Il filo del racconto

Yves Brgeret, Le fil du récit

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Prima del diluvio, 12

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Federico Zuliani

(Travelling South)

Per me tu sei i cimiteri,
la terra grassa che han concimato le mie ossa.
Quando ero lontano mi hai parlato

velandomi gli occhi colle tue fattezze.
Pianura di campi immensi e di uomini integri,
sei la mia fede, il luogo da cui non si parte

ma a cui si torna, sempre. Tu sei i campanili,
un barocco dolce per quanto austero; fatto
di santi lavoratori conservati con la cura

con cui si conserva il pane. Ebbene tu
concedimi in ultimo di poter tornare
sterco e humus tra i tuoi pioppi, e la tua brina.

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La prego, mi dica di sì

Eduardo De Filippo

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Prima del diluvio, 11

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Nino Iacovella

(Una terra come carne)

La poesia non può cambiare l’ordine
del dolore

Quella polvere non si poserà altrove,
piuttosto ricuce addosso la presenza
delle lapidi, insinuando al funambolo
che osa lo sguardo oltre la corda
che sovrasta le proprie rovine

Cercare ricordi, tra i muri anneriti
e le case abbandonate, noi tra le notti ancorate
con le unghie che vanno a fondo
ai bordi del materasso, avessimo visto i volti,
le madri tra i vuoti delle stanze,
avremmo un taglio più vistoso al collo
e come parole un filo di voce

Per questo lanciamo solo segnali di fumo
da posti sicuri e abbandonati

e se apriamo nascondigli
nutriamo un vuoto di formaldeide,
un lascito di brace che toglie il respiro

Lasciamo tepore, ma con parole di cenere
dopo ogni bivacco

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Prima del diluvio, 10

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Francesco Marotta

Ars Poetica

note per improvvisate metafore
vagando tra storie che sfumano in acque di eventi interdetti
tumescenza per troppo furore
passando in rassegna
ectoplasmi di neve
e si fugge
solo intuibile l’ubiquità di certi bagliori
adiacenze di tregua nel buco del culo del mondo
dove le foglie reclamano spazio
ai cieli consunti in deliri di tenebre acerbe
ingiunzione a stremare l’interno
la vita vissuta per interposta persona
che pende
riprende lo slancio
s’avvita nel vortice di minute torsioni
intenzioni di stile
emozioni
l’età che ritratta umbratili vuoti
eiacula ritmi di sensi straziati
l’immagine si fissa nel gioco
la luna che ha sete avvicenda rumori
tu dici del verbo dovrebbe segnare l’inizio e alla fine
ultimarsi nel gergo
controllare sintassi di simboli
epigrafici grumi di fango
orme di esistere ai margini
comunione di sguardi tra sangue e altro sangue
e forse incede
resiste
ci sarà qualche gesto un solco più fondo
un fiore nell’implume materia
sutura di un grido
un accento di luce scampato a fluenze
di lacrime
e
merce

Il vogatore

Silvia Comoglio, Il Vogatore

            *

            tu della Notte punto di do

            di questo  argano di acuta  eco di respiro
            compi   il lato di presenza, il breve solo aperto
            ordine di istante, eterno  dentro il suo rovescio
            d’improvviso detto  dal tetto alla cantina : soglia —
            a-orlo-di-spessore!  dove  i fiori articolare
            alti, di sorpresa, nel Sempre che si deve
            alzare di ritorno, ancora  a sussurrare il nostro —
            solo tempo  scisso  per figura

            *

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Introduzione alla vita non fascista

Anti-Edipo Michel Foucault

“Pendant les années 1945-1965 (je parle de l’Europe), il y avait une certaine manière correcte de penser, un certain style du discours politique, une certaine éthique de l’intellectuel. Il fallait être à tu et à toi avec Marx, ne pas laisser ses rêves vagabonder trop loin de Freud, et traiter les systèmes de signes -le signifiant- avec le plus grand respect. Telles étaient les trois conditions qui rendaient acceptables cette singulière occupation qu’est le fait d’écrire et d’énoncer une part de vérité sur soi et son époque…”

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Frammenti d’esilio, 5

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Essere sempre tra i primi e sapere, ecco ciò che conta, anche se il perché della rappresentazione ci sfugge.
Eugenio Montale

 

frammento 5

134. Il filosofo dilettante ha tutti i difetti del filosofo professionista e nessuna delle sue qualità. Come il teoreta di mestiere, egli utilizza senza scrupoli il pensiero altrui, passato o presente che sia, facendogli dire quello che gli preme, al fine di avvalorare le sue tesi. E’ una pratica assai diffusa presso tutti i grandi teoreti, i quali adottano il pensiero degli altri come una sorta di deposito di idee, o di parole-idee, utile alla delineazione del proprio quadro: che importa la lettera del testo altrui? Il miglior rispetto, sembrano dire, sta nel tradire, o meglio, nel continuare il pensiero altrui facendo in esso emergere il non-detto, che giace incompreso e implicito. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 5

Fassbinderiana

Un-giorno-un-anno-una-vita

Quella scritta da Jürgen Trimborn è la puntuale biografia di una delle personalità più importanti della cultura tedesca tra gli anni ’60 e gli anni ’80 del Novecento: Rainer Werner Fassbinder. Nell’imponente testo edito, per l’Italia, da Il Saggiatore, si intrecciano la personalità complessa del celebre regista, il moto di rinnovamento del cinema tedesco e le vicende culturali e politiche che attraversano la Germania in un trentennio cruciale della sua storia, periodo in cui il paese si trova a fare i conti con tante contraddizioni interne, tra queste il suo doversi confrontare tanto con quel passato nazista difficile da metabolizzare, quanto con una nuova Germania che, restia a cambiare davvero nel profondo, viene attraversata da una cruenta stagione di conflittualità. L’intrecciarsi di tutti questi fattori rendono questa biografia di Fassbinder una storia che, pur nella sua parzialità, racconta un trentennio cruciale della vita della Repubblica federale tedesca prima che questa si indirizzi, nel decennio successivo, verso la riunificazione.

(Continua a leggere l’articolo di Gioacchino Toni su Carmilla)

Prima del diluvio, 9

Immagine di Michele Guyot Bourg

 

 

Giampaolo De Pietro

(Se i fantasmi vengono dalle statue)

La polvere viene dal libro.
La carta dall’aria.
L’alfabeto
dall’ulivo.
Il disperato dall’antico (ma
anche il giorno sperato, proviene
dal lontano passato). Futuro
viene da ora.
Il colore dalla mia mano.
La simmetria dalla bufera.
Come si sa, l’arcobaleno dal temporale.
E questo dall’erba e dal granchio.
La balena viene da vicino.
Il pensiero viene e va.
Il presente viene se canti (il gerundio va cantando).
L’illusione viene dal mondo.
La distanza dal bianco.
Il bianco viene dall’occhio,
e l’occhio dal buco nero.