Trilce

César VallejoCésar Vallejo, Trilce, 1922

Tiempo Tiempo.

Mediodía estancado entre relentes.
Bomba aburrida del cuartel achica
tiempo tiempo tiempo tiempo.

Era Era.

Gallos cancionan escarbando en vano.
Boca del claro día que conjuga
era era era era.

Mañana Mañana.

El reposo caliente aún de ser.
Piensa el presente guárdame para
mañana mañana mañana mañana.

Nombre Nombre.

¿Qué se llama cuanto heriza nos?
Se llama Lomismo que padece
nombre nombre nombre nombrE.

 

*

 

Tempo Tempo.

Mezzogiorno stagnante tra rugiade.
Pompa molesta di quartiere risucchia
tempo tempo tempo tempo.

Era Era.

Cantano galli razzolando invano.
Bocca del chiaro giorno che coniuga
era era era era.

Domani Domani.

Il caldo riposo ancora d’essere.
Pensa il presente conservami per
domani domani domani domani.

Nome Nome.

Come si chiama quanto ci ferisce?
Si chiama Lostesso che patisce
nome nome nome nomE.

(Trad. di Lalo Cura)

 

***

 

     Trilce

     “Hay golpes en la vida, tan fuertes… Yo no sé!”. Con queste parole comincia l’opera poetica di César Vallejo (Los heraldos negros, 1918). In molti versi della sua Libellula, Amelia Rosselli ripete non so, io non so. E’ un non-sapere nominante – ogni parola che parlando tace, dicendo parte, in parte, finendo, chiudendo, e che parlando dice parte, in parte, aprendo al non-finito.
     Nell’annus mirabilis 1922, l’anno di Ulysses e della Waste Land, Wittgenstein pubblica a Londra, dopo una prima stampa nel 1921 con altro titolo, ilTractatus logico-philosophicus, e a Lima, i Talleres Tipográficos de la Penintenciaría stampano Trilce di César Vallejo. Il cholo, nato in un villaggio delle Ande peruviane a 3.500 metri di altitudine, e il nobile austriaco sono entrambi trentenni. Wittgenstein chiude il Tractatus* sulla indecidibilità e indicibilità logica dell’etica, e dell’estetica; sull’enigma del non-eterno e dell’eterno (della finitezza e dell’infinito); sul come se che chiude la logica nella tautologia e apre all’analogica interminabile del rapporto nome-cosa. Dell’eterno e del non-eterno è il presente a diventare sintesi inafferrabile. “La dura vida, la dura vida eterna”, scrive Vallejo. L’evento, ogni evento, l’infinità e non-infinità degli eventi: in-conoscibili tramite proposizioni logiche. Il segno può solo mostrare. La poesia, facendosi evento, si rende in-conoscibile eppure mostra. Il suo enigma, il suo ineffabile, sono come l’enigma e l’ineffabile degli eventi. La relazione con gli uomini e con il mondo è relazione etica. Ineffabile. “Nonsensical”, dirà Wittgenstein nellaLecture on Ethics del 1929, e tuttavia esistente. L’estremo rigore linguistico di Wittgenstein è rigore etico, verso conoscenze possibili, e un possibile bene. Un linguaggi dove le parole, non potendo attingere alla verità, cercano la precisione, la sincerità: verità etica.
     Trilce è un neologismo sin sentido. Ma nell’opera non v’è nulla di nonsensical. Il nome-titolo privo di referente dichiara la relazione mediata tra nome e cosa e, forse ancor più, tra nome e nome. Vallejo incrina insieme sintassi, grammatica, fonetica, lessico, rapporti logici. Costruisce un evento nominante sulla vita, sul mondo, che conserva, dopo quasi novant’anni, tutta la sua forza interrogante, s-copre la poesia da estetiche e retoriche (in cambio ricevendo silenzio o incomprensioni; Trilce verrà ristampato in Spagna nel 1930, ma già dominavano altre retoriche, che dominano ancora…). Vallejo non arriva mai all’arbitrio, al solipsismo di certa poesia surrealista, della quale, pure, è considerato precursore. Perché? Perché non recide mai completamente il legame con i referenti comuni, reali? Sì. Ma forse, soprattutto, perché non allenta, anzi intensifica, il carattere etico, di responsabilità nominante, del linguaggio. Nessuna giocosità o deriva automatista. E infatti, dopo Trilce, anziché farsi manierista di se stesso, come tanti suoi coetanei, scrive i Poemas Humanos. Scopo di Vallejo non era, infatti, l’imporsi come poeta, ma il conoscere, l’esprimere…
     Così, mai si finisce di scoprire Trilce

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Giuliano Mesa
dal saggio Ad esempio. La scoperta della poesia
contenuto nel volume La scoperta della poesia
a cura di Massimo Rizzante e Carla Gubert
Pesaro, Metauro Edizioni, 2008.
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