Sotto tutte le forme dei mortali

Empedocle

Sotto tutte le forme dei mortali

 

Tratto da Arca, n. 1, gennaio-aprile 1997.
Traduzione di Angelo Tonelli

 

Amici, che abitate la grande rocca presso il biondo Acragante
al sommo della città, voi che coltivate opere eccellenti
di governo, venerabili approdi per gli ospiti, ignari
di malvagità, salve! Io tra i voi come dio immortale
non più come uomo mortale mi aggiro
tra tutti onorato, come si conviene, cinto
di bende e corone fiorite; e tutti
quando presso di loro io giunga, nelle città
fiorenti, uomini e donne mi venerano e mi seguono
a migliaia per sapere quale sia il sentiero
dell’acquisto, e gli uni hanno bisogno
di vaticini, altri per malattie di ogni genere
desiderano ascoltare responsi che sanano
da lungo tempo trafitti da aspri dolori.

 

Quanti sono i farmaci contro i mali apprenderai
e contro la vecchiezza, perché per te solo
voglio compiere tutto questo. E placherai
il furore di venti infaticabili che sulla terra
levandosi con le loro folate devastano i campi, e a tua volta
se lo desideri susciterai soffi benefici, e da pioggia scura
creerai siccità opportuna per gli uomini, e dall’arsura
estiva farai scaturire correnti che nutrono gli alberi formandosi
nel cielo, e dalle case dell’Ade
trarrai il vigore di un uomo estinto.

 

E’ vaticinio di Necessità, antico decreto degli dèi
eterno, sigillato con ampi giuramenti; se qualcuno
con criminale uccisione contamini le mie membra
o seguendo Contesa per colpa commessa
giuri falso giuramento, costoro come demoni
che hanno avuto in sorte una vita longeva, per tre volte
diecimila stagioni vadano migrando
lontano dai beati, rinascendo
sotto tutte le forme dei mortali
nel corso del tempo, permutando
gli ardui sentieri della vita. E l’impeto
del vento li caccia nel mare, e il mare
li vomita sul dorso della terra, la terra
contro i raggi del sole rifulgente, e il sole
ancora nei vortici dell’aria; l’uno li riceve
dall’altro, ma tutti li odiano. E anch’io
adesso sono uno di costoro esule dagli dèi
ed errante, per aver confidato
nella folle Contesa.

E altro ti dirò: non vi è nascita per nessuna delle cose mortali,
né termine di morte le distrugge, ma soltanto
mescolanza e separazione di elementi
mescolati, che origine è detta dagli umani.

e nulla, del Tutto, vuoto: da dove
potrebbe sopraggiungere qualcosa?

Là non si distinguono le rapide membra
del sole, né la villosa potenza della terra
né il mare. Così nel fitto mistero di Armonia
sta saldo lo Sfero rotondo
che gioisce di avvolgente solitudine.

ma da ogni parte è uguale a se stesso, e per ogni dove
senza confini, lo Sfero rotondo
che gioisce di avvolgente solitudine.

Non si erge testa d’uomo sulle sue membra
non piedi, non agili ginocchia, non testicoli villosi
ma solo è un sentire sacro e indicibile
che con rapidi pensieri si slancia attraverso il cosmo.

Una stessa cosa i crini e le foglie
e le fitte ali degli uccelli, e le scaglie
che nascono su membra robuste

Perché già una volta fui fanciullo fanciulla
arbusto uccello muto pesce
che guizza fuori dal mare.

 

Nel confronto con ciò che è presente si accresce la saggezza
degli umani

Felice, chi possiede ricchezza di precordi divini, sventurato
chi ha a cuore un’oscura opinione sugli dèi.

 

ma la legge che governa tutte le cose ininterrottamente
per l’etere che da lontano domina si estende
e per l’infinita luce

 

__________________________
I frammenti di Empedocle di Agrigento, a cura di Angelo Tonelli, furono pubblicati nel volume Origini e purificazioni (Phusikà kai Katharmòi), Milano, Bompiani, 2002. L’edizione critica di riferimento è Die Fragmente der Vorsokratiker, a cura di Diels-Kranz, Berlin, 1971.
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