Nottetempo (Notte -Tempo)

minor-white-the-moon-and-the-wall-1964

Mario Santiago Santoro

 

è così che accadono i giorni
provando gesti senza mani
tenendo stretto il tempo
in fermagli di salute
strappando materia inerte
agli occhi, quel
fineluce
che la morte somiglia

 

Nottetempo (notte -tempo)
Poesie inedite non ancora scritte

 

trama disadorna
per antica legge
di memoria,
un gioco immobile,
di sola
notte – e d’acqua,
il fineluce
di mani
impietrite
nel naufragio –

tracce segnate
da segrete fantasie
di vento, presagio
di parvenze
senza fiato, sedimenti
di voci,
visitazioni
orfane di passi

in-naturale,
distante, dis
tratta
impazienza
dei viventi, che è segno
di offerta, di
abbandono, infanzia
di strappi
e di vertigini, immagine
di nessun altro mondo
all’orizzonte

(ma nell’ordito
un punto del giorno
talvolta
cede e
qualche suono – non altro
che un sibilo

esita nel varco
tra luce e ombre, si scioglie
in domande
(di) non udibili

presenze)

 

*

 

contrasta la bocca
lo spazio incolore
segnato di eccessi, di
parole
che sciamano –
visibili
e sul rovescio si
apprende
(rappresa
arte
di similitudini e
macerie)
il fiammante rituale
del distacco, il
ripetuto
riflesso dell’azzardo

(tutto dilegua
in regole di attesa
tra reperti d’ossa
sigillati
dal tramonto-

il tempo
spegne la grazia
della pena accolta –

e

il dubbio nutrito
di sogni
di improvvisi
che soffiano
via
il male

sopravvive
all’occhio della mareggiata

all’urlo che si stempera
in quiete)

 

*

 

viso che mente
vaghezze, vagando
in-dolore
in dicerie
di febbre

(smangiata
profondità dello sguardo

quando il filo
fa spire dei ricordi
e annoda
acque di nessuna
fonte

sulla fronte
che svena
calcare d’occhi
sonni in disparte
di creature
d’aria)

febbre
che agita
le fronde
sfaccettate
di cieli
custodi
del dono dell’addio –

dis-arma il lessico
che fa notte
fonda
il fiore che è stato
crescendo tempo
alle mani –

mani e tempo –

e tempo

 

*

 

una benda di sollievo
un farmaco
che è autentica
canicola di frode

una candela
lavorata a calce
che cola la luce
piet(r))osa
dell’inganno

macchia che evade
dal ventre schiumato
di tagli –
dal nome
che dice fango
il luogo
e il bisogno (la quiete

gonfia
di canti scompigliati

di confessioni
estorte, di
un senso che brama
intatto

il volo)

 

*

 

lampo che cova
fortuite
eresie di luce

l’in-contro
in-prevedibile
nel breve segno
di una comune

morte

distanza azzerata
tra la serpe e il tempo –

la serpe che smobilita
la pelle –
il tempo
che accende fuochi
soffocati d’anni

(all’amo
qualche erba
di scarto e
il profilo di altre
vite
appena accennate –

ignare
della luna
che arde e passa
avvolta nel suo piumaggio

senza fiamma)

 

*

 

occhi segnati
dal vento fossile
del sonno, insonnia
in-evitabile, coaguli
di nebbie
a
dis
misura
nel labirinto di mura
e foglie divelte,
strappate a morsi
all’aria

(le mani consumate
si industriano
a fondo
nel gioco, tentano
devozioni
d’alba, temporali
di grida
nel movimento
che è misera sorte
di preda

senza scampo)

 

*

 

grafie di voci
che si consolano
nel nero della traccia,
crosta
di fuoco e fumo
che arde e
slontana
nel silenzio del sangue –

terra di tutti, lunario
di stoppie
a immagine dei fiumi
di domani

(si piegano

docili
a verbi di deserto
cedono a urgenze
di corpi senza artigli, senza
misura e ossa –

sorvegliano
la sabbia arsa,
le orbite
in attesa (di) un miracolo

di neve)

 

*

 

l’immagine frana
in una in
utile ressa
di detriti –

una parte del giorno
grida alla prima ombra
che increspa la luce
del suo andare –

anche il mare
rompe l’argine
degli occhi e
piove
a distesa
sul corpo che viaggia
svuotato di memoria

(la passione dell’onda
fa degli occhi
un sudario
di desideri – chiazze
palustri
senza assonanze di vento

il prima della polvere
è il tuo corpo
che affiora
dalle acque – norma
(e)
reliquia

di tempo e voce)

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3 pensieri su “Nottetempo (Notte -Tempo)”

  1. “Quando il filo fa spire dei ricordi e annoda acque di nessuna fonte”
    Di nessuna fonte potrebbe tramutarsi in: acque mai state.
    Mi permetto di scriverci sopra.

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