StraKult, 1

la-palude-stigia

Lalo Cura

Fèisbuc? Oh yes! It’s maispès, my only spes

Sei uno scrittore che non ti si caga nemmeno se ti metti a regalare i tuoi libri all’uscita della metropolitana o alle fermate degli autobus? Sei uno di quelli che, per quanti sforzi facciano, non sono mai riusciti a leggere e a reggere più di una decina di pagine di un loro stesso libro? Sei uno di quei masochisti timidi che, non avendo il coraggio di farsi del male da soli, affidano alla penna l’ingrato compito? E, nonostante tutti questi primati da guinness degli sfigati, vuoi diventare famoso, nevvèro? Siamo qui per questo, abbiamo la ricetta che fa al caso tuo. Prendi nota (le mosse contrassegnate con un asterisco sono obbligatorie, non devi saltarne nemmeno una, pena il fallimento dell’operazione):

– verifica che tra te e la lingua di appartenenza (lessico e sintassi) non vi sia incompatibilità di carattere, magari scopri che nemmeno ti (ri)conosce e che, molto probabilmente, faresti bene a cambiare mestiere;

(*) – ritira tutti i tuoi risparmi e versali sul conto dei tenutari di quei bordelli per fighettini annoiati, in fregola da bùc-a-tutti-i-costi, che sono le scuole di frittura; al posto della ricevuta (che attesterebbe soltanto quanto sei coglione), fatti rilasciare un paio di certificati di frequenza (che attest-ano anche quanto sei coglione) da esibire alla bisogna e da allegare al tuo curri-culo;

(*) – apri un accàunt su fèisbuc e crèati un profilo chilometrico, mettendo in bella vista vita-morte-miracoli-passione-resurrezione, il tutto corredato da foto esplicite in cui esibisci titoli, attestati, patacche, rìdings, trèilers, coppe, nominèscions, diplomi (non dimenticare quello della prima comunione: ultimamente tira di brutto, al pari della patente di ateo e della tessera di iscrizione all’uaaaàrrrr);

(*) – fatti fotografare davanti al portone dove abita uno scrittore fa/u/moso, di quelli che possono vantare sedici-diciassettemila amici e contatti, lì nel retro del bùc, e fèis la cosa giusta: postalo come tuo biglietto da visita, trasformalo in un avatar multiuso;

(*) – sfoglia l’elenco dei tuoi amici (!), che intanto saranno arrivati a frotte sotto il tuo profilo, come mosche attirate dall’odore di quella roba lì, e cerca il nominativo di qualche scrittore fatto, di quelli che ormai danno del tu alla fama e alla gloria;

(*) – rompigli i marroni con quintalate di richieste di recensioni per il tuo ultimo (inutile come tutti gli altri) libro; vedrai che, pur di toglierti dalle palle (almeno uno, si spera), o sapendo già che alla prima occasione ricambierai il lavoretto (tutti gli altri), ti sommergeranno di pagine e pagine di lodi sperticate;

(*) – non essere modesto, adesso, a che pro?: prendi dal mazzo la rece (hai solo l’imbarazzo della scelta) che presenta il tuo libro come un’opera al cui confronto Dante e Cervantes sono due imberbi segaiòli delle lettere, e tienila bella calda;

(*) – è ancora calda? bene, adesso puoi tu-ittàrla e poi pubblicarla sul tuo muro, con preghiera di rilancio (in genere non c’è nemmeno bisogno di pregare, la cosa va in automatico) su qualche rinomato litblog: ce l’avrai pure un amico da quelle parti, no? in caso contrario, oltre che sfigato sei anche scemo, non c’è che dire!

Hai seguito bene tutte le istruzioni? Bravo, è fatta, ora sei famoso. Finalmente! Hai solo da seguire il post ed essere sempre pronto a intervenire per ringraziare, con la lacrima sul ciglio, i tanti che verranno ad osannarti (non dimenticare, però, che dovrai rispondere, alla prima occasione, lì o in altero loco, con le stesse formulette melassòse di rito). Sai bene che nessuno di loro ha mai letto il tuo libro, né mai lo leggerà, ma tu abbozza con nonscialàns, non è questo che conta: l’importante è far finta di esistere, col bùc sempre aperto e in bella vista.

Qualche avvertenza, ora, che farai bene a memorizzare, ne va del prosieguo della tua carriera di nullità-col-bùc. Stai attento:

– di solito, nei trèd sì(f)-fatti, arriva sempre uno scassacazzi che, di fronte a tanta ignominiosa prassi di publica-fellatio-sine-pudore, inizia a chiedere spiegazioni sulla rava e sulla fava: non perderti in chiacchiere e non abbozzare nessuna (inutile) spiegazione: lìquidalo all’istante, rimandandolo all’accademia (!?!) da cui sicuramente proviene in qualità di sicario prezzolato: siamo scrittori e letterati alternativi & antiaccademic(h)i noi, non dimenticarlo mai!

– come non bastasse lo scassacazzi di cui sopra, succede a volte che arrivino anche dei bastardi che iniziano a prendere per il culo e a mandare in vacca la preventivata sequela di slinguacciate amical-familiste: non preoccuparti, sappiamo benissimo chi sono e, prima o poi, andremo a stanarli uno per uno dai loro squallidi tuguri (magari portandoci appresso (il) ddt, che da qualche giorno abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare): tu, intanto, non battere ciglio e, en attendant il repulisti, sacramentagli addosso tutto il tuo schifo contro gli anonimi-senzapalle-biliosi-frustrati-spargitori-di-merda-dalle-tastiere: poi vattene a riposare tranquillo, io intanto abbasso la saracinesca…

Che fai adesso, perché non te ne vai a dormire? Cosa? Ti sembra, questa, un’operazione vagamente fascista? Ma che cazzo dici? Non eri tu che volevi diventare famoso? E poi, dài, non essere stronzo, lo sai benissimo che tra noi siamo tutti compagni, alternativi & antiaccademic(h)i per giunta. Sì, per giunta…

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3 pensieri su “StraKult, 1”

  1. Hai perfettamente ragione, Arsenio, la verità è questa. E poi, si sa, quando manca il gatto, i topi fanno un po’ quello che vogliono e mandano in sfacelo la casa.

    Ma toglimi una curiosità: tu sei agostiniano o tomista? Io sono agostiniano, ma se tu sei tomista non ho nessuna difficoltà a cambiare l’immagine del prossimo post. Comunque te lo dedico.

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