La critica è viva e lotta insieme a noi

Crtisci e critichesse webbici a convegno.

La crème della critica mondiale a convegno
Il Ponte Lunare, 4-13 novembre 2012
Immagine: © Agenzia Morettino & Trovelli

Nel mese di novembre del 2012, negli accoglienti locali dell’inaffidabile sito “Il Ponte Lunare”, si svolse un seminario di studi dedicato alla figura e all’opera di Mario Lo Tasso, “il più grande poeta sconosciuto d’Italia”, come ebbe a suo tempo a definirlo chi lo presentò con evidente orgoglio ai lettori della “Dimora”. Il convegno fu organizzato in seguito alla pubblicazione dei primi inediti lotassici, voluta dalla famiglia e soprattutto dallo studioso Dinamo Seligneri, che sta curando l’edizione critica dell’immenso corpus di scritti che il grande autore abruzzese ci ha lasciato. L’occasione dell’uscita in rete di uno dei suoi primi testi poetici, richiamò il fior fiore dell’intelligenza critica internazionale, quella inapparente, con studiosi provenienti dalle più improbabili (e, quindi, dalle più reali) universidades desconocidas del mondo [N.d.R.: vi sarà facile ricoscerli tutti, uno a uno, nella foto di gruppo che pubblichiamo qua sopra per gentile concessione]. A riprova, come afferma il buon (si fa per dire) Pellegrino Ramingo nell’illuminato (sempre per dire) studio introduttivo premesso al florilegio di interventi che potete di seguito leggere e godere (soprattutto godere), che “la critica è viva e lotta insieme a noi”. In fondo, basta crederci, come fa il Pellegrino. Oppure, sempre citando il Ramingo, basta chiedere agi addetti ai lavori di presentare opere davvero degne del nome e chiaramente proiettate nel futuro (quale, non ha nessuna importanza): perché, come ognuno sa, o almeno immagina, la vera critica scende in campo (si appalesa) solo quando il testo, con la relativa esegesi, si fa duro. Come l’autunno, del resto…

LA CRITICA E’ VIVA E LOTTA
INSIEME A NOI

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15 pensieri su “La critica è viva e lotta insieme a noi”

  1. 私が介入する編集者に尋ねる:壁に尿の俳句は、夕食に来て私の仕事の推測の盗作です。それは、この自称詩人は誰が介在することなく、私をコピーするのは初めてのことではありません。

  2. Gentile Tomangj, la prego, provi a commentare in un idioma più commestibile perché noi, con la lingua giapponese (credo), abbiamo lo stesso rapporto che Matteo Lo Tasso ha con la lingua italiana.

    Non è per cattiva volontà, ma così non potremo mai risponderle.

    M.S.

  3. Gentile Tomangj, un amico mi ha fatto avere la traduzione del suo disperato appello. In buona sostanza, lei accusa l’Urjna Sujmurj di averla plagiata, copiandole di sana pianta l’haiku lotassico che compare nel nostro dossier. Ne prendiamo atto, è un malcostume anche italico, ma non possiamo fare altro che invitarla a rivolgersi alle università dove la sua collega lavora perché prendano i dovuti provvedimenti. Se la cosa è vera, l’Urjna Sujmurj merita sicuramente una bella ripulita.

    Saluti.

    M.S.

