo Barbati Bonanni, voce in “Bruceremo le chiese” o Andrea Ruggiero, violinista.
Che dire… un disco da ascoltare non solo perché piacevole, ma perché vivo.
Sarà forse la potenza della musica che ci salverà dall’oblio? Questo non posso assicurarlo, ma posso assicurare che i Montelupo sono riusciti a sottrarre alla dimenticanza tutte le storie, vicine lontane, collettive e individuali, raccolte in questo lavoro.

Rivista A, 395

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