Nageur / Nuotatore

Soutenu par le chœur des naufragés,
sûr, je nage à présent vers la terre
des hommes, là où depuis toujours se cultive
l’art fraternel du dialogue.

 

Yves Bergeret
Francesco Marotta

 

L’Eau
L’Acqua
(4)

Nageur
Nuotatore

 

Testi e traduzioni di
Yves Bergeret e Francesco Marotta

 

Récit créé en trois exemplaires par Yves Bergeret du 18 au 21 décembre 2016 à Paris sur quatre quadriptyques horizontaux de format 21 cm x 48 sur Fabriano bistre 250 g, avec collages et gestes d’encre de Chine, lavis & acrylique.

Racconto creato in tre esemplari da Yves Bergeret dal 18 al 21 dicembre 2016 a Parigi su quattro quadrittici orizzontali di formato 21 cm x 48, su carta Fabriano scura di 250 gr, con collage e gesti di inchiostro di china, lavis e acrilico.

 

Celui-là, son bateau s’est disloqué
dans la tempête. A une planche s’accrocha.
Puis nagea vers là où le soleil se lève.
Et c’est déjà trois jours qu’il nage.
Tête gardant hors de l’eau. Sans aucun poisson
dévorer cru. Sans aucun cadavre détrousser
de ses compagnons matelots qui alentour
le premier jour flottaient.

 

 

Et ses os brisés par la chute du mât
il ne chercha pas à les recoller
car après tout moulin aux ailes folles
donne plus belle encore la farine de la parole.

 

 

Le cinquième jour à midi depuis le sud
une montagne aux racines rognées
en flottant s’approcha de lui.
Mais de plus près il vit que deux câbles sanglants
la retenaient tout juste à l’eau, qu’elle ne flottait pas,
qu’elle glissait comme un nuage à mi hauteur du désespoir.
Et que ses sept crêtes avaient pour substance
et semences les rêves des hommes agités dans leurs villes d’esclaves.

 

 

Dans l’après-midi du sixième jour
la montagne l’atteignit et vint se caler
dans le creux de sa paume gauche.
Alors il serra sa main. Et quand il la rouvrit, ils firent
ensemble un bond si grand
qu’ils dépassèrent le gouffre où chaque matin naît le soleil
et beaucoup plus loin trouvèrent enfin un socle lisse
où vivait tel un enfant chaque mot.
Et chaque mot croissait
et s’apprenait pour lui-même irrémédiablement la beauté du monde.

 

 

La sua barca andò distrutta
nella tempesta. Aggrappato a una tavola
si mise a nuotare in direzione del sole nascente.
E’ da tre giorni ormai che nuota.
Tiene la testa fuori dall’acqua. Non un pesce
da divorare crudo. Nemmeno il cadavere da depredare
di qualcuno dei suoi compagni che il primo giorno
galleggiavano tutt’intorno.

Non cercò di sistemare le sue ossa
fratturate dalla caduta dell’albero
perché ogni mulino dalle folli ali
rende ancora più bella la farina della parola.

Il quinto giorno, verso le dodici, da sud
una montagna dalle radici tranciate
gli si avvicinò galleggiando.
Quando fu meno distante, vide che due cavi insanguinati
la trattenevano a pelo dell’onda, che non fluttuava,
ma scivolava a mezza altezza come una nuvola disperata.
E che le sue sette creste avevano per sostanza e semi
i sogni degli uomini irrequieti nelle loro città di schiavi.

Nel pomeriggio del sesto giorno
la montagna lo raggiunse e venne ad appoggiarsi
nel cavo della sua mano sinistra.
Allora serrò la sua mano. E quando la riaprì, fecero
insieme un salto così grande
da superare l’abisso da cui ogni mattina nasce il sole
e molto più lontano trovarono infine un luogo pianeggiante
dove viveva, simile a un bambino, ogni parola.
E ogni parola cresceva
imparando a conoscere per sempre la bellezza del mondo.

 

 

*

 

Come ogni notte, attendo l’arrivo dell’alba
soffiando via dagli occhi
il sale che l’onda impietosa
deposita a strati sul mio volto.
Tra le mie mani che annaspano
sento crescere e avvampare
il fuoco arcuato della morte.
Nell’aria che preme all’altezza dello sguardo
rivedo il deserto bianco
dove sono nato, la pozza limpida della mia infanzia
gli anni prosciugati dalla mia assenza
il tempo inabitabile del mio migrare
il sangue fertile col quale tracciavo segni
sulla mappa del mio ritorno.

Negli specchi della solitudine
visito la dimora delle mie piaghe, lo spazio
lacerato tra sogno e sogno, l’aspra vertigine
del rimpianto che recide parole alla mia voce.

Mormoro in silenzio
il nome dei compagni annegati
alla stella malata che sul mio sentiero
costruì il suo nido. Chiedo alla notte
che sciama insieme alle sue ombre
di restituire alle mie pupille
la speranza di un approdo
senza dolore, il respiro dell’orizzonte
che si colora di suoni
come una madre in attesa che cova nel grembo
la parola che cura ogni ferita.

In queste acque ho ritrovato me stesso
la mia memoria, il mio coraggio, il mio futuro.
Sostenuto dal coro dei naufraghi
ora nuoto sicuro verso la terra
degli uomini, là dove da sempre si coltiva
l’arte fraterna dell’incontro.

 

 

Comme chaque nuit j’attends l’arrivée de l’aube
d’un souffle chassant de mes yeux
le sel que sans pitié la vague
a déposé sans fin sur mon visage.
Entre mes mains qui se démènent
je sens croître et brûler
le feu arqué de la mort.
Dans l’air qui me presse le regard
je revois le désert blanc
où je suis né, la mare limpide de mon enfance,
les années que mon absence assécha,
le temps inhabitable de ma migration,
le sang fertile avec lequel je traçais des signes
sur la carte de mon retour.

Dans les miroirs de la solitude
je visite la demeure de mes plaies, l’espace
déchiré entre rêve et rêve, le vertige âpre
du regret qui prive ma voix de tout mot.

A l’étoile malade qui sur mon sentier
construisit son nid
je murmure en silence
le nom de mes compagnons noyés.
Je demande à la nuit
profuse en ses ombres
de rendre à mes pupilles
l’espoir d’accoster
sans douleur, le souffle de l’horizon
qui prenne la couleur des sons
comme une mère en attente couvant en son sein
la parole qui soigne toute blessure.

Dans ces eaux je me suis retrouvé moi-même,
j’ai retrouvé ma mémoire, mon courage, mon avenir.
Soutenu par le chœur des naufragés,
sûr, je nage à présent vers la terre
des hommes, là où depuis toujours se cultive
l’art fraternel du dialogue.

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4 pensieri su “Nageur / Nuotatore”

  1. Viandante, nonostante la stanchezza per il lungo peregrinare (suppongo), lei ha ancora la forza di leggerci nel pensiero. Complimenti! Vedrà che esaudiremo il suo desiderio.

    Ci stìi buono e bene. E si riposi un po’, non sia sempre ramingo

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