Zappa dalla Z alla A

Frank Zappa

Giuseppe Ciarallo

Il mio Zappa dalla Z alla A
(in forma di diario enciclopedico)

(Tratto da Rivista Anarchica, n. 401)

Prima di iniziare il mio racconto c’è una doverosa premessa da fare: non sono un musicologo, non sono uno studioso di pentagramma e peraltro non so suonare alcuno strumento, per cui dichiaro di essere del tutto sprovvisto delle basi per commentare e giudicare, dal punto di vista della composizione, le note del Maestro. Dico questo perché non vorrei far storcere il naso e scatenare reazioni in quelli che, nella sparuta quanto agguerrita tribù degli zappiani, si sono prodigati a sezionare ogni singolo brano, minuto per minuto, secondo per secondo, all’affannosa ricerca della fonte dell’estro zappiano nel momento della creazione. A mio avviso facendo spesso esercizio di onanismo musicologico nel catturare, come attraverso la lente di un microscopio, dettagli infinitesimali perdendo poi di vista la bellezza dell’insieme. Quello che segue, dunque, non è un trattato su Zappa ma una serie di aneddoti, rarità, storielle e notizie sulla vita e la produzione artistica del Maestro, che raccontano il mio Zappa, il mio approccio negli anni alla musica del Genio in baffo e mosca. Un racconto al termine del quale spero emerga l’eccezionalità del personaggio, non solo dal punto di vista musicale ma soprattutto umano. Il mio Frank Zappa dalla Z alla A.

Z come Zabriskie Point

È più che lecito chiedersi cosa c’entri in questa storia il film del 1970 di Michelangelo Antonioni. Nulla. Lo Zabriskie Point di cui intendo parlare è, o meglio era, un negozio di dischi. A Milano, negli anni ’70, gli appassionati di musica avevano due solidi punti di riferimento, per l’acquisto dei loro “padelloni”, e cioè il Disco Club situato nel mezzanino della fermata del metrò di Cordusio, e Buscemi che invece si trovava esattamente di fronte al mitico Bar Magenta. Dalle costole di questi due negozi di dischi ne nacquero, negli anni a seguire, numerosi altri (mi vengono in mente Rasputin, Metropolis, Zabriskie Point, appunto). Tornando a Zappa, io entrai in contatto con la musica del Maestro nel 1979 dopo l’ascolto di uno strano disco dal titolo Sleep Dirt, e da subito si scatenò in me la voglia di guadagnare il tempo perduto cercando di recuperare tutti i dischi (ventitre, per la precisione) che Zappa aveva pubblicato negli anni precedenti, a partire dal 1966 con l’uscita di Freak Out, peraltro famoso per essere stato il primo “doppio” della storia del rock.
Riuscii a recuperare quasi tutto il materiale tranne i quatto LP delle annate ’67 e ’68 e cioè Absolutely Free, Lumpy Gravy, We’re Only In It For The Money e Cruising With Ruben & The Jets, che sembravano essere spariti dalla circolazione e dunque introvabili. Con la caparbietà del fanatico collezionista mi misi dunque alla ricerca di quegli irreperibili Long Playing. Dopo qualche mese, con mio stupore e gioia, quelli di Zabriskie Point mi dissero che c’era la possibilità di avere i dischi fantasma, certo pagando qualcosa in più…
Non so da dove fossero saltati fuori e poco mi importava, fatto sta che nel giro di un mese la mia collezione si era arricchita dei quattro oggetti del mio desiderio. Ci rimasi di stucco però, qualche anno dopo, quando l’occhio mi cadde su degli infinitesimali particolari che al momento dell’acquisto mi erano sfuggiti: sulla costa della copertina del disco Absolutely Free, il titolo, naturalmente riportato in un minuscolo carattere, era leggermente diverso e precisamente: Absofrutely Free. Così come, sempre sulla costa del disco Cruising With Ruben & The Jets, il nome del gruppo di Frank Zappa, The Mother of Invention, era diventato magicamente The Motner of Invention. A ben vedere il comportamento adottato sembrava quello dei falsari, che nella realizzazione di banconote contraffatte inseriscono piccoli, a volte insignificanti elementi discordanti con l’originale imitato, per alleviare la loro posizione nel caso vengano scoperti. Anche se in Lumpy Gravy e in We’re Only In It For The Money non ci sono segni evidenti di contraffazione, facendo parte dello stesso lotto dubito che questi due dischi siano regolari. Oggi, dunque, credo e spero che questi quattro pezzi della mia collezione abbiano un valore per la loro anomalia ancor più che per la loro rarità.

Y come YCDTOSA

YCDTOSA è l’acronimo di You Can’t Do That On Stage Anymore, una serie di sei CD doppi (vol. 1 e 2 pubblicati nel 1988, vol. 3 nel 1989, vol. 4 nel 1991, vol. 5 e 6 nel 1992) che raggruppano registrazioni dal vivo di concerti tenuti da Frank Zappa e dal suo gruppo dal 1965 al 1988. Nel volume 1 sono riportate registrazioni da tre date italiane del tour del 1982: Milano Parco Redecesio, Palermo e Genova.
Il solo annuncio che il nuovo progetto di Frank Zappa (dopo l’uscita di un sampler in vinile) sarebbe stato pubblicato unicamente su Compact Disc, convinse un solerte e strenuo sostenitore del Long Playing come il sottoscritto, ad acquistare immediatamente un lettore CD.

