Fisiologia delle comete

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Innamorate del vuoto s’immolano
Alla sete della scoperta
Compiendo il rito primigenio
Della creazione

Francesca Diano

FISIOLOGIA DELLE COMETE

a James Harpur

I

Sciamando come pesci di barriera
Corallina le comete saettano
Guizzanti nel ventre del cosmo
Che le attira come un amante
Avido di energia.
Angeli dalle ali di farfalla
Tempestate di occhi
Ardenti serafini fuochi pii
Sfiorano il sole invidioso
Dei loro corpi liberi e veloci
E dell’esattezza del ritorno.
Sassi neri più dell’atro carbone
I loro cuori si sfrangono in frammenti
Di vita trascinati dal vento solare
Cauda pavonis et fulminatio
Nella putrefazione
Perché la nigredo si compia.
Percorrendo l’antico sentiero
Oscurano abbagliano incendiano
Attraverso la trasparenza della chioma
Le quiete costellazioni fisse in cielo.
Da pascoli distanti si lanciano
A esplorare – astri fulgenti dell’istante –
Incaute nell’ardore che le consuma
Innamorate del vuoto s’immolano
Alla sete della scoperta
Compiendo il rito primigenio
Della creazione
Fiat lux

 

II

Cuori di ghiaccio di carbonio e metano
Fusi insieme in un nucleo
Cui l’esigua albedo sottrae
In apparenza il lampo mercuriale
Sprofondano nel crogiuolo dello spazio
Perché si compia la trasmutazione
Della materia in luce e in energia
Nella sublimazione di un’anima volatile.
Sventagliando le chiome lievitanti
Come soli viventi nell’istante
Esplodono segnando tracce auree
Scrivono in cielo caducei eterei.
Fenici risorgenti dall’incendio
Del proprio corpo – pavoni siderali
Si raccolgono in branchi ai confini
Dell’universo ma per poco
Poiché amore le attira come calamita
Il metallo, fatto sacro dal sacrificio,
Nella lestezza esatta del percorso.

 

III

Rebis sidereo unione dei mondi
Creatori di vita
Sfranto il nucleo in frammenti sulfurei
Tutto saetta attratto dal sovrano
Pianeta che si volve come le ruote
Di Ezechiele – corpo olimpico
Striato di rossi vapori violacei
S’apre all’unione cosmica
Inghiotte e fonde
Rifonda e genera
In vortici di fuoco
Divina rubedo
L’atto primo d’amore
Quintessenza creatrice
Perché sia eterno inizio
E fine eterna
Nell’eterno ritorno
Che si compie tra le galassie.

 

IV

Fiamma vivente
Come cometa l’anima
Si stacca dalla fonte dell’arsura
Che bruciando non arde
Che ardendo non brucia
Divampa nell’istante
Perché l’evento sia.
Vivida luce si riflette
Nella scia incandescente
In mille soli disgiunti
Che si fondono insieme
Come neumi – si scontrano
Cedono luce liquefatta
Creatura – si fa eterna nell’istante
Istantanea nell’eternità
Del proprio essere
Torna alla fonte vivente fiamma
Nebula contemplata e contemplante.

 

PHYSIOLOGY OF COMETS

To James Harpur

I

Swarming like fish through
Coral reef comets dart, flashing
In the womb of the cosmos
Attracting their bodies like a god
In love greedy for energy.
Angels with butterfly wings
Studded with eyes
Burning seraphs pious fires
Brushing against the sun, jealous
Of their swift free bodies
And of their sharp exactness.
Black rocks darker than coal
Their hearts shattered in fragments
Of life trailed by the solar wind
Cauda pavonis et fulminatio
In putrefaction
To accomplish the nigredo.
Flying along the ancient paths
They dazzle – inflame – obscure
Through the transparence of the coma
The fixed constellations in the silent sky.
Dashing from distant pastures they explore –
Celestial bodies refulgent through the instant –
Incautious in their consuming ardour
In love with the emptiness of space
Their lives devoted to discovery
Repeat incessantly the primeval rite
Of creation
Fiat lux

 

II

Hearts of carbon ice and methane
Merged together in the nucleus
From which the pale albedo seems
To steal the mercurial lightning.
Comets collapse in the crucible
Of space so that the transmutation
Of matter in light and energy may be perfected
By sublimating their volatile soul.
They wave the swelling comas
Like living instant suns
Exploding – tracing golden lines
Writing ethereal caduceus in the sky.
Phoenixes resurrecting from the flame
Of their own body – sidereal peacocks
In flocks they gather at the border
Of the universe – but only for an instant
As love attracts them like hard metal does
A holy magnet, in the swift citrinitas
Of their ritual path.

