Ramingo The Original

peter lorrePeter Lorre

Pellegrino Ramingo

Ramingo The Original

     Ohibò, ho percepito voci nefaste e truffaldine sulla mia persona! Dicono, tali dicerìe, ch’io sia alieno a me stesso, transfuga o trapassato, migrato e migrante nei più lontani lidi e, vieppiù, noto che qualcuno usurpa il mio nome e il mio casato, vestendo i miei panni (anonimi e abitudinarii, d’accordo) facendosi passare per me medesimo plagiando la mia, sebbene non ancora acclarata, personalità! Ma allora vogliamo perdere i sensi?!
     Chi osa spacciarsi per me?! Di Ramingo ce n’è uno, tutti gli altri son nessuno! Chi ha l’ardire e l’improntitudine di fare sue le mie veci, senza essere da me autorizzato, io che sono tra l’altro un ectoplasma narrativo, un simulacro della realtà letteraria, anzi il simulacro vivo e vegeto di quella mai abbastanza celebrata genìa dei personaggi inautentici che dai libri nascono ma che operano realisticamente nel mondo delle lettere, della presunzione e della vacuità! E dove vuolsi arrivare?!
     Mi si prende a prestito, mi si usa, mi si dileggia ma mi si sfasciano pure le scatole, perbacco!
     È stato riferito il quadro, esagerato e infedele, delle mie sembianze, del mio aspetto: piccolo, coi denti piccoli e cariati, con una chierica che si spiaggia glabra sulla mia cocuzza (ah, Giuseppe Cassieri, cito a memoria)… e con questo? Come si può rilevare dalla mia effigie – quella di sinistra che mi raffigura ancora giovanile e già mordace – non sono calvo, forse lo sarò in età avanzata – come a taluni piace immaginarmi untuoso e maligno come Peter Lorre nel riquadro a destra –, i denti non si vedono ma seppur cariati masticano agevolmente croste di pane raffermo… e allora?
     Gli scrittori devono essere forse belli e attraenti, come le sciacquette televisive o i conduttori della tivì in odor di arroganza o di frocezza?! Lo stesso Dante – si parla del corpo e non dell’anima – era mirabilmente un cesso con quel suo naso adunco come l’ipnotizzatore Kundra di Capitan Miki. E Balzac? Sempre ’mbriaco, il doppio mento e le guance gonfie da squilibrii circolatorii! E Beckett triste e rugoso come un torvo guardiano cimiteriale? E Proust con quell’espressione incerta che non sapevi mai se stava per appisolarsi o trovare un sito accogliente e intimo per scorreggiare?!… Belli, si fa presto a dire belli! La bellezza non è nella persona ma in quello che si dice, se si dice.
     Come si saprà, sto scrivendo un romanzo che è sicuramente epocale, dal titolo convenientemente ossimorico: Negazioni di luci e risorse di ombre… Vallo a scrivere un romanzo siffatto, vallo! E proponilo a un blog come l’ho proposto io: te lo bocciano, sì, te lo bocciano! Ma è un romanzo in progress, in divenire: Nun me piace ’o presebbio… Questa la risposta malvagia e preconfezionata da scrittori della domenica che languono per l’intera settimana facendosi scrivere da autori fantasmi duecento pagine di merda che tutti poi servilmente apprezzano come se fosse un tiramisù!
     La verità è che voialtri letterati del dì di festa vivete in una società contraffatta e filibustiera, oltre che fideistica: nessuno che valga per quello che esprime ma per il posto che occupa, nessuno che valga per la funzione che svolge ma per la conventicola che assembla. Registi raccomandati, scrittori raccomandati, mezze tacche e mezze calzette raccomandate e poi auspicano il merito ma il merito di chi e per che cosa? Come se il merito provenisse da quattro versi estemporanei, da quattro paginette di racconto raccogliticcio, da quattro cartelle di chiosa critica apologetica del suo sciagurato estensore! Vogliamo una buona volta cessarla? E cessiamola, dài!
     Dicevo del mio romanzo: non è autobiografico ma biografico, non esistenziale ma biologico, non innovativo ma iperboreo: è il culmine della letteratura! Di che parla questo imminente romanzo? Bella domanda, come se lo sapessi! Se è in divenire deve diventare, se è in progress deve procedere, va da sé! Mi ha portato via tempo, salute e soldi! Perché il pc agonizza ormai da tempo, perché la carta costa, la stampante non stampa, le fotocopie oscillano di prezzo e te le fanno una chiavica con le strisce e i depositi di toner! Ti devi arrangiare, mi devo arrangiare! Prendo appunti, scrivo appunti, a volte dimentico dove ho conservato gli appunti e allora mi tocca ricominciare daccapo senza mai sapere da quale capo e senza mai venirne a capo.
     In confidenza, scrivere è una rottura di palle, specie per un autore come me che risulta ancora in pectore, ancora in nuce: debbo io recedere dalle mie intenzioni? Arrassusia! Ecco perché soffro indicibilmente e mi arrovello come il trapano a mano su una lastra di calcestruzzo o un ciocco di ebano: gira e rigira il trapano non trapana, non perfora, s’incanta: uno strazio.
     Perché Negazioni di luci? È evidente: perché le luci sono fioche, sbilenche, tremolanti e non si vede una mazza. Tutti si illuminano d’incenso e tutti propagandano di sé una sorgente, una direzione che nei fatti manca ma tutti giurano e spergiurano sull’illuminazione che hanno febbrilmente avuta e che si riflette, ça va sans dire, nel novero e nel nugolo delle velleità d’accatto.
     Perché allora risorse di ombre? Semplice, perché le ombre sono infinite: vagheggiano qualcosa di indefinito, alludono a stili e teoremi mai praticati e mai risolti ma prefigurati come esaltanti e terapeutici. Be’, sì, scriviamo per sentirci di volta in volta rifondati e apparentati col nostro io che ci sfugge (quindi ramingo). Navighiamo, passeggiamo tra ombre che dicono di sé come può dirlo un viandante sulla Route 66 (senza volerlo ho viaggiato molto nel mio piccolo): non incontri nessuno, né un cineasta fallito, né un country-singer imbottito di crack, né un giovane fascista che andrà a sparare in un college per uccidersi dopo.
     Si affaccia, non lo nego, un dolore speciale, uno stordimento, un ottundimento ferale che obnubila smanie e desideri ma per quella intrinseca disposizione alla pervicacia – dono non solo degli scrittori sudamericani ma anche dei pochi a me simili – riemergo dal senso di asfissia che tende a sommergermi.
     Nel mio romanzo non denigro nessuno ma, si sarà capito, destrutturo, defalco, decimo la pletora di avventizi che amano discettare della profondità lirica cui aspirano. Ma se avete voglia di scrivere, benedetto il cielo, perché non custodite nel famoso cassetto le vostre occulte opere? Perché ci sovraccaricate dei vostri laj e delle vostre miserie? I romanzi e le poesie dei giovani poveri lasciamoli intonsi e volatili nelle speranze di poveri giovani e di poveri vecchi, suvvia!
     Superate, o valenti scrittori e onorati poeti, i confini della vostra centripeta angoscia: non fatevi prendere dalla fregola di compitare sulle teorie della letteratura: la teoria delle letteratura viene dopo la letteratura, non prima e se la teoria vi stroncherà, svelando la mancanza di talento e novità, vorrà dire che stavate grufolando ancora nell’humus fangoso delle approssimazioni.
     Ma sto divagando (è il mio pregio e il mio limite): le idee si assommano ma poi si frantumano da sé, si assume uno stile senz’averlo inventato, si concepisce un percorso o una forma senza un contesto di supporto, come spedire una lettera senza indirizzo. Come fa il destinatario a capire che quella lettera era destinata a lui se chi l’ha inviata ha omesso di indicare dove colui vive, risiede, opera, perde, aspetta… Bull-shit!
     I ricordi del passato o le avvisaglie del futuro non creano letteratura, creano situazioni e circostanze della letteraticchia. Ecco perché non cedo le armi e coltiverò con fervore e sagacia la mia gloria oscurata, la mia fama negletta, il mio singolarissimo codice affabulatorio. Questo è quanto ed è tanto, pertanto.