X come Xenocronia

Questo è un termine fondamentale per comprendere il genio visionario di Frank Zappa. La tecnica in questione (che semanticamente trae origine dalle due parole Xenos e Chronos, che in greco significano rispettivamente diverso, alieno e tempo) consiste, come ben spiega Barry Miles in Frank Zappa – La vita e la musica di un uomo absolutely free, “nel selezionare un certo numero di nastri differenti, tutti con lo stesso tempo, e riprodurli simultaneamente per creare una composizione in cui la relazione tra gli strumenti è totalmente casuale”. La maniacalità con la quale Frank Zappa curava ogni minimo aspetto della sua musica, fa pensare però che la “casualità” avesse ben poco spazio nelle sue sperimentazioni e che i molti pezzi creati con questa tecnica siano frutto della scelta tra un’ampia gamma di diverse combinazioni di brani e strumenti.

W come Winston

Frank Zappa era un fumatore incallito. Sul suo tavolo di lavoro non mancavano mai, oltre agli strumenti professionali, il posacenere sempre pieno di mozziconi e il pacchetto sgualcito di Winston.

V come Vienna

Metà settembre del 1992. Sono appena tornato da tre settimane di ferie con mia moglie Paola quando, la stessa sera del nostro arrivo a Milano, ricevo la telefonata del mio amico Pierpaolo il quale mi dice che il 26 settembre, un sabato, Frank Zappa terrà un concerto, dirigendo l’Ensemble Modern, alla Grosser Konzerthaussaal per presentare la sua nuova opera The Yellow Shark. Tempo per organizzare la trasferta ce n’è poco (acquistare i biglietti del concerto, prenotare treni e abergo, anche se per una notte sola) ma la sera del 26 settembre Pierpaolo, il sottoscritto e un altro paio di amici siamo all’interno dell’enorme teatro, gasati come non mai e peraltro anche nelle prime file, ma… Frank Zappa non c’è. Il Maestro si è sentito male nel suo precedente concerto a Francoforte ed è stato trasportato urgentemente negli Stati Uniti. Il concerto è stato comunque bellissimo, diretto da Peter Rundel dell’Ensemble Modern, con musiche e balletti emozionanti e mozzafiato.
Una curiosità: nell’opera The Yellow Shark è presente un brano dallo strano titolo in italiano, Questi cazzi di piccione, dedicato a Venezia e a quelli che evidentemente Zappa riteneva essere un elemento identificativo della città.

U come URMK

URMK è l’acronimo che sta per Utility Muffin Research Kitchen, questo il nome dello studio di registrazione che Frank Zappa costruì nella sua abitazione e che fu il luogo in cui realizzò molte delle sue registrazioni musicali. Attivo a partire dal settembre 1979, il primo album interamente registrato nel nuovo studio fu You Are What You Is, che vide la luce nel luglio dell’anno successivo.
L’URMK viene menzionato nel brano Muffin Man, pezzo straordinario contenuto nell’ album che Zappa pubblicò in coppia con il suo amico (all’epoca) Don Van Vliet alias Captain Beefheart, Bongo Fury, del 1975. Evidentemente nel cervello di Zappa già frullava l’idea di impiantare un suo spazio di produzione e di affibbiargli proprio quel buffo nome. Un altro riferimento allo studio si trova poi nell’album triplo Joe’s Garage, e più precisamente nel brano A Little Green Rosetta, in cui si narra di un certo Joe, protagonista della canzone, il quale ottiene un lavoro alla catena di montaggio presso la Utility Muffin Research Kitchen.

T come Treves. Fabio Treves

Secondo la teoria sociologica dei “Sei gradi di separazione”, tra due individui qualsiasi esiste una rete di conoscenza indiretta tale per cui con non più di cinque intermediari (conoscenti dell’uno o dell’altro, conoscenti di conoscenti, ecc.) si può collegare il primo individuo al secondo”. Ecco, tra il sottoscritto e il Duca delle Prugne (uno dei tanti simpatici nomignoli affibbiati a Frank Zappa) i gradi di separazione sono solo due, tutto ciò grazie al mio carissimo amico Fabio Treves, decano del blues italiano e valente armonicista che ebbe l’onore, unico tra i musicisti italiani, di calcare il palco di Zappa durante due dei concerti italiani, quello di Milano e quello di Genova, nel corso del Broadway the Hard Way Tour del 1988.
Così Fabio Treves racconta il suo incontro con Zappa: “Di Frank Zappa ricordo il fare magnetico, la capacità, da gran affabulatore, di conquistare l’attenzione dei presenti; spaziava da discorsi di economia globale alla musica dodecafonica, da aneddoti “hard” a dissertazioni filosofiche. Dei suoi discorsi io perdevo a volte il vero senso o il doppio senso, perché aveva creato un vero e proprio linguaggio convenzionale, immancabilmente usato, ad esempio, per comunicare sul palco coi suoi musicisti. Anche in questo, oltre che nella sua musica, Frank era un genio. Ricordo sempre con piacere, durante l’incontro con la stampa che precedette il suo concerto milanese del 1988, la risposta caustica che diede a una delle più famose” penne musicali” in Italia, il quale ebbe la malaugurata idea di chiedergli: “Mr. Zappa, cosa farà da vecchio quando avrà perso la voglia e gli stimoli musicali?” E lui, senza far trascorrere nemmeno un nanosecondo: “Sicuramente il critico musicale”.
Zappa citerà Fabio Treves nella sua autobiografia, scritta con Peter Occhiogrosso e pubblicata in Italia nel 1990 per i tipi di Arcana Editrice, definendo il bluesman italiano “un anarchico”.

