Before the flood, 8

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Max Loreau

      (Anarchia d’alba)

      Anarchia d’alba,
      voce delle sottili dolcezze
      imprevidente
      dischiusa,
      rosa del mattino dalle dita leggere
      colme di dattili latini
      sparsi prima dell’enfasi nel cielo,
      voce d’etere
      d’alcol
      brume.

      Anarchia d’alba
      senza numero
      eppure bella
      come mistica atrocità
      che devasta ogni proporzione.

      Qualcosa di più del numero
      si è accaparrato la luce,
      il largo
      che rende più largo,
      agitando la profondità come risacca
      che si estenda
      alle più nervose, irritabili estremità
      dell’essere.

(Traduzione di Adriano Marchetti)

(continua a leggere qui)

Essere nella parola

L’ossario del sole

Laura Canciani

Una forte debolezza

(Nota critica di Marco Furia)

Essere nella parola”, di Laura Canciani, è una raccolta contraddistinta da una vivida tensione poetica da cui scaturiscono pronunce chiare e concise.
L’immagine

“A caso il dito tocca la parola
sperata lungamente
così che si accende, irriducibile, una lucina”

fa pensare a un possibile contatto fisico con il linguaggio.
Continua a leggere Essere nella parola

Frammenti d’esilio, 4

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Wie lange war kein Herz
zu meinem mild…
Else Lasker-Schüler

 

frammento 4

94. Dice l’amico, con pochissima voce per non farsi sentire attorno da altri che non sia io: «Abolita la felicità. Anche la sua possibilità, anche il pensiero della felicità. Abolita la ricerca del suo “che cos’è?”. Abolite le persone che occasionalmente me ne hanno procurata, che potrebbero ancora procurarmene. Abolite le persone in generale, visto che la buona volontà di chiunque può fare piccoli miracoli quotidiani. Abolita la speranza che, insieme alla parola amore, è stata fonte di così tanto dolore. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 4

La vela e il vento

Nicolas De Stael, Barques dans le port, 1955

Marco Ercolani

Al foglio bianco metto mano ogni giorno pensando di scrivere pagine mie, e le parole si moltiplicano, si rispecchiano, si cancellano, diventano scudo e specchio. Mi rifugio, mi rifletto, mi ostino. E, mentre scrivo, la pagina, nera e fitta, smette di appartenermi. Quasi non riesco più a leggerla. Complice del mio io sonnambulo, tace.

Continua a leggere La vela e il vento

Sono la foce e la sorgente

Lorenzo Pittaluga

Lorenzo Pittaluga

Pensare l’oltre

     Se è vero che la malattia psichica determina spesso una sensibilità particolare, come se non ci fosse più lo schermo della pelle a riparare dalla percezione esterna del mondo i confini dell’anima e a proteggerla dall’invasione interna dei fantasmi, di questa sensibilità Lorenzo si fa testimone. Volendo fuggire dall’inevitabile cronicità della sua sofferenza psichica – ricoveri protratti, abusi farmacologici, episodi confusionali -, Pittaluga non agisce in modo sommesso ma con un tuffo euforico nell’estasi della poesia e nell’ignoto della morte, pervaso dalla stessa esaltazione con cui raccontava a me, ancora diciassettenne, il delirio di essere santo. «Mai stato un giorno senza paura, / senza la luminosa paura / di essere dimenticati» (Remo Pagnanelli). Continua a leggere Sono la foce e la sorgente

prima del diluvio, 8

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Lorenzo Pittaluga

Debito

Cerca l’esca propria, il cappio
benefico, il duri anche poco
di una stagione che sfugge,
cercami un approdo, un pane

e una fiamma: io ci sarò.
Succhiami tutti i miei
nascosti, afferra il putto
senza vergogna e versane

il seme in abbondanza, afferrami,
sì, trattienimi dentro, dimmi
che la stella ruota nella concentrica
memoria

di me che chiedo la tua fessura
come segno, come avvertimento.
Inaugureremo le gioie e l’immagine
allo specchio come.

Il resto? Il resto solo enigma della voce.

(continua a leggere qui)

prima del diluvio, 7

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Severino Raimondi

(In luogo d’urto e fiaccola)

in luogo d’urto e fiaccola
il tuo respiro si apposta per sorprendermi –

fluttuante materia d’insonnia
senza argini
sale straniera al desiderio dello sguardo
la voce che mi bracca nel segreto

siamo radici al bando, cifre immobili di neve
nella stagione che chiama a raccolta
alberi e maree, quello che manca
per sfuggire all’agguato dell’abisso –

ma tu già folle, taglio di lama
e ombra
nel non richiesto azzurro del tuo nome
dividi lingua e nome
dalla vela prescelta per salpare, dal fiore
che si congeda dietro il buio

(continua a leggere qui)

