Il cronachista immobile

LA97CF-1

A volte il vento fa girare più veloce il giorno e la notte
e anche la terra e il ciclo perpetuo delle immagini,
delle melodie e dei miti.

Yves Bergeret

 

Le Chroniqueur immobile
(Sixième portrait: le tailleur-de-pierre de destinées)

Il Cronachista immobile
(Sesto ritratto: l’intagliatore-di-pietra dei destini)

 

Yves Bergeret, Carène (2016)
Acte III, Elans (Certains charpentiers), Poème 1

Tratto da Carena (2016, inedito)
Atto III, Slanci (Taluni carpentieri), Poema 1
Traduzione di Francesco Marotta

 

LAMASA-2

 

Très loin, au fond du Sahel,
le chroniqueur des scintillants pouvoirs du monde visible
et des séismes du monde invisible,
le diseur au verbe impressionnant et tranchant,
le redouté griot, le devin aux sourcils froncés
que chaque migrant respecte et craint,
que j’écoutais pendant dix ans louer et blâmer
dans son bourg de terre à l’orée du désert,
bouge-t-il lui-même vraiment,
lui qui me lance, qui nous lance sur les pistes et les routes
en fourrant dans mes poches dans nos poches
ses bouts de papiers sacrés dessinés?

 

Chroniqueur immobile (a)

 

Molto lontano, nel profondo Sahel,
il cronachista degli scintillanti poteri del mondo visibile
e dei sismi del mondo invisibile,
il dicitore dalla parola impressionante e sferzante,
il temuto cantastorie, l’indovino dalle sopracciglia crespe
che ogni migrante rispetta e paventa,
che ho ascoltato per dieci anni lodare e biasimare
nel suo villaggio al limitare del deserto,
si sposta mai realmente,
lui che mi spinge, che ci spinge sui sentieri e le strade
ficcando nelle mie tasche nelle nostre tasche
i suoi foglietti di carte sacre disegnate?

 

*

 

Le grand chroniqueur bouge-t-il vraiment,
lui qui prend au lasso de sa parole fleurie
l’ami et l’ennemi
et les dresse droit l’un face à l’autre
comme le ciel du levant et le ciel du couchant?

 

Chroniqueur immobile (f)

 

Si sposta realmente il grande cronachista,
lui che prende al laccio della sua parola fiorita
l’amico e il nemico
e li mette dritti l’uno di fronte all’altro
come il cielo di levante e il cielo di ponente?

 

*

 

Bouge-t-il vraiment, le grand chroniqueur,
lui qui me lance à travers des déserts, des fleuves et des mers
en me vrillant dans les oreilles des strophes de son chant de courage?

 

Chroniqueur immobile (g)

 

Si sposta realmente il grande cronachista,
lui che mi spinge attraverso i deserti, i fiumi e i mari
avvitandomi nelle orecchie le strofe del suo canto di coraggio?

 

*

 

Son monde visible est une plaine.
Les maîtres de la plaine possèdent
toutes les pistes de la plaine, tous les grains du sable
et la personne du chroniqueur aussi:
ils l’entravent par ses deux chevilles
chacune liée à une montagne locale orange carrée.
Si le chroniqueur chante l’une et l’autre montagne
en leur inventant des sommets luxuriants
les entraves lui garrottent les chevilles
et ses cordes vocales restent de toute façon en bas.

 

Chroniqueur immobile (h)

 

Il suo mondo visibile è una pianura.
I padroni della pianura possiedono
tutte le strade della distesa, tutti i granelli di sabbia
e anche la sua stessa persona:
lo trattengono per le due caviglie
ognuna legata a una montagna tabulare di colore arancio.
Se il cronachista canta l’una e l’altra montagna
immaginando per loro delle cime lussureggianti
i ceppi gli serrano le caviglie
e le sue corde vocali restano comunque alle pendici.

 

*

 

Je voudrais croire qu’il voyage.
Les dessins qu’il me donne sont des plumes,
les chants qu’il me lance sont des os fins d’ailes.
Je veux croire qu’il croit qu’il voyage
même si avec ses ailes il ne peut gagner l’altitude
ni se choisir un cap derrière l’horizon.

 

Chroniqueur immobile (d)

 

Mi piacerebbe credere che egli viaggia.
I disegni che mi offre sono delle piume,
i canti che mi rimanda sono ossa sottili d’ali.
Voglio credere che egli creda di viaggiare
anche se con le sue ali non può guadagnare l’altezza
né scegliersi un promontorio dietro l’orizzonte.

 

*

 

Le feu ronge ses hanches.
Ses épaules brûlent.
La fumée de ce feu lent
s’en va par là, par le bas du campement,
par la sente des vaches.

