L’enciclopedia greca del “Tiresia” di Giuliano Mesa

Elisabetta Perissinotto

L’enciclopedia greca del “Tiresia” di Giuliano Mesa

Oggi, più nessuna ricerca di creatività, né di originalità, assilla il filologo o il critico che si accosti a un autore, antico o moderno che sia. Si dà infatti per acquisito che la letteratura è sempre e solo leggibile “al secondo grado”, quale metaforico “palinsesto”. (M. G. Bonanno)1

1. Si intitola Tiresia l’opera più nota e interessante del poeta Giuliano Mesa, recentemente scomparso2. Nel variegato e spesso confuso panorama della poesia contemporanea il profilo di questo autore si staglia con nettezza: «Mesa non ha dissolto il concetto di verità in una semplice accoglienza nei confronti della venuta dell’altro, ma ha preteso che la poesia dicesse quel che il linguaggio ordinario non sembra più in grado di dire: non la verità dell’oggetto, ma la verità dell’evento, una verità etica. Nell’indistinzione ontologica dei fatti, la scrittura punta a risemantizzare con cura le tessere del linguaggio per restituirle a una nuova vita relazionale, etica»3. Sebbene, data la complessità dell’opera, risulti auspicabile pubblicarne un commento esaustivo, in questa sede ci si limita a compierne un’analisi, pur sistematica, concentrando l’attenzione sul momento “allusivo” del testo. Considerato «che relazioni strette e vincolanti, quanto quelle che esistono tra un modello e un rifacimento, possono darsi anche a proposito di testi fra i quali non è provato alcun rapporto diretto»4, si possono cercare connessioni tra le parole scelte dal poeta e parole di altri poeti: per il loro stretto apparentamento e per la loro caratteristica di vincolare il lettore a un’interpretazione che si impone su altre possibili. Si tenterà di mettere a tema, con le parole di Conte, «l’ambivalenza della parola artistica, nel senso – orizzontale – che tale parola contiene l’autore e sa di avere un lettore, e nel senso – verticale – che include in sé, come momento necessario, il rapporto verso la (precedente) parola altrui»5.

Nel caso specifico la scelta, tra le tante possibili e giustificabili, cade sull’eco prodotta dalle letterature antiche, con particolare riferimento a quella greca e a quella ebraica (biblica). Mesa stesso sembra indicare questa strada: la ripresa di Callimaco è esplicita e i temi del profetismo, dell’apocalittica e della letteratura sapienziale appaiono strettamente legati all’impronta etica impressa nella poesia di Mesa6. «L’allusività opera (…) con l’indispensabile cooperazione del destinatario, nell’attimo in cui scatta il meccanismo del riconoscimento»7. Il concetto di “ispirazione”, per come viene inteso dalla dogmatica cattolica, non può essere qui produttivo; il riferimento al divino presente nei testi vetero e neotestamentari verrà in questa sede equiparato alla «costante e inveterata tradizione dei Greci, da Omero alla più tarda età imperiale, che il poeta ricevesse ispirazione dalle Muse o da qualche altro dio (ad esempio Apollo o Dioniso) a cui attribuiva la responsabilità dell’enthousiasmos che lo provvedeva della competenza sui contenuti della sua poesia»8.

(Leggi l’intero saggio su “Diacritica“)

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(Immagine: opera di Matias Guerra per il “Tiresia” di Giuliano Mesa)

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