Due nuovi esercizi su Mallarmé

Manet, Portrait of Stéphane Mallarmé

Matteo Veronesi

Riprendo e per ora concludo, qui, il discorso interpretativo già avviato con i Cinque esercizi inclusi nella miscellanea Hexapla (Nuova Provincia, Imola 2014), il cui testo è disponibile anche in rete.
Discorso, peraltro, virtualmente inesauribile: come inesauribile, e virtuale, ossia eminentemente immateriale, volatile, fluente, è la parola stessa della poesia moderna più consapevole di sé, quella appunto che, per larga parte, in Mallarmé vede il proprio maestro e il proprio autore.

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Quaderni delle Officine (LVII)

Quaderni delle Officine
LVII. Marzo 2015

quaderno part_ b_n

Luigi Sasso

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Chagall e le forme dell’alfabeto
(2003, 2015)

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Fuoco sui ragazzi del coro

Carmine Mangone, Fuoco sui ragazzi del coro, 2014

“Siamo sempre vissuti dentro un tentativo, nello spazio di un fuori che non implica una caduta, un incespicare nell’Altro, bensì un continuo dislocarsi, insieme, vibranti, cocciuti, camminando a braccetto per le vie di un mondo dove vanno e vengono gli uomini da rifare. – Il movimento è l’interrogazione, la messa in causa che oltrepassa ogni possibilità di domanda, ma è anche la realtà di ciò che ami, di ciò che ti incita a violare l’impossibile. In ogni tempo, la rivolta è una rosa che puoi potare, non recidere. Voler vivere la potatura: ecco a cosa siamo chiamati.”

Carmine Mangone, Fuoco sui ragazzi del coro, 2014

“Lo so. Lo so che non esiste verità più vera della morte. Eppure, ci sono momenti in cui un uomo deve farsi così ottuso da credere che un solo taglio, proprio perché profondo e praticato in prima persona, possa poi preservarlo da ogni ulteriore lacerazione. La saggezza è l’inizio della morte; un morire senza piagnistei facendo finta che quello che pensi o dici possa almeno tramandare la tua idea del taglio. Bisogna farsi coltello, celebrare la dissezione della potenza e coagulare nuovi corpi. Aurora, aurora, fumo negli occhi della Morte!”

Carmine Mangone
Fuoco sui ragazzi del coro
Copertina di Marco Castagnetto
Torino, Nautilus Autoproduzioni, 2014

Falaise

Falaise du Cirque d'Archiane
Falaise du Cirque d’Archiane

Yves Bergeret
Eric Brault

Cycle de neuf quadriptyques (65 x 50 cm) créés au col des Caux, devant les piliers verticaux de la falaise sud du Roc d’Ambanne, près de Die, août 2011-novembre 2013.
Peintures d’Eric Brault
Poèmes d’Yves Bergeret

Ciclo di nove quadrittici (65 x 50 cm) creati sul colle di Caux, davanti ai pilastri verticali della falesia sud di Roc d’Ambanne, presso Die, agosto 2011-novembre 2013.
Dipinti di Eric Brault
Poemi di Yves Bergeret

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Il suicidio incerto. Blanchot su Dostoevskij

Fyodor Mikhailovich Dostoyevsky, 1876 Giuseppe Zuccarino

Il suicidio incerto.
Blanchot (e altri)
sul Kirillov di Dostoevskij

Una delle figure più singolari e affascinanti del romanzo I demoni ha per nome Aleksèj Nilyč Kirillov[1]. Seguendo una tecnica che gli è abituale, Dostoevskij ci svela solo gradualmente i tratti di carattere e le opinioni del suo personaggio. Kirillov è un ingegnere di circa ventisette anni, da poco rientrato in patria dopo un lungo soggiorno all’estero. Si tratta di un giovane serio e meditativo, che cerca di elaborare teorie proprie, giungendo a strane conclusioni. Nel contempo, però, ama la vita, si dimostra buono ed è sempre disponibile ad aiutare gli altri. Ciò può sembrare in contraddizione con il contenuto del suo pensiero, che ruota intorno all’idea del suicidio. A suo giudizio, se le persone non si uccidono è soltanto per paura del dolore connesso all’atto di togliersi la vita e per timore dell’aldilà, dunque di Dio. Non appena si riuscisse ad acquisire un maggiore dominio di sé e ad abbandonare le idee religiose, nascerebbe un nuovo tipo di uomo: libero, gioioso, trasformato persino fisicamente, un vero e proprio uomo-dio. Finora ciò non è avvenuto proprio a causa dei pregiudizi che inducono le persone a temere la morte. Persino i suicidi, che pure l’hanno affrontata, sono sempre stati spinti da motivazioni individuali e sbagliate, non hanno saputo farlo all’unico scopo realmente valido: quello di vincere la paura e di dimostrare l’indipendenza umana. Continua a leggere Il suicidio incerto. Blanchot su Dostoevskij

Scrivo

Arno Rafael Minkkinen

Jolanda Catalano

Scrivo.
Non altro
in questa penuria di giorni
di notti cadenti
come fuochi sul mare.
Scrivo.
Ricordo il sapore dell’alba
quando il giorno era giorno
e il sole al tramonto
incideva nel cielo
raggi di future promesse
che imprigionavano il cuore
e palpiti disordinati
chiamavano a vita.
Scrivo.
Solo questo,
dannatamente imbrigliata
alla parola che torna
dal limbo umiliante
di pensieri confusi.
Scrivo.
Non altro
che questo andare dentro me stessa
perché la morte, un giorno,
mi colga
col pugno serrato sulla penna
per un ultimo vergine foglio.