EL ÚLTIMO CANTO DE AMOR DE PEDRO J. LASTARRIA

Roberto Bolano by Carloscartoons

Roberto Bolaño

 

Testo tratto da:
Los perros románticos (1980-1998)
(I cani romantici)
Versione di Francesco Marotta
Quaderni di traduzioni, XII, 2012

 

EL ÚLTIMO CANTO DE AMOR
DE PEDRO J. LASTARRIA, ALIAS «EL CHORITO»

Sudamericano en tierra de godos,
este es mi canto de despedida
ahora que los hospitales sobrevuelan
los desayunos y las horas del té
con una insistencia que no puedo
sino remitir a la muerte.
Se acabaron los crepúsculos
largamente estudiados, se acabaron
los juegos graciosos que no conducen
a ninguna parte. Sudamericano
en tierra más hostil
que hospitalaria, me preparo
para entrar en el largo
pasillo incógnito
donde dicen que florecen
las oportunidades perdidas.
Mi vida fue una sucesión
de oportunidades perdidas,
lector de Catulo en latín
apenas tuve valor para pronunciar
Sine qua non o Ad hoc
en la hora más amarga
de mi vida. Sudamericano
en hospitales de godos, ¿qué hacer
sino recordar las cosas amables
que una vez me acaecieron?
viajes infantiles, la elegancia
de padres y abuelos, la generosidad
de mi juventud perdida y con ella
la juventud perdida de tantos
compatriotas
son ahora el bálsamo de mi dolor
son ahora el chiste incruento
desencadenado en estas soledades
que los godos no entienden
o que entienden de otra manera.
También yo fui elegante y generoso:
Supe apreciar las tempestades,
los gemidos del amor en las barracas
y el llanto de las viudas,
pero la experiencia es una estafa.
En el hospital sólo me acompañan
mi inmadurez premeditada
y los resplandores vistos en otro planeta
o en otra vida.
La cabalgata de los monstruos
en donde «El Chorito»
tiene un papel destacado.
Sudamericano en tierra de
nadie, me preparo
para entrar en el lago
inmóvil, como mi ojo,
donde se refractan las aventuras
de Pedro Javier Lastarria
desde el rayo incidente
hasta el ángulo de incidencia,
desde el seno del ángulo
de refracción
hasta la constante llamada
índice de refracción.
En plata: las malas cosas
convertidas en buenas,
en apariciones gloriosas
las metidas de pata,
la memoria del fracaso
convertida en la memoria
del valor. Un sueño,
tal vez, pero
un sueño que he ganado
a pulso.
Que nadie siga mi ejemplo
pero que sepan
que son los músculos de Lastarrla
los que abren este camino.
Es el córtex de Lastarria,
el entrechocar de dientes
de Lastarria, el que ilumina
esta noche negra del alma,
reducida, para mi disfrute
y reflexión, a este rincón
de habitación en sombras,
como piedra afiebrada,
como desierto detenido
en mi palabra.
Sudamericano en tierra
de sombras,
yo que siempre fui
un caballero,
me preparo para asistir
a mi propio vuelo de despedida.

 

L’ULTIMO CANTO D’AMORE
di Pedro J. Lastarria, alias “El Chorito”

Sudamericano in terra di goti,
questo è il mio canto d’addio
ora che gli ospedali trascurano
le colazioni e le ore del tè
con un’insistenza che non posso
che attribuire alla morte.
Svaniti i crepuscoli
lungamente studiati, finiti
i giochi dilettevoli che non portano
da nessuna parte. Sudamericano
in una terra più ostile
che ospitale, mi preparo
ad entrare nel vasto
corridoio sconosciuto
dove dicono fioriscano
le opportunità sprecate.
La mia vita fu una successione
di opportunità perse,
lettore di Catullo in latino
a malapena ebbi il coraggio di pronunciare
Sine qua non o Ad hoc
nell’ora più amara
della mia esistenza. Sudamericano
negli ospedali dei goti, che fare
se non ricordare le cose belle
che una volta mi accaddero?
I viaggi infantili, l’eleganza
di genitori e nonni, la generosità
della mia giovinezza perduta e con essa
la giovinezza perduta di tanti
compatrioti
sono adesso il balsamo del mio dolore,
sono adesso la favola incruenta
liberata in queste solitudini
che i goti non capiscono
o che capiscono in un altro modo.
Io fui oltremodo elegante e generoso:
seppi apprezzare le tempeste,
i gemiti dell’amore nelle baracche
e il pianto delle vedove,
ma l’esperienza non è che una beffa.
Nell’ospedale mi fanno compagnia
solo la mia immaturità premeditata
e i bagliori visti in un altro pianeta
o in un’altra vita.
Una cavalcata di mostri
dove “El Chorito”
ha un ruolo da protagonista.
Sudamericano nella terra di
nessuno, mi preparo
ad entrare nel lago
immobile, come il mio occhio,
dove si rifrangono le avventure
di Pedro Javier Lastarria
dal raggio incidente
fino all’angolo di incidenza,
dal seno dell’angolo
di rifrazione
fino alla costante chiamata
indice di rifrazione.
In parole povere: le cose brutte
trasformate in belle,
in apparizioni gloriose
le figure imbarazzanti,
la memoria della sconfitta
trasformata in memoria
del coraggio. Un sogno
forse, però
un sogno che ho conquistato
da solo.
Che nessuno segua il mio esempio
ma si sappia
che sono i muscoli di Lastarria
quelli che aprono questo cammino.
E’ la corteccia di Lastarria,
il battere di denti
di Lastarria, ciò che illumina
questa notte nera dell’anima,
ridotta, per mia gioia
e riflessione, a questo angolo
di stanza in ombra,
come una pietra febbrile,
come un deserto trattenuto
nella mia voce.
Sudamericano nella terra
delle ombre,
io che sempre fui
un cavaliere,
mi preparo ad assistere
al mio stesso volo d’addio.

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