Dario Borso traduttore di Paul Celan

Paul Celan, Microliti Paul Celan, Oscurato

Paul Celan, Poesie sparse pubblicate in vita

Dario Borso
db

 

CANTO MARINO

Amore, la mia barca
fa rotta su altri segni.
Venti che a te vieto
gonfiano le mie vele.

Casse per te blindate
invio in mare aperto,
remi che abbandonavo
mi aiutano a guidare.

Reti ben rammendate
ho gettato alla notte –
ma strano, il braccio tuo
lesto scioglie le maglie.

 

Camilla Miglio

Microliti, Oscurato, Poesie sparse
:
la svolta di Dario Borso

 

Il saggio è tratto da Atti del Convegno “Paul Celan in Italia. Un percorso tra ricerca, arti e media 2007-2014” (Roma, 27-28 gennaio 2014), a cura di Diletta D’Eredità, Camilla Miglio e Francesca Zimarri, p. 353-359.

Paul Celan in Italia

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24 pensieri su “Dario Borso traduttore di Paul Celan”

  1. Da Anselm Kiefer BISOGNAVA giungere a Celan e, poi, ad un Celan letto e interpretato da Dario Borso e Camilla Miglio. E tra poco usciranno per Carteggi Letterari le traduzioni celaniane di Francesco Marotta, a riprova di un’ininterrotta fedeltà da parte della Dimora nei confronti di una voce poetica irrinunciabile della nostra contemporaneità; non si può scrivere in poesia ignorando Celan.

  2. La ragione di un titolo. La maggior parte delle poesie di “Oscurato” (definite inedite) erano già state tradotte da M. Ranchetti. E Ranchetti, nel libro curato da Borso, non è mai citato.

  3. Egregio Borso, lei faccia uno sforzo e provi a rispondere nel merito al mio commento. Perché il nome di Ranchetti è stato oscurato? È indice di serietà o tende a far passare un libro di inediti che tale non è? Le prime sette poesie si trovano tutte in “Sotto il tiro di presagi”. Nell’ultima parte ci sono sedici poesie sempre tradotte in STP. Le poesie del libro da lei curato in totale sono trentacinque. Quindi, apparentemente, ci sono una dozzina di poesie inedite. Più o meno un terzo della raccolta. A me non importa niente se è stato l’editore a voler spacciare una raccolta di poesie inedite. Lei lo ha in qualche modo avallato non citando, da nessuna parte, la traduzione di Ranchetti. Nottetempo, continui a tradurre Celan, sotto l’etichetta “inediti” che è sempre più sport nazionale. A me interessa solo sapere perché nella sua prefazione lei non cita Ranchetti, quando si capisce bene che quelle traduzioni lei le conosceva più che bene. [uno “par” noi]

  4. lei ha una visione non approssimativa, bensì oscurata di cos’è un inedito. ora non ho sottomano il testo essendo in veneto da mia madre novantunenne, cui lo tengo oscurato per non rovinarle il resto della vita. “oscurato” uscì in germania celan vivo, capirà se è inedito. conoscendomi, è impossibile che io abbia spacciato per inedite le poesie suddette; ricordoinvece di aver fatto un lavoro di riordino, in sintonia con bertrand badiou che controlla le edizioni mondiali per conto dell’erede.
    non credo ai numeri che riporta, ho un dubbio che dscioglierò mercoledì al rientro. in linea generale (lasciando perdere cioè il rapporto mio con ranchetti), potrei finire dalla padella alla brace in quanto nemmeno nella sabbia delle urne ho citato i miei predecessori, da bevilacqua a marotta. mi resta la magra consolazione di essere in folta compagnia (s’immagini una traduzione nuova di madame bovary che cita tutti i traduttori precedenti…)
    l’inciso finale mi ha rivelato in qualche modo la sua identità; lei è quello delle rimostranze in rete perché non le andò giù il par, una spina che dovrebbe trattare ambulatorialmente. se vuole una spiegazione imparziale, scriva a orelli, che scrisse la postfazione ed essendo una persona seria ha letto prima la traduzione, approvandola.
    a giovedì