 

III

Sidereal Rebis union of worlds
Creator of life, its nucleus
Shattered in sulphureous fragments
It darts attracted by the sovereign
Planet revolving like Ezechiel’s wheel –
Olimpic body streaked
With red violet vapours –
Opening to the cosmic union
Swallows and melts
Melts again and regenerates
In flaming vortexes.
Divine rubedo
The first act of love
Quintessence of creation
So that eternal may be the beginning
And eternal the end
In the eternal return
Taking place in a circle
Among the galaxies

 

IV

Living flame
Like a comet the soul
Parts from the source of its burning thirst
Burning yet not scorching
Scorching yet not burning
Like wildfire spreading through
The breath of time
That the event may occur.
Vivid brilliance reflecting
The incandescent trail
In a million of disjointed suns
Yet cast together
Like neumes – they collide
Releasing shining liquor.
Creature – eternal becomes in the instant
Instantaneous in the eternity
Of its own being
Going back to the living source –
Flaming flame
Contemplating contemplated nebula.

 

***

 

IL MINOTAURO

Io mi sono perduto in quest’abbaglio
Di terra e pietre il cui disegno esatto
Mesce follia e ragione.
Io nacqui alla vendetta che mia madre
Pasifae – tacque agli dei. Il mio nome
È Asterione e pur del nome m’hanno depredato.
Ma io divino sono
Ché in me riverberando
L’impronta della luce di Elio
Si fa bestiale traccia dell’origine
Tutta della stirpe dell’uomo.
Dio e bestia io sono
E questo mi fa mostro – ché gli dei mi esiliarono
Per non vedere in me il loro volto invisibile
E gli uomini al pari m’hanno esiliato
Che non ricordi al loro sguardo cieco
Ciò che di loro appare.
Fu così che Minosse – figlio di Zeus –
Che mia madre insultò con la sua immonda copula
M’ha fatto prigioniero nel Palazzo della Bipenne.
Non mi vuole vedere – perché è in me
Che si specchia la sua colpa – la sete di potere
Che gli rese nemico Poseidone.
Io da un toro divino sono nato
Sorto dall’acqua come segno di un dio.
Ma forse solo un’ombra o un’illusione
E dunque sono figlio di un sortilegio.
Di un inganno illusorio porto la forma
Ombra del buio che sorge dalla luce.
Io sono ciò che siete – la vostra doppia natura
Non la volete vedere in questo specchio.
Vago in questo palazzo chiuso alla vita
E l’ira mi divora – l’ira per l’ingiustizia
Dell’esser nato da un dio per poi dover morire
Da bestia immonda – da voi tutti odiata.
Non volete vedere ciò che si cela dietro l’apparenza
Di mostro – del mio corpo di uomo
Dalla testa di toro. Eppure un dio in me
Si manifesta. Elio – il padre di mia madre
Febo che fende i cieli col suo carro di fuoco
E cancella i terrori che genera la tenebra.
La luce brucia annienta i dèmoni del buio
L’oscurità si scioglie – si dissolve
Abbagliando l’aurora – emerge dalle ombre.
Io sono quella luce – quel bagliore accecante
Che voi fuggite e mi negate la vita.
E siete voi la tenebra della menzogna.
Minosse ha raccontato che io divoro vergini
Per soddisfare la mia fame immonda –
Eppure non è questa la verità.
È la sua fame di potere che si cela dietro l’inganno.
Io sono puro dal sangue innocente
E le mie grida di cui tremano i muri
Di questo odioso labirinto sono le grida
Dell’ingiustizia che nessuno ascolta.
Si prepara l’inganno della mia morte
Il sacrificio che vi libererà dalla paura.
Mia sorella Arianna – la traditrice
Colta dalla follia d’amore per Teseo
Accecata dalla lussuria per questo scellerato
Lo condurrà nel labirinto perché mia dia la morte.
E sarà questo che a voi verrà narrato.
Questa menzogna livida e spietata.
Ma il mio padre divino – il toro equoreo sorto dagli abissi
Ha infine accolto la mia preghiera
Il mio urlo spezzato e quando Teseo con l’inganno
Seguendo il filo rosso di sangue che Arianna
Gli tendeva illudendosi che l’avrebbe legato
A lei per sempre – quando Teseo mi vide
Rabbrividì e snudando la spada
Mi trafisse vigliaccamente
Ecco che dal mio corpo di mostro
Con fatica la mia forma divina
Sgusciando come un serpe dalla pelle
Lentamente sorse ed emerse dalla sua spuma oscura.
Libero dalla gabbia del mio aspetto bestiale
Il mio corpo s’abbaglia del suo stesso nitore.
Traluce la mia forma che ondulando – rappresa in luce –
Diafana oscilla in una danza sacra nel liberarsi.
Io – Asterione – figlio degli astri
Libero emergo dalla morsa della mia pelle
Di animale divino e divino
Figlio della Luce libero infine
Abbandono la spoglia di quel che fui
Di quello che voi siete – vostro eterno tormento –
Ombra del buio che sorge dalla luce.
Ed io luce dal buio sorgo. Immortale.

 

__________________________
Un’ampia selezione di testi di Francesca Diano,
Fisiologia delle comete (1982 – 2017), sarà pubblicata
in “Quaderni di RebStein”, LX, gennaio 2017.
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6 pensieri su “Fisiologia delle comete”

    1. Grazie Mario, sono felice di essere stata tramite in Italia di uno dei maggiori poeti viventi (tale lo considero) e presto ci sarà di più. Grazie anche per l’apprezzamento e la generosità dell’accoglienza.

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