S come Sleep Dirt

Il mio primo punto di contatto con la musica di Zappa, il mio banco di prova, fu un disco pubblicato nel gennaio del 1979, e più precisamente l’enigmatico Sleep Dirt. Questo album, insieme al precedente Studio Tan e al successivo Orchestral Favorites, non fu un LP pensato e progettato da Frank Zappa, ma “scaraventato” sul mercato dalla casa discografica Warner Bros, che senza alcuna autorizzazione dell’artista incise su disco una serie di nastri zappiani registrati nel corso degli anni precedenti e destinati ad essere rielaborati e inseriti in un progetto più compiuto, com’era consuetudine di Zappa. Sleep Dirt, invece, pur contenendo brani di ottima qualità era un prodotto “povero”, scarsamente valorizzato, con una copertina senza note e nemmeno i nomi dei musicisti. Insomma, un disco predestinato all’insuccesso. Ciò nonostante, da quel primo ascolto, come credo si sia capito, Frank Zappa è diventato una sorta di ossessione per il sottoscritto.

R come Remington Electric Razor

Nel 1967 Frank Zappa, in collaborazione con il fido Ian Underwood, realizza un jingle pubblicitario per il lancio di un nuovo rasoio elettrico marca Remington. Racconta lo stesso Zappa: “nel 1967 mi trovavo a New York quando venni contattato da uno studio pubblicitario. Stavano cercando qualcosa di “diverso”, dei motivi nuovi per le loro pubblicità. Linda Ronstadt – che da poco era entrata in contatto con il nostro stesso produttore, Herb Cohen – già scritturata per il jingle, mi supplicò di scrivere la musica per lo stacchetto pubblicitario. Così Ian Underwood ed io incidemmo la traccia e inviammo il demo. Ci venne pagato mille dollari.”
Il brano si può trovare nel cofanetto (4 CD) Apocrypha, e nell’omonimo bootleg Remington Electric Razor – Frank Zappa & Linda Ronstadt.
Voce Maschile: Can you think of a better gift than something that helps a guy look good and feel good every single day of the year? Can ya?
Coro: Remington Electric Razor. Remington Electric Razor. Remington Electric Razor. Remington Electric Razor.
Linda Ronstadt: Only our Remington gives you the comfort of…
Coro: Remington Electric Razor. Remington Electric Razor. Remington Electric Razor. Remington Electric Razor.
Linda Ronstadt: Thrills and cleans you. Cleans and thrills you. Sharp look after.
Up go the shaving heads. Down go the shaving heads. Up go the shaving heads. Down go the shaving heads.
Only our Remington gives you a closer shave. Cleans you and thrills you a lot!!

Voce maschile: Cleans you. Thrills you. May even keep you from getting busted!
Dimenticavo. Per chi non lo sapesse Linda Ronstadt è una cantante e musicista country, compositrice e attrice molto in voga negli anni settanta.

Q come QuAUDIOPHILIAc

QuAUDIOPHILIAc è uno dei tanti dischi di Frank Zappa pubblicati postumi dalla ZFT (Zappa Family Trust). Uscì nel settembre 2004 in formato DVD-Audio Disc, come il precedente Halloween; tale supporto, compatibile con i lettori DVD solo rinunciando all’audio in alta definizione, ne precluse la fruibilità a un gran numero di persone.
La track-list contiene brani registrati nei primi anni settanta in quadrifonia – esperimento sonoro che ebbe vita breve – e che furono scartati o rielaborati prima di essere inseriti negli album originali; dunque molti dei pezzi presenti nel disco sono inediti o in versione mai pubblicata in precedenza.
QuAUDIOPHILIAc è una goccia nel mare infinito della produzione zappiana, che i familiari del musicista in baffo e mosca dispensano con il contagocce per la disperazione dei tanti appassionati che sanno essere custodite nel Vault, lo sterminato archivio della musica di Zappa, ore e ore di registrazione che con tutta probabilità non vedranno mai la luce.

P come Prostata

Frank Zappa muore il 4 dicembre del 1993 per un tumore alla prostata, ma la notizia verrà data da noi solo un paio di giorni dopo. Il 6 dicembre, giorno del mio compleanno, mi trovavo a Terni ospite di conoscenti. Appena sveglio, al mattino, vidi il mio amico Sergio che sembrava cercare il modo migliore per comunicarmi qualcosa di spiacevole. “Devo darti una cattiva notizia” disse. Capii immediatamente (Zappa stava molto male da parecchio tempo). “È morto Frank Zappa, vero?” risposi. Annuì. Non fu un compleanno felice, quello. Anche perché esattamente un anno prima mio padre era morto dello stesso male.