  5. mi dispiace che lei se la sia presa solo perché ha incontrato qualcuno capace di leggere e di esprimere un pensiero. non posso trasformarmi in una bambolina senza testa solo per farle piacere. ho letto le traduzioni di ranchetti che lei può far finta di ignorare, ma solo finta. credo che lei abbia capito benissimo che io sto parlando del fatto che è interesse di un editore italiano far apparire un libro di traduzioni di celan come in massima parte inedito. “pubblicato integralmente solo in anni recenti in germania e, ora, per la prima volta in italia” (dalla quarta di copertina). io credo che sarebbe stato giusto riconoscere che la prima e la terza parte del suo libro, in tutto 24 poesie (ho rifatto i conti), faceva già parte di “sotto il tiro di presagi”. ho letto la bibliografia e la nota di traduzione in coda al libro curato da ranchetti e jutta leskien. siamo seri e cominciamo col dire che di un’ennesima traduzione di madame bovary non frega niente a nessuno. così come di certe traduzioni improvvisate di lautréamont o artaud. ma un traduttore serio è uno capace di riconoscere un predecessore. da cui si discosta, ma da cui anche prende. in ogni caso è sempre giusto informare il lettore che tre quarti di quei testi non sono inediti (in italiano). alla fine dunque può far quel che vuole, tradurre un arno schmidt tradotto anni prima, e magari non accennarvi neanche. il “par” così usato forse è bergamasco, orelli non ne dice niente mi pare. con orelli dovrebbe anche mettersi d’accordo perché lui esordisce scrivendo: “queste liriche postume di celan”

  6. lei è maligno, tutto qui. non citare una traduzione parziale precedente non è la stessa cosa che far finta d’ignorare la sua esistenza. la cattiva coscienza se la coltivi lei, ma non le permetto di attribuirla a me.
    di arno schmidt ho tradotto finora 4 testi, di cui uno (leviatano) era stato tradotto in italiano decenni f (la mia è corredata da un commentario in prima mondiale, costruito col sostegno della AS Siftung). siccome in questo caso non si trattava di una traduzione parziale ma totale, l’ho citata, e non in una noticina, ma in quarta di copertina, cosa che non ho mai visto fare altrove! – quindi, allo stato attuale, si vergogni, e giovedì, come detto, risponderò meglio coi testi alla mano.
    orelli ha letto la mia traduzione prima di scrivere la sua prefazione, mentre io purtroppo ho letto la sua postfazione solo a volume uscito, e ovviamente ho notato subito il suo svarione. ho piantato un gran casino con bersani dell’einaud per una questione di par condicio (come orelli legge me, io ho il diritto di leggere orelli, anche se fosse un premio nobel), e questo mi è costato un ostracismo superato poi con fatica.

    PS. cosa vuol dire secondo lei che orelli sul par non ha detto niente?

    1. Caro Dario, ho ritrovato il “Leviatano” (Mimesis, 2013, a cura di Dario Borso), che avevo anche letto. In quarta di copertina trovo scritto: “La presente traduzione, che va a sostituire quella semiclandestina apparsa su Il Menabò del 1966”. (la traduzione del Menabò era di Emilio Picco e Berardi Paumgartner https://www.nazioneindiana.com/2006/05/12/leviatano/; Emilio Picco, traduttore tra l’altro anche di “Alessandro o della verità” per la “Ricerca letteraria”, Einaudi, 1966). Ora, però, mi e ti chiedo, senza malignità, e seguendo le tue parole: “siccome in questo caso non si trattava di una traduzione parziale ma totale, l’ho citata, e non in una noticina, ma in quarta di copertina, cosa che non ho mai visto fare altrove!”, ma l’edizione del 1991 a cura di Maria Teresa Mandalari, che comprende anche “Tina o dell’immortalità” (tra l’altro l’edizione francese contiene un bel saggio di Claude Riehl “Arno à tombeau ouvert”) era anch’essa semiclandestina? Come vedi, cerco di seguire il tuo consiglio, mi sto applicando, “la cultura è accessibile a tutti”… grazie!

  7. Sono felice che lei abbia citato la vecchia traduzione del “Leviatano”. Fermo restando che lei può non citare la traduzione di Ranchetti-Leskien perché, come lei dice, parziale. Sta di fatto che questo equivale ad ignorarla. Ranchetti parla di “versione italiana delle poesie inedite di Celan” (ed. ted. 1997). E le ordina cronologicamente. Vi sono, quindi, anche ventiquattro poesie di “Oscurato”. Si può non informare il lettore di questo? Sì, se si traduce in modo estemporaneo; no, quando come lei si ha, invece, la pretesa di dare al lettore un testo filologicamente corretto. E, per di più, per lo stesso editore italiano. Questo è il mio pensiero. Poi si può discutere se, in un certo modo, quei testi siano “postumi” o no? Nella cronologia delle opere in “Sotto il tiro di presagi” viene scritto: “1965-66: viene composto il ciclo Eingendunkelt (Oscurato) poi confluito in Fadensonnen (Filamenti di sole)?

