Una lucida disperazione

Lorenzo Alessandri, Studio per un ritratto di Piera Oppezzo, 1953

Una lucida disperazione di Piera Oppezzo, pubblicata da Interlinea Edizioni, ha vinto la sezione “Opera edita” della XXX edizione del Premio Lorenzo Montano.
Colgo la felice occasione per pubblicare un vecchio file di fm contenente una selezione di testi della poetessa piemontese, scelti e curati nel 2010 da Giorgio Di Costanzo per il suo blog “In sonno e in veglia“, purtroppo non più attivo ma di cui è possibile consultare in rete il bellissimo archivio.
Segnalo inoltre due scritti, qui e qui, di Luciano Martinengo, al quale va il merito di aver riproposto l’opera di Piera Oppezzo strappandola all’oblio al quale, a quanto pare, sembrano destinate tutte le scritture di valore prodotte in questo paese.
Buona lettura. (M.S.)

 

(Da: L’uomo qui presente
Torino, Einaudi, 1966)

Profilo

Un passaggio dall’esterno
all’interno. Questa pace
non è l’intensa pace
che può stroncare il cammino
d’un’inquietudine nelle vene.

Il cuore e il braccio sinistro
non prendono parte
al riposo del corpo.

Ci attestano:
refrattari, isolati
percorsi da necessità
di risorse individuali
ma forse inesistenti

che stancamente
e instancabilmente
non cessiamo di custodire

 

Evidenze

È evidente che un gesto
mai legato
a una forte esigenza
che avversione o amore
ridotti a disturbo e compiacenza
fanno dell’uomo
un protagonista
che appena abbozza
la sua storia dello spirito e del corpo.

 

Disequilibrio

La nostra vita
nel tempo trema tutta
di scompensi e previsioni,
di atti impersonali e indomabili
nella loro astratta espansione.

Ogni giorno
circoscritto dal tempo.
Un tempo presente, esterno
che noi seguiamo incapaci,
un po’ distrutti nello spirito
per tendenza naturale
e conseguenza logica.

 

Esterno

Il paesaggio è pronto
per una bella
serata autunnale
che l’uomo asseconda
con ondosità tranquille
del suo passo mentale.
L’albero è là
il sentiero più sotto
il cielo lassù
lui in basso a destra
volendo potrebbe avvertire
queste nette, lucide
perfette distanze.

 

Indicazione

Perfetto
agire secondo se stessi
e nel vuoto
con pace calma tranquillità
disporre le proprie reazioni
alla maggiore angoscia
l’angoscia principale
di dimensioni così variabili.

Riposante
addirittura molto dolce
la giornata.

 

L’avere

Tanto esatte
e tanto esteriori
le storie dell’avere
mostrano un intreccio
di atti inconsci
inquieti fino a perdere
il filo conduttore
come succede
per le questioni dell’intelletto
quando non è possibile inserirsi
per mancanza di argomenti
e inoltre
esattamente come
per le storie interiori
tutte penetrate e raccolte
però prive
di situazioni precise
di zone opache.

 

Profilo collettivo

L’astro freddo ci affascina.
Finalmente non coinvolti
con misura e chiarezza per legge.

Sarà per pochi secondi.
Poi torneremo infagottati
a covarci un filo di vitalità.

Semi-paralizzati, semi-addolorati
provocheremo flessioni torpide
alla nostra mente
che, inconscia, scompone
il grado di civiltà a noi possibile.

 

Consenso

Nel nostro spazio sempre interamente presenti
non soggiogati dalla memoria
non affranti da alcuna tensione

il dramma può accadere
se per una connessione di fatti accadrà
ci investirà completamente
completi acconsentiamo ad ogni cosa.

Avevamo possibilità di essere felici
lo siamo con sicurezza
oltre l’aspettativa anche se brevemente

questo perché la realtà
può superare qualunque immagine
in tutti i suoi momenti
offrirci una sintesi.

 

Previsione

Di un costante spirito di adattamento
ci ha forniti
la nostra insufficienza
per cui
quando finalmente
rifiuteremo qualcosa
sarà l’ultimanostra volontà.

 

Operazione

Lentamente
perché totalmente
con volontà
di non sentire
ci siamo svogliati
dei nostri desideri.

 

Carenza

Attraverso
un’estrema carenza
di senso
ogni situazione
ha rotto definitivamente
qualsiasi rapporto col tempo
per fermarsi
ad uno stadio infecondo
senza inizio di storia.

 

Iterazione

Le parole non si flettono più.
Si snodano in una iterazione
che non precisa il senso delle cose
ma ci avverte ampiamente
di un loro possibile futuro.

 

Fallout

Neppure la morte
ha qualità definitive.
A questo siamo arrivati
di secolo in secolo
avanzando a ritmo regolare
verso l’irrealtà
che ora si manifesta
col terrore di
non-essere-più-sopravvivendo
per essere forse i contenenti
di radiazioni residue.

 

Possibilità

Non tutte le cose
sono oggetto di comunicazione
ma è certo che ogni corpo
ha un passato comune
(che gli permette l’unione immediata)
con l’altro corpo.