O come Over-nite Sensation

Over-nite Sensation è, insieme a Hot Rats, il mio disco preferito (non è vero, ci sono anche Bongo Fury, Fillmore East, Apostrophe, Sheik Yerbuty, Zappa in New York, The Grand Wazoo, Sleep Dirt e tanti altri). È però un disco che mi ha coinvolto al primo ascolto (soprattutto la traccia Camarillo Brillo), con brani particolarmente permeati di sarcasmo e una copertina molto originale (all’epoca dei Long Playing le copertine erano importantissime e potevano decretare il successo o il flop di un disco, al di là del contenuto sonoro) disegnata da Cal Schenkel, illustratore di fiducia che per Zappa ha firmato più di venti cover. Per non parlare del fatto che Over-nite Sensation è il primo dei due dischi registrato in quadrifonia (l’altro è Apostrophe), tecnica che nei seventies sembrava potesse rivoluzionare il modo di produrre e ascoltare musica, e che al contrario non prese affatto piede.
Tra i pezzi più significativi del disco, I’m The Slime, la più politica e profetica canzone di Zappa. In I’m The Slime il musicista si scaglia contro la droga TV, contro lo strumento del potere dispensatore di ignoranza, causa di appiattimento e omologazione, contro la manipolazione delle coscienze, di cui l’apparecchio televisivo è mezzo essenziale.
[…] Mi seguirai mentre ti guido/e mangerai l’immondizia che ti propino/fino al giorno in cui non avremo più bisogno di te/Non chiedere aiuto… nessuno ti ascolterà/La tua mente è totalmente controllata/è stata plasmata sul mio modello/E tu farai ciò che ti verrà ordinato/fin quando non venderemo i nostri diritti su di te […]
Se queste parole negli anni settanta potevano sembrare frutto di una presa di posizione a priori critica contro il “sistema” (di cui la televisione era comunque un elemento fondamentale), oggi possiamo constatare l’effetto devastante che il mezzo televisivo ha avuto sulla vita culturale (e morale) delle società nelle quali ha conquistato un posto d’onore in ogni casa.

N come Naja

All’età di ventun anni fui chiamato, come tanti altri ragazzi della mia età, a regalare un anno della mia vita alla Patria, e lo avrei fatto pure volentieri se fossi stato impiegato in attività di pubblico interesse e non a passare inutili, oziose giornate in grigie caserme, luoghi nei quali ho avuto direttamente a che fare con concetti quali sopraffazione, mancanza di dignità, omologazione, esercizio del potere per il potere. Fatto sta che l’intero 1980 lo passai sotto le armi, per la precisione a Treviso, Caserma Tommaso Salsa (oggi dismessa) presso il Quartier Generale della Divisione Folgore. Bene, ricordo che nel locale adibito a bar all’interno della caserma c’era un juke-box. Con mio enorme stupore notai che tra i dischi c’era… I Don’t Wanna Get Drafted di Frank Zappa. Non capivo come quel 45 giri potesse essere finito nel juke-box di una caserma (il soldato chiamato a gestire il bar e l’approvigionamento, compresi i dischi, era un ignorantone inconsapevole o uno sgamato zuzzurellone?) visto che il titolo della canzone può essere tradotto più o meno Io non voglio andare a fare il militare, e il testo è altrettanto esplicito: “Raccomandata Espresso / Amico, devi firmare qui / So che ci sei, piccolo figlio di puttana / Maledetto piccolo comunista / […] Non voglio essere arruolato / Non ci voglio andare / Non voglio essere arruolato / No-Oh-Woh-Oh-Woh / I pattini e la “disco” / sono molto più divertenti / Sono troppo giovane e stupido / per adoperare un fucile. / […] Le guerre sono orrende / sono sporche e fredde. / Non voglio che qualcuno / mi uccida dentro una trincea”.
Pare che Frank Zappa abbia tratto ispirazione per il testo da una notizia televisiva, secondo la quale l’amministrazione Carter sarebbe stata intenzionata a ripristinare il servizio militare obbligatorio.
La casa discografica che pubblicava i lavori di Zappa si rifiutò di incidere la traccia per i suoi contenuti antimilitaristi. La versione originale venne inserita nella raccolta del 1996 (postuma) The Lost Episodes, mentre una diversa edizione dello stesso brano, dal titolo Drafted again, era una traccia del disco You Are What You Is che Zappa pubblicò nel 1981.

M come Mothermania

Tra i dischi mitologici di Zappa, negli anni settanta ce n’era uno di cui tutti parlavano ma che nessuno aveva mai visto. Il suo titolo era Mothermania, sottotitolo The Best of The Mothers, uscito nel 1969, ed era un album raccolta che conteneva brani tratti dai tre primi lavori di Zappa: Freak Out, Absolutely Free e We’re Only In It For The Money. Era introvabile.
Tramite i miei pusher zappiani venni a sapere che a Londra, non ricordo se presso un negozio di dischi o addirittura una casa d’aste, era in programma la messa all’incanto dell’agognato disco. Bisognava inviare una lettera d’iscrizione alla gara e, in busta chiusa con i dati del partecipante, l’offerta in sterline. Ovviamente quella più consistente si sarebbe aggiudicato l’oggetto. Dubito che i “perdenti” siano mai rientrati in possesso dei soldi inviati. Non partecipai. Qualche anno dopo, nei primi anni ottanta, riuscii a trovare una copia diMothermania, edizione italiana, e la acquistai nonostante il considerevole prezzo di 80.000 lire. Follie da collezionista zappiano.