    Che le devo dire, io comprendo la traduzione di Ranchetti “non saziano uno come noi” o “uno come noi non si sazia”, ma continuo a non comprendere la sua “uno par noi non si sazia”.

    Su Emmina Bovary, che devo dirle. Le cose ripetute a iosa stancano, tutto stanca, la Madeleine come “Madame Bovary, c’est moi”. Anche Celan, a forza di volerlo analizzare, e di pianti sulle sue poesie, e di tutti a gara per tradurlo, lo hanno reso indigeribile.

  8. Comunicazione di servizio (a scanso di equivoci)

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    gem-rebstein

    1. Caro Borso, la cultura non la fa lei. Lei scopre l’acqua calda, sulla scia di altri. Se non altro io ho provato a tradurre e a scrivere su: Ghérasim Luca, Louis Wolfson, J-J Abrahams. Ma potrei citarle una serie di scrittori di cui lei ignora tranquillamente l’esistenza, vivendo in una specie di limbo che si chiama università italiana. Ma se le può far piacere, ho letto il suo Pocahontas, mentre altri testi di Arno Schmidt li ho letti anni fa (Einaudi) o in francese. Meno vanità Borso. E più curiosità. Non la ucciderà, mi creda. Dopo Celan e Char qualcosa è accaduto. Forse quel “par” le è andato di traverso.

      1. Anche se i diritti sull’opera sembrano essere acquisiti, non sarebbe male cominciare a dare qualche estratto di traduzione da “Le Schizo et les langues”, per spingere la pubblicazione. Sarebbe ora. Ci pensiamo.

  9. una disputa d’altri tempi, ma solo all’apparenza. perché qui l’unica cosa che si capisce è che celan, ranchetti, arno & co. sono solo un pretesto per regolare vecchi conti in sospeso. ma dài, ma a chi interessa oltre che a voi, chi se ne frega

    L.C.

    1. Infatti, un io e un tu bastano già per un messaggio. A “chi” non interessa, “chi” se ne frega, ma non è un nome proprio, e nemmeno un pronome. Se io e tu hanno comunicato significa che il destinatario era vicino al codice del mittente, quindi qualche informazione l’ha ricevuta (cf. Jakobson).

  10. grazie del ripasso, è sempre un piacere prendere ripetizioni a gratis, anche se mi risulta difficile accettare il fatto che “chi” non sia un pronome
    e poi sto leggendo wolfy in questo periodo e anche il buonuomo non è che sia molto d’accordo col buon vecchio zio jak

    saluti

    1. @ f. , non perdere tempo a sottolineare; hai capito benissimo che si trattava di pronome personale; ora wolfy e jack potrebbero essere i nomi dei tuoi cani; altrimenti, se vogliamo esprimerci normalmente forse è meglio, diamo più informazioni e ci rendiamo leggibili, perchè a questo livello davvero non interessa nessuno…

      1. alfredo, dài, rilassati, anche tu avevi capito benissimo chi erano wolf(y)son e jak(obson)
        è vero che voi studiosi, accademici e non, avete per statuto l’essere sempre seri, ma, almeno in questo (absit iniuria verbis) prendi spunto da borso che non disdegna, di tanto in tanto, di ingaglioffirsi (cfr. nicky il fiorentino) con l’ironia di bassa lega (no padana, please) di noi comuni mortali (beccai, mugnai, fornaciai, lettori)

        (e comunque, complimenti per le traduzioni, e il resto, di wolfson, in attesa di una traduzione integrale di “le schizo et les langues”)

        p.s.
        se posso, spezzo una lancia a favore della richiesta di dora: e daglieli questi testi, così si risolleva il livello del blog che, da quando me ne sono andato io, diciamolo, è alquanto in ribasso

        l.c.

  11. O.T.

    Lalo, hai di fronte due alternative: 1) tornare qui e farci vedere come si fa ad alzare il livello del blog; 2) raggiungere il tuo compare P. R. laggiù nella Terra del fuoco.

    p.s.
    Se posso permettermi, io ti consiglierei vivamente di scartare la prima e di portare i nostri saluti ai pinguini (ammesso che ne siano rimasti).

    g.

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