  4. Quando Mario Lo Tasso si trovava in Svizzera per lavoro conobbe Chiara che allora era una ragazza bellissima, sordomuta e piena di amore per tutti. Si innamorò anche di Mario Lo Tasso, figuriamoci, ma l’amore per quest’omuncolo (mi scuso ma lei così lo descriveva nelle lettere alla madre) la instradò verso la letteratura che divenne la sua più grande passione che la ottenebrò tutta tanto da farle dimenticare tutti gli amori terreni e divenne casta (come d’altronde ben rammenta in uno dei suoi libri più appassionanti e apprezzati dal pubblico “Casta che fui”, ormai giunto alla duemilesima edizione in folio; mi permetto infine di far notare che anche nel racconto lungo “Con notorio sforzo” possiamo ritrovare l’eco di questa privazione della carne: non a caso lo stesso padre G. Pozzi e non da ultimo E. Grevi hanno parlato di “processo aff(r)ettato di santificazione in vita”: non credo a torto, mi sia concesso qui concedere).
    Limito il mio puntuale intervento ricordando al pubblico lotassico che il vostro Mario (la carogna come si può leggere in una nota epistolare alla sorella di Chiara) non si limitò a impollinare la sua mente di parole poetiche ma pare fece gravida la donna almeno una volta, onde la sua fuga dalla Svizzera e il ritorno in Molise. Scrivo questo perché nello studio bio-filologico sul Lo Tasso del (non posso definire) collega Seligneri (che, mi permetta Santiago, definire studioso è come dare a Silvio Berlusconi il fregio di più grande statista della storia repubblicana) c’è una palese falla se non lacuna proprio in questo punto: ebbene Lo Tasso non tornò in Italia perché era un bohemien come ci vuole far credere quel poco di buono del Seligneri, ma lo fece (e di gran lena) perché aveva ingravidato una povera sordomuta approfittando della sua debolezza di poetessa ancora in erba.
    Se di quest’uomo volete cantare le lodi, ben venga, ma poi non diteci che non vi avevamo avvertito di che pezza vi siete attaccati sotto le scarpe!

    Ps: quanto vorrò ridere quando DS e Matteo Lo Tasso dovranno dividere i miseri proventi della loro “”””Studio”””””” con Leon, figlio di Chiara, affamato quanto mai di vendette e sangue molisano.

    Grazie dell’ospitalità

  5. Gentile biografo, grazie per questo intervento che aggiunge un ulteriore tassello alla ricostruzione della vicenda terrena di Mario. Un tassello che però non inficia il lavoro egregio che DS e Matteo stanno portando avanti. Certo, si sa ancora poco del periodo trascorso all’estero dal nostro e le notizie frammentarie finiscono per ingenerare confusione e contraddizioni. A noi, ad esempio, risulta che Chiara di cognome si chiamasse Fame e non Fama, il che renderebbe anche più chiara la scelta del nome del pargolo.

    Ci tenga aggiornati sulle sue ricerche.

    M.S.

  6. Buongiorno a tutti gli intervenuti e un sentito grazie alla Dimora da parte mia e della famiglia Lo Tasso per l’interesse dimostrato nei confronti della figura di Mario e della bella critica fiorita in quei piacevoli mesi di Novembre del 2012 (mesi che ci rimettono un sorriso sulle labbra).

    Sulle critiche piovute sul lavoro mio e di Matteo da più parti (il biografo stamattina ma qualche settimana fa anche – e me ne duole – Michele Murri), inviterei i lettori più o meno agguerriti ad aspettare perlomeno che il libro su Mario Lo Tasso sia concluso e pubblicato.

    Infine sono latore di un messaggio di ringraziamento di Matteo Lo Tasso a Mario Santiago che finalmente gli ha riconosciuto come altri mai di saper padroneggiare l’idioma giapponese. E di questo è molto orgoglioso.

    Un saluto a tutti.
    DS

  7. Gentile Seligneri, la ringrazio. Non le nascondo che qui aspettiamo con ansia il libro; e non potrebbe essere altrimenti, visto che San Mario da Lo Tasso è il santo protettore della Dimora.

    Il biografo comunque si sbaglia almeno su un punto, come ho da poco appurato: Chiara si chiamava davvero Fame, al di là di ogni dubbio, perché Mario non si sarebbe mai messo con una donna di nome Fama: la sua inapparenza e la sua inappartenenza gli avrebbero inibito ogni impulso copula-tòrio.

    Le critiche di Murri a cui fa cenno, proprio mi sfuggono. Sono nòvo del loco e sicuramente mi è sfuggito qualcosa.

    La saluto.

    M.S.

  8. Ci preme comunicarvi che tra i nostri docenti non risulta nessun Manolo Marziale. Trattasi, con tutta evidenza, di palese appropriazione indebita di titolo accademico da parte del suddetto.

    Il Segretario, Dottor Lapo Calisse

    1. Gentile Segreteria, grazie della segnalazione.
      In verità qualche sospetto l’avevamo avuto ma il buon Manolo, a quanto pare, è furbo assai visto che ha trovato il modo di partecipare al convegno con un accredito falso.
      Vi porgo le scuse anche della famiglia Lo Tasso, tratta in inganno all’atto della registrazione dei partecipanti dal chilometrico curriculum vitae et studiorum che il buon Marziale ha presentato come suo modesto biglietto da visita.