 

Chroniqueur immobile (b)

 

Il fuoco corrode le sue anche.
Le sue spalle bruciano.
Il fumo di questo fuoco lento
se ne va verso il fondo dell’accampamento,
lungo il sentiero delle mucche.

 

*

 

La parole ronge ses dents.
Ses paupières se collent.
Sa parole cherche les oreilles inconnues,
vous, moi, qui dormons à la belle étoile
derrière le galop peureux de l’horizon.

 

Chroniqueur immobile (i)

 

La parola consuma i suoi denti.
Le sue palpebre si attaccano.
La sua parola cerca le orecchie sconosciute,
voi, io, che dormono all’aperto
dietro la corsa impaurita dell’orizzonte.

 

*

 

Il ne traverse pas la mer ni le désert.
Il ne voyage pas avec nous.
Il jette ses dés sur un échiquier de basalte qui brûle les yeux.
Il prédit notre mauvais carrefour et notre fertile pacte,
il nous les prophétise peut-être.
Il est traversé par la furie et la verdeur de la vie.
Il tombe dans un dessin carré qu’il fait pour nous.
Il tombe dans une clameur qu’il nous chante
en trépignant sur le sable
puis s’en va dormir derrière le figuier.

 

Chroniqueur immobile (j)

 

Egli non attraversa il mare né il deserto.
Non viaggia insieme a noi.
Getta i suoi dadi su una scacchiera di basalto che brucia gli occhi.
Predice i nostri infausti incroci e il nostro fertile patto,
forse ce li profetizza.
E’ segnato dalla furia e dall’asprezza della vita.
Cade in un disegno quadrettato che realizza per noi.
Cade nel clamore che ci canta
scalpitando sulla sabbia
poi se ne va a dormire dietro il fico.

 

*

 

Parfois le vent se libère et remonte à toute allure
le temps, l’histoire, le fil du récit.
Parfois le vent fait tourner plus vite le jour et la nuit
et même la terre et le cycle perpétuel des images,
des mélodies et des mythes.
Parfois le vent. Parfois.
Lui se tient face au vent jambes écartées,
il donne ses cordes vocales au vent.

La force de migrer prend forme alors.

 

Chroniqueur immobile (c)

 

A volte il vento si libera e risale a tutto andare
il tempo, la storia, il filo del racconto.
A volte il vento fa girare più veloce il giorno e la notte
e anche la terra e il ciclo perpetuo delle immagini,
delle melodie e dei miti.
A volte il vento. A volte.
A gambe larghe lui si pone faccia al vento,
offre le sue corde vocali al vento.

Allora il desiderio di migrare prende forma.

 

*

 

Le vent bondit dans les jambes du cheval.
Le vent rugit dans la proue de la barque
qui claque sur la crête des vagues.
Le vent grimpé sur les épaules des migrants
embarqués en pleine nuit sait traverser la mer.

 

Chroniqueur immobile (e)

 

Il vento salta tra le gambe del cavallo.
Il vento ruggisce sulla prua della barca
che sbatte sulla cresta delle onde.
Il vento salito sulle spalle dei migranti
imbarcati in piena notte, sa attraversare il mare.

 

*

 

Le chroniqueur ne bouge pas.
Au vent qui bondit vibrent ses cordes vocales.
Avec le vent furieux jouent ses cordes vocales
pour faire sourire le vent
et le rendre encore plus perpétuel,
encore plus étranger.

 

Parcours Nissanata-Koyo 12, 21 février 2009

 

Il cronachista non si sposta.
Al vento che salta vibrano le sue corde vocali.
Col vento furioso giocano le sue corde vocali
per farlo sorridere
e renderlo ancora più perpetuo,
ancora più straniero.

 

Soumaïla Goco Tamboura 2, février 2009

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4 pensieri su “Il cronachista immobile”

  1. Continuo a ringraziare la Dimora per questa sistematica tra(s)duzione e proposta dell’opera di Yves Bergeret, in particolare nelle sue strettissime connessioni con l’arte e la cultura maliana e dei migranti; leggendo questi e i precedenti testi sui cantori che Yves ha conosciuto personalmente legandosi loro di profonda amicizia mi convinco sempre di più che si continua attraverso di loro l’identità più antica della poesia che per noi Europei risale a Omero e a tutte le generazioni di rapsodi senza nome che hanno preceduto colui che convenzionalmente chiamiamo Omero; scrivendo questo non intendo affatto riaffermare una “supremazia” di nuovo eurocentrica riconducendo questa cultura e questi canti alla Grecia antica (quindi all’Europa), ma al contrario, riconoscere una comune origine e un comune sentire che, a millenni di distanza, ancora vive in area mediterranea e sahariana, mentre proprio noi Europei abbiamo dimenticato e/o rimosso tutto quello che Yves pervicacemente continua a testimoniare e ammirare.

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