Cinq doigts / Cinque dita

Aidone, Castello di Pietratagliata

Yves Bergeret
Mohamed Mbougar Sarr

Cinq doigts
(à Aidone, en Sicile, décembre 2015)

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La critica è viva e lotta insieme a noi

La crème della critica mondiale:
critisci e critichesse webbici a convegno.
Il Ponte Lunare, 4-13 novembre 2012
Immagine: © Agenzia Morettino & Trovelli.

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Quaderni delle Officine (LXIV)

Quaderni delle Officine
LXIV. Dicembre 2015

quaderno part_ b_n

Raffaella Terribile

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Lettura di immagini (2010-2014)
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Frammenti d’esilio, 9

La mancanza

Gianmarco Pinciroli

Sì, catena di giorni che s’affolla
addensa l’esperienza
del soffrire.
Sofocle

 

frammento 9

275. Puoi dire di conoscere una persona solo dopo che l’hai vista nuda nelle sue manifestazioni affettive negative, per esempio quando è adirata, o quando si annoia, o quando mette in evidenza le differenze nel comportamento rispetto a quello che sembrava il suo modo d’essere con gli altri, con te, e rispetto alle tue aspettative generali quando ti immagini la persona giusta sulla tua misura di carattere e di gusti. Continua a leggere Frammenti d’esilio, 9

Note di lettura (XI) – Leopoldo Attolico

Leopoldo Attolico Antonio Scavone

Il commiato del cuore

     Leopoldo Attolico è un poeta che non si fa illusioni: né su se stesso quando scrive d’amore né sulle lacerazioni “esaltanti” che l’amore procura a un uomo e una donna innamorati. È un approccio ostico quello dei poeti con l’amore: lo magnificano negandolo, lo declinano spesso in una rappresentazione tanto esagitata quanto controversa. La poesia d’amore (o sull’amore) è quel sentiero impervio e insidioso che il poeta accuratamente attraversa col dubbio e la speranza, col fantasma del disamore. Continua a leggere Note di lettura (XI) – Leopoldo Attolico

Trailer Without Spoiler, 7

Tasso

«recuerda, chico: si quieres ser un escritor en tu vida,
tienes que seguir los pasos del tejón»

«Queste parole di colore oscuro
vid’ ïo scritte nel corpo d’una mail
che m’ inviò l’anonimo Ramingo.»

«Se il senso lor t’è duro, tira dritto:
quivi convien la gente ben ferrata
che padroneggia il ben de l’intelletto.»

Abolire la guerra

Gino Strada “Io sono un chirurgo. Ho visto i feriti (e i morti) di vari conflitti in Asia, Africa, Medio Oriente, America Latina e Europa. Ho operato migliaia di persone, ferite da proiettili, frammenti di bombe o missili.

A Quetta, la città pakistana vicina al confine afgano, ho incontrato per la prima volta le vittime delle mine antiuomo. Ho operato molti bambini feriti dalle cosiddette “mine giocattolo”, piccoli pappagalli verdi di plastica grandi come un pacchetto di sigarette. Sparse nei campi, queste armi aspettano solo che un bambino curioso le prenda e ci giochi per un po’, fino a quando esplodono: una o due mani perse, ustioni su petto, viso e occhi. Bambini senza braccia e ciechi. Conservo ancora un vivido ricordo di quelle vittime e l’aver visto tali atrocità mi ha cambiato la vita.

Mi è occorso del tempo per accettare l’idea che una “strategia di guerra” possa includere prassi come quella di inserire, tra gli obiettivi, i bambini e la mutilazione dei bambini del “paese nemico”. Armi progettate non per uccidere, ma per infliggere orribili sofferenze a bambini innocenti, ponendo a carico delle famiglie e della società un terribile peso. Ancora oggi quei bambini sono per me il simbolo vivente delle guerre contemporanee, una costante forma di terrorismo nei confronti dei civili.”

Leggi il testo integrale del discorso pronunciato da Gino Strada, fondatore di EMERGENCY, nel corso della cerimonia di consegna del Right Livelihood Award 2015, il “premio Nobel alternativo”