      Ci saluti tanto la Rettrice.

      M.S.

  9. Quando volete, a Vicenza, bivio delle Sarte – disponibile anche per trasferte e sedute dal vivo. Chiamare ore serali. No professori universitari, no critici, no telecamere. Peso massimo 35 libbre d’anima (da 36 parte straordinario – supporto Kaima, socia). Occhio e croce Lo Tasso almeno 50.
    Buon anno

  10. Io, a dirla tutta, che io a dirla tutta, prima o poi, penso, la dirò tutta, voglio dire che a me, che quando ero a Parma, provincia di Parma, che anche a voler dire, Parma, rispetto a Piacenza, sempre prima Parma, e poi Piacenza, anche il ducato, Parma e Piacenza, no Piacenza e Parma, io quando ero a Parma, prima di andare a Bologna, io questo sito non lo so, vorrei dire che a volerla dir tutta, stavolta, arrivati qua, che qua dove sarà, io non lo so proprio, ma quello che volevo dire è che io questo Mario Lo Tasso, che è dell’Abruzzo e Molise, che io son di Parma, che Parma, provincia di Parma, che anche solo a voler dire Parma, rispetto a Piacenza, c’era pure il ducato, ma il ducato era di Parma prima e Piancenza, ma Pianceza dopo, e qua invece Lo Tasso che è del Molise, il Molise è secondo, prima è l’Abruzzo, Abruzzo e Molise, no Molise e Abruzzo, e io, forse sbaglierò, non lo so, ma per me, che lo voglio dire son di Parma e solo dopo son andato a Piacenza, ma se per questo sono andato anche in Russia, a far una tesi, una tesi su Dostoevskij e Tolstoj, e la chiudo qua, io che poi di poesie, ora potrei sbagliarmi, ma io con Mario Lo Tasso del Molise che c’entro?

  11. Gentile Naolo (spero che vorrà consentirmi di chiamarla per nome), la ringrazio per il suo prezioso intervento che dà lustro a questo commentario.
    Come al solito, lei sa essere particolarmente acuto e chiaro nell’esposizione del suo pensiero. Qui ne ha data una ennesima prova: finalmente, grazie a lei, sono riuscito a mettere a fuoco e a capire la poetica lotassica.
    Solo una cosa non mi torna del suo discorso (demerito mio, sia chiaro): non ho ben capito lei di dove è.

    M.S.

    1. Lo dovrebbe capire da come scrivo e da come parlo, che a parlar chiaro si va, e a parlar chiaro, io, che son di Parma, parlar chiaro parliamo chiaro, e su Parma e su Piacenza, e non su Piacenza e Parma, io da poco, adesso sarà un mese, o un mese e mezzo, non lo so, ho fatto una lettura, a Parma, dove parlo che io son di Parma, non di Piacenza, né di Bologna, né di Mosca, e lì dove ho parlato, io credo, ho parlato come parlan quelli di Parma, cioè non è che ci ho parlato perché ci dovevo parlare, io ci parlo proprio come quelli di Parma, dato che son di Parma. La lettura mi pare si trova qui (click qui), è una lettura fatta a… dovrebbe esser Parma, sì. Proprio Parma. Ma è uscita su Libero. Non lo so.

  12. Scusi se mi permetto, gentile Naolo, ma poteva dirlo subito che lei è di Parma! Comunque complimenti, non capita a tutti una fortuna del genere, pensi a quel buon uomo di Ramingo che deve accontentarsi di essere nato a Marcallo (o a Pollena, adesso non ho un vocabolario sotto mano, come chioserebbe quella buona e brava donna di Inga Leera).

    Fortuna per modo di dire, nel suo caso, perché poi, è risaputo, la fortuna uno deve anche meritarsela, e lei quella di nascere parmigiano (no reggiano) se l’è meritata tutta.

    Mi saluti tanto il suo direttore e pensi a quanti scrittori e critichi darebbero via chi sa che cosa pur di avere la fortuna che ha avuto lei ad approdare su quel foglio.

    (Fortuna sempre nel senso che se l’è meritata, va da sé…)

    M.S.

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