 

Pericolo

Molto presto
la disciplina che ci era necessaria
può raggelare l’ordine che reggeva.
Forse reggeva un ordine vero
ma la realtà è di breve durata
compie quante morti al secondo.

 

*

 

Da: In una forma definita
Nuovi argomenti, Nuova serie, n. 58
Aprile-giugno 1978

Mi piegano con ordine

Tiro su la persiana
mi guardo tutto il sole possibile
e con noiosa curiosità osservo la strada.
Il traffico è così dentro di me
che è come se fosse il mio sguardo
a distribuirlo sulle due corsie.

A questo punto mi sento invadente:
una frenata con freni che stridono
un clacson troppo acuto
un sorpasso dopo l’altro, imprudente.

Si guida con calma, non con passione.
E partendo da questo pretesto
che è inutile correre
perché tanto poi c’è il semaforo rosso,
mi piegano con ordine
secondo le possibilità delle mie articolazioni
schiacciandomi il cuore.

Io, velocemente, passo tutto al cervello
ma nel frattempo il sangue mi è salito alla testa
che adesso mi trasmette un ronzio affannoso
insieme ai colpi del cuore
che lo hanno raggiunto.
Volendo potrebbe sembrare un dialogo
invece è solo una schiacciante emozione.

 

Un viaggio che domani devo ripetere

Ho capito.
Ci sono più i giorni che la vita.
C’è di più il mattino tutto in avanti
poi il pomeriggio che sprofonda giù
la sera che ricomincia, dove andrà a finire?
Mi piace non mi piace
conta l’avventura che sono riuscita a inventarmi.

La concludo raggiungendo il cuscino.
Uno spazio dove mi dico
che ho consumato quanto potevo
usando tutto:
il colore di una maglietta
la curiosità il silenzio i toni di voce
una frecciata di intelligenza
il cuore che batte troppo in fretta
l’amore per l’entusiasmo
l’apatia che fa passare il tempo
la vigilanza che alimenta la paura.

Poi non è tardi ma è tardi.
È stato un viaggio che domani devo ripetere
facendo in modo che sia diverso.
Ogni volta mi devo accorgere
che si tratta di un pezzo di vita
che tutti questi pezzi (dicono)
dovrei metterli insieme
controllare se di fatto prendono forma
quali linee, che tratti vorrei
e se proprio ho bisogno (mi domando)
di guardarmi in una forma definita.

 

*

 

Da: Le strade di Melanctha
Nuovi Autori, 1987

Le strade di Melanctha

E così Melanchta andava errando
sull’orlo della saggezza.
Gertrude Stein

È vero   ero lì
mi rivolgevo a qualcuno
cercando di non prendere freddo
disse lei durante l’interrogatorio

come fanno coll’emozioni
si domanda e dice da dentro
una cosa va detta abbondantemente
si dice da fuori   è irrazionale
non reggerebbe all’analisi
ma   perché la chiarezza
la sintesi oppure   io

ho una vocazione per l’esagerato   lo so
e sto cercando la saggezza
come Melanchta   sono io
                                            ho sempre avuto
un forte senso dell’esperienza reale

Melanchta sregolata composta
che amava le persone discrete
le riusciva d’essere triste
come non riesce a nessuno
fino a pensare d’uccidersi

si può pensare a tutto
cercando la saggezza
                                            desiderando
le persone discrete
la loro riservatezza   noi
col nostro bisogno d’eccitarci

adesso   qui
con la maglia leggera
non so se sento le pareti
sento lo spazio che manca
riflette lei chiusa nella cella
                                                      continuando
ad aspettare il momento giusto

perché non ci riprovi
le suggerisce qualcuno
                                               sofficemente
(che crede d’averla raggiunta)

ma sai l’avverte lei
ho una propensione proprio spiccata a
trovarmi altrove    anche se
far arrivare qualcuno fino a me
è il mio sogno più calmo di me
ovvero il mio pensiero

dovrei risistemarlo    ma
tra l’andare e il venire
mi sento così dissipata consumata
dall’energia che più la consumi si rinnova
e devo reggerne tutto il peso 
                                                            vedete

mi riportano fuori
per un’ulteriore perquisizione
dirò   questo è il cuore
batte un po’ sconnesso
per via della stanchezza ma
                                                     è il mio
(avevo ragione d’essere così emozionata)

sì   io svengo
ma è un’ovatta questa tana di passioni
non ha niente a che fare
col vostro letto di sentimenti
dove siete contenti d’accontentarvi

per me   non è praticabile
quando mi sdraio già vi tradisco
così
     teneramente…

viene interrotta     e
riprende l’interrogatorio
lei lotta con la memoria

è vero     ero lì
sono sempre in qualche posto
un po’ stanc e facilmente eccitabil
(perché mi succede sempre così?)
per ridere di questa tragedia
di non trovare mai il vuoto
si risponde dopo stanca di parole

la mia differenza    chiarisce
solo le mie differenze
di cui sono al corrente
passo la vita a farmi coesistere   e

con una serietà pari alla provocazione
mi rifiuto d’accettare
un posto per le cose che poi
non mi riguardano
                                       lo so

le risposte non sono pertinenti
quindi si passa alla tortura
il corpo di lei
poco curvilineo e breve
innervosisce i torturatori

1 commento su “Una lucida disperazione”

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