                  Ramingo Pellegrino
                    The Original
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3 pensieri su “Ramingo The Original”

  1. Che delizia leggere queste cose …
    chiama sangue il sangue ramingo!:-))
    senza peli sulla lingua qualsiasi scrittura diventa divina!
    aggiungiamo all’elenco dei *mostri* il mitico Cyrano de Bergerac!;-)

  2. signor ramingo, mi scusi le minuscole, sto usando un’altra tastiera e non mi va di andare a spulciare il tasto delle maiuscole.
    sono davvero in difficoltà e le spiego perchè.come posso fare un commento al suo testo, se le sue parole infilzano, giustamente, spiedini bollenti che altri pensano tiepidi e se le sue teorie su luci e ombre mi attraggono trovandomi d’accordo con ogni singola virgola.lo so ci andava il punto interrogativo ma sono convinta che lei, leggendo, potrà assolvere questa mia mancanza tecnologica.
    dico soltanto che se scrittori scrittorucoli poeti e poetrasti avessero l’umiltà necessaria, dopo anni e anni di letture bene assimilate col cuore e con la mente, forse potrebbero ciudere nei cassetti le loro opere o, quantomeno, affidarsi a un mentore degno di tale nome
    mi piacciono le persone dirette e non quelle che lusingano anche quando non è necessario.

    signor ramingo, spero di leggere altri suoi testi e intanto la saluto
    con tutta la mia stima.

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