L come Liberatore. Tanino Liberatore

Ho conosciuto Tanino Liberatore nel 1999, dapprima telefonicamente, poi di persona durante un mio soggiorno a Parigi. Avevo contattato il grande illustratore, padre di Ranxerox, il coatto sintetico protagonista del rivoluzionario fumetto pubblicato su Frigidaire, per chiedergli di poter utilizzare un suo disegno (pagando, s’intende) per la copertina del mio secondo libro di racconti, Amori a serramanico. Permesso accordato.
Come detto, dopo il primo contatto via filo, ho avuto la gioia e l’onore di passare una bella serata, in una brasserie dalle parti della Gare de l’Est, con il geniale artista che già da qualche anno risiedeva nella capitale francese. Tra tante altre cose Tanino mi raccontò come finì per disegnare la copertina di un disco di Frank Zappa. Le cose andarono più o meno così: nel corso del tour del 1982, che tra le altre date vide Zappa impegnato nel concerto milanese del Parco Redecesio, una collaboratrice di Frigidaire – rivista culturale di inchieste, musica e fumetti fondata da Vincenzo Sparagna, e che annoverava tra i suoi collaboratori autentici mostri sacri del fumetto quali Andrea Pazienza, Filippo Scozzari, Massimo Mattioli, Stefano Tamburini e, appunto, Tanino Liberatore – cercò di intervistare Frank Zappa ma, arrivata sulla soglia del suo camerino, nel back stage di uno dei concerti, venne scaraventata fuori senza troppi complimenti. Caso vuole che la copia di Frigidaire che stringeva in una mano – e che doveva dimostrare a Zappa il suo scrivere per quella testata – per un caso del fato cadde all’interno del camerino. Pare che Zappa, dopo aver sfogliato il giornale, rimase molto colpito dalla potenza del tratto di Liberatore, che io, riferendomi al personaggio da lui creato, ho più volte definito michelangiolesco per l’attenzione e la definizione delle muscolature degli arti. Fatto sta che dopo qualche giorno Tanino Liberatore si trovava di fronte al suo idolo, e in quell’occasione venne commissionata al disegnatore italiano la copertina per il disco The Man From Utopia, che uscì poi nel marzo 1983, sulla quale campeggia un muscolosissimo Frankxerox che, avvolto da nugoli di zanzare nel milanese Parco Redecesio, con la mano sinistra spezza il manico di una Fender Stratocaster e con la destra brandisce una paletta scacciamosche alla ricerca di un po’ di pace. Al concerto di Redecesio io c’ero, e posso confermare che le zanzare, in quella straordinaria serata, furono particolarmente fastidiose.
In conclusione, posso dire di aver avuto qualcosa in comune con Frank Zappa: una copertina disegnata da Tanino Liberatore.

Tanino Liberatore - Frank Zappa

K come Kafka

Cosa c’entra Frank Zappa con Franz Kafka, aldilà del medesimo nome di battesimo (pur se il primo in inglese e l’altro in tedesco)? Chissà come gli sia potuta venire in mente una cosa del genere, ma nelle note di copertina dell’album We’re Only in It for the Money, Frank Zappa raccomanda di leggere Nella colonia penale prima di ascoltare il brano The Chrome Plated Megaphone of Destiny.
Di seguito, le note complete tradotte non proprio letteralmente per l’occasione:
Istruzioni per l’uso di questo materiale
LEGGERE ATTENTAMENTE
1) Se hai già affrontato NELLA COLONIA PENALE di Franz Kafka, salta le istruzioni n. 2, 3 e 4:
2) Altrimenti ognuno: vada a scovare il libro di racconti e legga NELLA COLONIA PENALE;
3) NON ASCOLTARE QUESTO PEZZO PRIMA DI AVER LETTO LA STORIA;
4) Dopo aver letto la storia, posa il libro e torna al giradischi… ora sei pronto per l’ascolto (NON LEGGERE E ASCOLTARE IL PEZZO CONTEMPORANEAMENTE);
5) Mentre ascolti, pensa ai campi di concentramento in California, costruiti durante la Seconda Guerra Mondiale per rinchiudere cittadini orientali potenzialmente pericolosi… gli stessi campi che molti dicono potrebbero essere ripristinati per essere usati come parte della SOLUZIONE FINALE per il PROBLEMA DEL NON-CONFORMISMO (gli hippies?) oggi.
Prova a pensare a te stesso (a causa della lunghezza dei tuoi capelli o per il modo in cui la pensi riguardo alle guerre sanguinose e agli assassini prezzolati) come ospite del CAMPO REAGAN. Prova a immaginare di essere stato invitato a collaudare un nuovo meraviglioso giocattolo disegnato dai Laboratori di Ingegneria Umana come metodo per sfogare la tensione e per la repressione delle ostilità tra i membri dello Staff del Camp… un lavoro ingrato che dà piccole o inesistenti gratificazioni, persino ai direttori;
6) Alla fine del pezzo, il nome del TUO CRIMINE ti verrà marchiato sulle chiappe.

