Controluce (Contro -luce)

Mario Giacomelli, Mare

Mario Santiago Santoro

la luce – tu la conosci in perdita
la
(ri)conosci che emerge
dal sogno desolato della preda
e torna dove fa pensiero
il corso delle ombre -dove
lo sguardo inciampa
nel conforto che genera sete

 

Controluce (contro -luce)
Poesie inedite non ancora scritte

 

viaggiando

in un nero opaco
d’insonnia

–nell’urto
che genera faglie
di eclissi
e misteri, la polvere
sparsa (dis
persa)
negli occhi lasciati a una nota
veloce (in
finita
matrice di venti)

nel varco, nel
l’oltre
che è legge (che e -legge)
dis
grafici

(movimenti)

di ombre (che ad
ombra) in
terminabili fondali
di storie

(di
scorie)

 

*

 

l’attimo

(il più chiaro
confine, l’e -stremo
bagliore
di un grido)

colore in -pietrito
detrito
abissale, purezza
cruciale, croce -via
di secoli andati
(re-
cintati, re-)
citati
in luce e umidore
di sale

(il sole
che perimetra il palco
non scioglie
l’attesa –
la nutre)

(non
coglie l’occhio
che scruta – discute
la scena
l’enigma)

un segno che a tratti
piove sguardi
in colonna – fiaccole
incendi
in stasi, e –stasi

di tempo

 

*

 

velature
di fonte
che in -albera
voci
a distesa

fregi d’acqua
solcati da acuti d’inchiostro
miscela d’albe
e di colpe, soluzione
imprevista
di un fluido
limpido

inerte

(contro –luce di corpi
e silenti
e ovunque
diffusi)

di parole a rovescio
del suono, contro
canto
(in-
udibile)
di un mondo
che ingrigia nel marmo

(ristagna
nel manto)

del suo stesso respiro

 

*

 

un mare
fasciato di lune, parete
a specchio
di volti
in disuso

(al
la deriva)

pagine che sfumano
un passato di –segni
disegni sbiaditi
di -sensi
acquattati
nei colori del sonno

sul tavolo
la traccia di una mano

(scomposta)

un ramo, un vaso
ri –composta
sequenza
di voli –mai
nati

(per caso –
il caso è maestro
di simboli
ambigui)

l’impronta, un mosaico
di tessere e
sguardi
– nell’alto
che aleggia, alitando
sospiri a commento

(tacendo)

e si tace all’idea
che enumera, nomina

nomi
su nomi
a ritroso

(dell’onda)

 

*

 

la notte
– cecità visibile
d’ombre
che aspira il mare
(vuoto)
degli occhi

– un mare, un male
(un
vuoto)
il dolore di essere
altro, la soglia
trascorsa
da flussi di cenere

altrove
la lenta agonia dei fuochi

(sono voci
alla foce –
sorprese
in passaggi di tempo)

genera cori di luce
l’illusione
di esistere, di
vedersi
specchiarsi nel varco

riconoscersi passanti

passando

passati

5 pensieri riguardo “Controluce (Contro -luce)”

  1. Gentile Carla, la ringrazio molto, lei ha saputo individuare ed esprimere in due semplici parole il senso profondo di questi testi non-ancora-scritti.
    E infatti, quando si parla di luce, il minimo che si può e si deve fare è proprio quello di essere il più possibile chiari, illuminanti come giustamente dice lei.

    Saluti.

    M.S.

  2. non c’è “soglia” che possa abbacinare al punto da non riconoscerne l’impronta.

    la luce – tu la conosci in perdita
    la (ri)conosci che emerge
    dal sogno desolato della preda
    e torna dove fa pensiero
    il corso delle ombre -dove
    lo sguardo inciampa
    nel conforto che genera sete

  3. Grazie, Natàlia.

    La “presenza” dell’impronta, “quella” impronta, serve (“a me” serve) a misurare la profondità del mio passo. E’ l’unico modo che ho per imparare a camminare da solo.

    Un caro saluto.

    M. S.

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