Frammenti d’esilio, 3

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Hérésie à découvert!
Tout l’humain sur le pas de la porte,
à fleur de peau.
Le dehors plus intime
Soudain que le dedans.
Jean Flaminien

frammento 3

55. Probabilmente, il peggior “peccato” che un uomo possa commettere è quello di credersi immortale. Di fatto, noi viviamo ogni attimo della nostra vita come se non dovessimo morire mai, come se la morte riguardasse sempre e soltanto gli altri. Sia chiaro, è necessario che sia così, affinché la nostra sopravvivenza sia possibile, nessuno potrebbe lavorare, pensare, scrivere, leggere, amare se la natura non ci avesse fornito una specie di smorzatore capace di ottundere la percezione del fatto che, essendo nati un giorno (quello, e non un altro), ci attende la conferma di un tale enigma in un altro giorno (quello, e non un altro) in cui godremo del bene di non avere più il dovere della memoria rispetto all’intera serie dei giorni che precedono, perché, essendo morti, avremo perso la coscienza di quel sé che s’incarica quotidianamente di ricordarla per poter vivere. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 3

Prima del diluvio, 6

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Nelo Risi

Madrigale

Ho fatto un pieno di versi
per la traversata dei deserti
dell’amore, là dove il viaggiare
più comporta dei rischi, dove
occorre tenere gli occhi bene aperti
perchè non sempre regge il cuore

A malapena si conserva un viso
se il tempo ingoia il resto;
con un ritratto appeso non si va
molto lontano, a meno che un sorriso
una figura non venga a divorarti
con dolcezza, un modo ancora
per stare con la vita.

(1993)

Deora Dé – Fiori d’Irlanda

deora de Roberto Cogo

Le poesie di questa raccolta sono state scritte durante il mio soggiorno come poet in residence sull’isola di Achill nella contea di Mayo in Irlanda e a Dublino, nel periodo compreso tra il 10 e il 30 agosto 2009, ospite dell’associazione intitolata allo scrittore e premio Nobel tedesco Heinrich Böll. (R. C.)

 

Roberto Cogo, Deora Dé
Fiori d’Irlanda – Flowers of Ireland

Introduzione di John Mc Hugh
Commento di Camillo Pennati
Milano, Edizioni Dot.com Press, 2015

Continua a leggere Deora Dé – Fiori d’Irlanda

Per distratta sottrazione

Per distratta sottrazione

Fosca Massucco

“Nella metropoli boschiva di Fosca Massucco, zeppa di sguardo e di passi privi di retorica, il primo radente profili e interni, i secondi ben piantati sul suolo, avanzano carri bestiame con sopra i cassoni animaleschi. Per filogenesi, miracolosamente fuori tempo, però ricca di antropologia fenogliana, la poesia di Per distratta sottrazione addita la realtà della carne che va nel vuoto, con tutta la fine del ’900 messa lì come fosse semplice addentrarsi in questa investitura. Non lo è, l’autrice lo sa, e zappando via ogni ostruzione delle misere facoltà attuali (la spianatura infame delle poetiche), non ci pensa due volte a decretare, ben dentro la struttura del verso, un’epica fin viscerale, domestica e altresì pubblica, un’epica che non si conforma alla fine degli scrittori, quelli che mettevano in chiaro ostilità verso i poteri biblici o riscaldati come brodo politico. Continua a leggere Per distratta sottrazione

La religione della festa

Alba sui calanchi di Aliano

Franco Arminio

LA RELIGIONE DELLA FESTA

La luce è in ogni luogo e sopra ogni luogo c’è il cielo. Fare festa a un luogo, raccontarlo, attraversarlo, cantarci dentro. Questo abbiamo fatto ad Aliano, passando dalla coscienza di classe alla coscienza del luogo.

Continua a leggere La religione della festa

prima del diluvio, 5

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Marina Pizzi

      (La cena del verbo)

      Dio della notte il mio sospiro
      Sparuto quanto un indice di nebbia
      La crudeltà del sale sfatto palmo
      Con il mistero che deride la faccia
      Faccenda senza resine di baci.
      Il male barricato sulla fronte
      Dissolve l’ossigeno geniale
      La gente sugli spalti delle tombe.
      Tu dimmi quale rondine corsara
      Sapienza di dio non sapere
      Perché le baracche da sole spopolano
      Esatte bramosie cercare dio.
      Capitomboli di sabbie volerti bene
      Dietro la rotta tragica del guado
      O di domani la speranza d’essere.
      Pagliaccio al grado Generale
      Questo fantasma d’anima malarica
      Dove intercede il regno del cipresso.

(continua a leggere qui)

Frammenti d’esilio, 2

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Chi passa, al morire del giorno,
ch’ode un fischio lungo laggiù
riprende nel cuore il ritorno
verso quello che non è più
Giovanni Pascoli

frammento 2

21. L’intenzionalità di scrittura non registra e non spiega soltanto le diverse modalità di scrittura, o forme, o stili, ma modifica come le facce di un prisma la persona o l’oggetto di cui la scrittura si occupa. Di un certo amico, se ne scrivo in una lettera (intenzionalità epistolare), cercherò di dare al destinatario quelle che sono secondo me le autentiche coordinate del suo carattere, di ciò che dice e che fa, affinché se ne faccia un’idea il più possibile vicina alla realtà della sua personalità. L’obiettivo è la verità del suo esserci protetta dal segreto epistolare. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 2