J come Jazz

”Il Jazz non è morto, ha solo un odore un po’ curioso”. Questa frase un po’ irrispettosa fu pronunciata da Zappa e da molti interpretata come dettata da scarsa considerazione per quel genere musicale. Non credo sia così. Aldilà della beffarda sortita, del tutto in linea con il personaggio Zappa, la musica del nostro era spesso permeata di jazz (a cominciare dal suo capolavoro Hot Rats), molti dei musicisti che con lui hanno collaborato provenivano da quell’area e il suo primo produttore, Tom Wilson, produceva anche i lavori di John Coltrane.
Comunque, il mondo del jazz pare non se la sia presa troppo visto che è proprio da lì che provengono i tributi più sinceri e coerenti in onore del genio di Baltimora. Molti jazzisti hanno sentito il bisogna di cimentarsi con le partiture zappiane, e in ogni interpretazione si può cogliere la passione che esse suscitano nei musicisti e il piacere dell’affrontare la complessità di certi brani. Daniele Sepe con la sua Rote Jazz Fraktion nei suoi dischi ha inciso brani come Peaches en Regalia, Sofa, King Kong; Furio Di Castri si è cimentato con Twenty Small Cigars; i francesi Le Bocal, ospite Rita Marcotulli, hanno dedicato un intero disco al Maestro (Oh no!… Just Another Frank Zappa Memorial Barbecue), come anche Riccardo Fassi Tankio Band (Plays The Music Of Frank Zappa), The Ed Palermo Big Band (Take Your Clothes Off When You Dance), i Fattore Zeta ((R)umori Jazz – A Tribute To The Music Of Frank Zappa), i Quintorigo con Roberto Gatto (Around Zappa), ma soprattutto Stefano Bollani, zappofilo dichiarato, che prima saggia il terreno inserendo Let’s Move To Cleveland nel suo disco Smat Smat, per poi sbizzarrirsi lungo un intero album (Sheik Yer Zappa) in brani perno del repertorio zappiano quali Cosmic Debris, Bobby Brown Goes Down, Eat The Question, Peaches en Regalia, Uncle Meat.

I come Ionisation

Racconta Zappa che intorno ai quattordici anni, in modo un po’ strano venne a sapere dell’esistenza di un disco intitolato Ionisation: su un giornalino locale lesse un articolo che per tessere le lodi circa le capacità commerciali del titolare di un negozio di dischi, diceva che tale signor Goody sarebbe stato capace di vendere qualsiasi cosa, persino un disco come Ionisation, definito “una raccolta di percussioni orrendamente dissonanti, la musica peggiore del mondo”. Tanto bastò al giovanissimo Zappa per decidere che Ionisation era proprio il tipo di musica che faceva per lui, quindi si mise alla ricerca del 33 giri e non trovò pace finché non lo ebbe acquistato.
Ionisation, del compositore francese naturalizzato americano Edgar Varèse, è la prima composizione a prevedere un organico di sole percussioni. La visionarietà del compositore sta nell’originale idea di considerare le percussioni come elementi strumentali indipendenti dal resto dell’orchestra, per i quali scrivere addirittura un’intera composizione, rompendo così con una tradizione operistica consolidata nei secoli. Il visionario Zappa non poté che entusiasmarsi per i lavori del visionario Varèse.

H come Hot Rats

Se mi si dovesse chiedere qual è, secondo il mio giudizio, il più bel disco di Frank Zappa, sarei seriamente in difficoltà, perché sono talmente tanti quelli che mi hanno regalato emozioni, gioia, estasi, consapevolezza, che è impossibile fare classifiche senza sbagliare. Ma se proprio non potessi sottrarmi a tale verdetto, a malincuore e facendomi violenza sceglierei Hot Rats, in quanto questo disco è inserito in un momento nodale della carriera artistica di Frank Zappa, con lo scioglimento della formazione originale delle Mothers of Invention e l’avvio della carriera solistica del Maestro. Qui Zappa abbandona (anche se non definitivamente) il rock demenziale dei primi dischi per approdare a un progetto più composito, che avvicina la sua musica al jazz rock che in quegli anni muoveva i primi passi sulla spinta di autentici giganti, tra i quali Miles Davis, tanto che in molti considerano Hot Rats “figlio” del capolavoro davisiano Bitches Brew, vero e proprio “manifesto” del genere fusion. Piccolo dubbio: e se Frank Zappa avesse voluto dare un indirizzo al suo progetto giocando nel titolo proprio sull’assonanza tra jazz e rats (Hot Jazz/Hot Rats)?
Comunque, alla realizzazione del disco collaborano, oltre all’unico ex Mother rimasto, Ian Underwood, polistrumentista di talento, turnisti provenienti dal mondo del jazz e del blues come Max Bennett e Shuggie Otis al basso, i batteristi Ron Selico, Paul Humphrey e John Guerin, i “violinisti elettrici” “Sugar Cane” Harris e Jean-Luc Ponty, nonché alla voce, nell’unico pezzo cantato del disco, Willie the Pimp, l’amico di vecchia data e poliedrico artista Captain Beefheart.
Fra le tracce che compongono il capolavoro in questione ci sono vere e proprie pietre miliari dell’opera zappiana: Peaches in Regalia, in primis, un moderno standard jazz fusion che è anche uno dei motivi più noti di Frank Zappa; il già citato Willie the Pimp (letteralmente Willie “il magnaccia”), brano rock blues nel quale fanno sfoggio della loro valenza il violino di “Sugar Cane” Harris e la chitarra del Maestro, impegnato in pregevoli assoli, per non parlare della voce rauca e catramosa di Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart; e ancora, Son of Mr. Green Genes impreziosito da complesse partiture per fiati a fare da contrappunto agli assoli di chitarra, la bellissima Little Umbrellas, The Gumbo Variations impetuosa jam session a metà strada tra jazz e blues, per finire con il violino di Jean-Luc Ponty a sottolineare la vena jazz del disco nella conclusiva It Must Be a Camel.
Un’ultima notazione in merito a Hot Rats: il disco è stato registrato su un registratore multitraccia a 16 piste, congegno all’avanguardia ancora in fase di sperimentazione (e chi più di un folle sperimentatore come Frank Zappa avrebbe potuto farne uso in anticipo sui tempi?), che offriva molte più possibilità in termini di sovraincisioni rispetto ai mixer a 4 e 8 piste in uso alla fine degli anni sessanta.

G come Guitar

Pochi sanno che il primo strumento musicale suonato da un giovanissimo Frank Zappa fu la batteria. Fortunatamente, quasi subito abbandonò bacchette, piatti e tamburi per imbracciare una chitarra elettrica. Fortunatamente perché in breve tempo diventò uno dei più geniali sperimentatori delle potenzialità di tale strumento e uno dei più dotati chitarristi dell’intero, straordinario panorama musicale della sua epoca. Zappa all’amato strumento ha dedicato due opere molto importanti nella sua immensa discogrfia: Shut Up ‘n Play Yer Guitar (triplo LP del 1981) e il suo seguito Guitar (doppio LP del 1988).
Il Maestro, nella sua carriera ha suonato un’infinità di chitarre, tutte rigorosamente modificate secondo le esigenze del momento, ma ce ne sono due che nell’immaginario collettivo, e mio in particolare, rappresentano LO strumento: la Gibson SG Special utilizzata da Zappa nel concerto dal vivo del dicembre 1973 al Roxy Theatre di Hollywood, in seguito ricreata dalla casa costruttrice e ribattezzata Roxy SG, e la Fender appartenuta a Jimi Hendrix – suonata a Londra nel 1967 dal vivo e alla quale Hendrix aveva dato fuoco alla fine del concerto – acquistata da Zappa, e da questi restaurata nelle parti distrutte dal “rogo hendrixiano”.

F come Frasi celebri

Sono numerosissimi gli aforismi attribuiti al nostro. Di seguito sono riportati quelli che a me piacciono di più, e che più di altri inquadrano l’iconoclastia zappiana, la sua ironia, la sua filosofia di vita, l’amore per il suo lavoro e l’impegno quotidiano nel denunciare ogni ambito in cui si nasconde la stupidità.

“Il miglior consiglio che posso dare a chiunque voglia far crescere un bambino felice e mentalmente sano è: tenetelo lontano dalle chiese appena potete.”
“Senza deviazione dalla norma, il progresso non è possibile.”
“Informazione non è conoscenza, conoscenza non è saggezza, saggezza non è verità, verità non è bellezza, bellezza non è amore, amore non è musica. La musica è il meglio.”
“Le riviste di musica sono scritte da gente che non sa scrivere, che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere.”
“Scrivere di musica è come ballare di architettura.”
“Alcuni scienziati affermano che l’idrogeno, poiché sembra essere ovunque, è la sostanza basilare dell’universo; non sono d’accordo. Io dico che c’è molta più stupidità che idrogeno, e che quella è la vera sostanza costitutiva dell’universo.”
E per concludere, quello in cui mi ritrovo maggiormente.
“A tutti i fichetti del mondo e a quelli carini voglio dire una cosa: ci sono più brutti figli di puttana come noi che persone come voi.”

E come Edgar Varèse

Se ancora ci fosse bisogno di dimostrare quanto Frank Zappa avesse comportamenti parecchio originali fin dall’infanzia, l’episodio che sto per raccontare credo riesca a fugare ogni residuo dubbio. Dunque, pare che per il suo quindicesimo compleanno il giovane Frank chiese ai suoi genitori, che avevano stanziato la “considerevole” cifra di cinque dollari per il suo regalo, di poter fare una telefonata interurbana. Ottenuto il permesso dei genitori, attraverso il centralino il quindicenne scovò il numero telefonico di… Edgar Varèse, il compositore/scienziato pazzo (tale gli era sembrato da una foto che lo ritraeva sulla copertina di un disco) che aveva colpito la sua fantasia con l’opera per sole percussioni, dal titolo Ionisation. Il bello è che, dopo vari tentativi, Zappa riuscì effettivamente a parlare con Varèse e con le parole di un adolescente riuscì ad esprimergli tutta l’ammirazione che provava.

D come Dio fa

Sì, proprio come l’imprecazione torinese. Durante il tour mondiale del 1988 Frank Zappa, a Milano per una delle date, prese contatto con le autorità cittadine (all’epoca il sindaco era il socialista Pillitteri) e propose di allestire uno spettacolo straordinario da mettere in scena in concomitanza con le finali della Coppa del Mondo di calcio, in programma nel nostro Paese per l’estate del 1990.
Zappa, che si offrì di scrivere, produrre e dirigere lo spettacolo, propose di rappresentare la “prima” nel tempio milanese dell’opera, e cioè alla Scala, con trasmissione televisiva via satellite in tutto il mondo (con testi dell’opera in inglese, tedesco, italiano, francese, spagnolo, portoghese e russo). L’accompagnamento musicale sarebbe dovuto essere composto da sezioni orchestrali per musica da camera (da affidare all’Orchestra Sinfonica di Chicago e al Coro della Scala), cori etnici, parti esclusivamente strumentali, musica elettronica e musica rock.
Il tema dell’opera era a dir poco lisergico, tutto ruotava intorno all’assunto che:
1) milioni di persone in tutto il mondo credono nel calcio come in un Dio;
2) come si dice nella città della Mole, Dio è un bugiardo. Dio fa, appunto.
Negli abbozzi di idee di Zappa, il Dio sarebbe dovuto essere rappresentato da una versione meccanica in formato gigante di Ciao, la mascotte dei mondiali di calcio italiani. “L’enorme marionetta, affetta dalla sindrome di Pinocchio, ad ogni bugia vede crescere a dismisura il proprio naso, orribile e molliccio, naso che un monaco all’uopo destinato cerca disperatamente di tenere fermo e dritto.”
L’autore della surreale commedia aggiunse numerosi particolari allo sviluppo della storia avvertendo però che il materiale e il soggetto sarebbero stati passibili di continue e irrazionali modifiche.
Naturalmente alla fine non se ne fece niente. Il progetto sarebbe stato troppo ambizioso e visionario anche per politici e amministratori ben più coraggiosi e mentalmente aperti dei mediocri personaggi che scorazzavano per la città, nella Milano da bere degli anni ottanta e novanta.

C come Comunisti

Nel 1999 e nel 2003 vennero pubblicati, per le edizioni musicali de il manifesto, due dischi, Frank You, Thank Vol. 1 e 2, un omaggio alla musica di Frank Zappa con contributi di musicisti e gruppi noti e meno noti. Io all’epoca frequentavo tutti i forum virtuali che si occupavano della musica del Maestro, più che altro per essere sempre aggiornato sulle uscite di dischi, DVD e libri sul tema. Mi colpì molto l’intervento di un fan di Zappa il quale affermava, a proposito dell’uscita dei CD editi da il manifesto, che non riusciva a capire come i comunisti potessero comprendere e apprezzare la musica di Zappa. Tale uscita mi incuriosì molto, per cui mi misi a leggere i post della persona che aveva partorito tale dubbio, scoprendo così che egli a lungo aveva studiato come un forsennato con il fine ultimo di diventare il miglior bassista che il nostro Paese avesse mai prodotto, ma che malauguratamente tutta la voglia di impegnarsi era svanita nel momento stesso in cui aveva conosciuto quella che sarebbe diventata la sua fidanzata. Il gentleman concludeva il suo intervento affermando, tra il serio e il faceto, che il suo tentativo era fallito per colpa di “un buco”. Aveva definito la sua fidanzata “un buco”. Allora mi venne in mente che negli anni ’70, allo stesso modo i fascistelli milanesi definivano le loro ragazze. A quel punto, però, il dubbio venne a me e mi chiesi, senza riuscire a trovare una risposta, come fosse possibile che un’arte libertaria, ironica e profonda come quella di Frank Zappa potesse essere compresa e apprezzata da persone con una visione così ristretta della vita, come era quella del fascistello bassista.

B come Bruce Bickford

Pur essendo, la musica, oggetto del suo principale interesse, Frank Zappa ha sempre dato molta importanza ad altri canali della diffusione artistica, non ultimo il cinema. Nella sua produzione, infatti, spiccano per visionarietà alcuni lungometraggi non certo connotati da immediata fruibilità: tra questi 200 Motels (1971), nel quale un buffissimo Ringo Starr impersona l’alter ego dello stesso Zappa, Baby Snakes (1979) e l’incompiuto Uncle Meat (1987). L’opera più originale legata al musicista di Baltimora è, però, The Amazing Mr. Bickford, un video realizzato nel 1987 che contiene brani orchestrali accompagnati dalle animazioni surreali (un pupazzetto con le sembianze di Zappa e esseri umani dalle facce trasfigurate in quelle di orribili bestie all’interno di scenografie disturbanti) realizzate da Bruce Bickford con la tecnica detta claymation. La claymation è una particolare tecnica cinematografica di animazione, e consiste nel creare personaggi con la plastilina o con altre sostanze malleabili, e fotografare singole immagini in sequenza, dopo aver di volta in volta leggermente modificato le posizioni degli elementi nella scena. Facendo poi scorrere le immagini fisse a una frequenza di una decina di frame per secondo, si ha l’illusione che gli oggetti siano in movimento. Avendo The Amazing Mr. Bickford una durata totale di 52 minuti, è facile immaginare le migliaia e migliaia di scatti necessari, per non parlare della pazienza dell’artista.

A come Anarchia

Si può definire Frank Zappa un artista anarchico, o quantomeno si può definire anarchica la sua musica? Iconoclasta, libero pensatore, antimilitarista, antirazzista, ipercritico nei confronti dell’Amerika dei Nixon e dei Reagan, acerrimo nemico dell’ordine costituito, della sessuofobia imperante nel suo Paese, del falso perbenismo e anche della diffusione e dell’uso di ogni tipo di droga, considerata uno dei tanti mezzi di controllo sociale: Zappa era tutto questo, e molto altro. E la sua musica? La sua musica ha molto a che fare con l’anarchia a patto di abbandonare l’assurdo luogo comune linguistico (e per molti non solo linguistico) che associa l’anarchia al caos. La musica di Zappa, come l’anarchia, è l’esatto contrario del caos, è l’ordine supremo delle cose. Supremo perché non vuole e non riconosce l’autorità di un pre-ordine, di un’istituzione che detti e imponga regole per il perfetto funzionamento del meccanismo, sociale o musicale che sia. La musica di Zappa è anarchica perché è un puzzle in cui ogni tassello/nota sembra sapere autonomamente dove andare con estrema precisione a collocarsi, come se esercitasse il diritto di avere uno spazio tutto suo, nel rispetto irrinunciabile dello spazio destinato a tutto ciò che ha intorno.

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2 pensieri riguardo “Zappa dalla Z alla A”

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