Portatori sani

[Questi inediti di Flavio Almerighi fanno parte di un più ampio lavoro antologico che sarà pubblicato prossimamente nei “Quaderni di RebStein“. Siamo lieti di ospitare un autore che ha saputo costruire negli anni un suo autonomo e riconoscibile percorso di scrittura, viaggiando sempre “in direzione ostinata e contraria” rispetto alle mode estetiche, alle etichette critiche, agli steccati asfittici delle conventicole piccole o grandi, alle ipocrisie e agli apparentamenti di comodo. Un poeta costantemente “a(m) Margine“, che ci piace anche per questo. R.S.]

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Asparizioni, 1

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Lasciare tracce di parole è allevare ricordi che cresceranno senza i nostri occhi. E’ strappare alla notte il canto di stelle inesistenti, e dietro il velo d’ombre smarrirsi nell’altro che ci riconoscerà in un segno, nell’assenza che prende corpo e voce tra due accenti. E’ vivere l’astuzia della fiamma – che si offre in schegge di chiarore al respiro della cenere che attende. E’ cadere come cade un lume in trasparenze d’acqua, nell’acqua spegnersi, e dentro l’acqua iscrivere il senso della nascita e l’oblio. E’ fare di ogni sguardo, strappato all’abbandono, al vetro incrinato della resa, un’isola levigata da respiri d’onda. Di ogni gesto, il rogo materno dove la neve viene ad abitare, a riconoscersi in ogni rivolo di vita in cui si scioglie.

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Horcynus Orca in tedesco

Isabella Horn

Dal 19 febbraio 2015, a quarant’anni dalla sua pubblicazione in lingua originale (Milano, Mondadori, 1975), campeggia nelle librerie tedesche, stampato dall’editore Fischer, il monumentale romanzo di Stefano D’Arrigo Horcynus Orca, romanzo tra i maggiori della letteratura novecentesca.

Quasi dimenticato in un’Italia che legge poco e, se e quando legge, preferisce letture facili e veloci, il libro di D’Arrigo – fonte di poesia per una ristretta cerchia di lettori ‘forti’ – è stato a lungo considerato scoraggiante se non addirittura disperante per chiunque avesse voluto tentare l’impresa di ‘traghettare’ l’opera verso le sponde di un’altra lingua. Con le sue innumerevoli innovazioni, locuzioni gergo-dialettali, creazioni, rivisitazioni e reinvenzioni lessicali, suggestioni onomatopeiche, periodi ondeggianti e spesso baroccamente dilatati, Horcynus Orca presentava ostacoli insormontabili: appariva, insomma, un’opera intraducibile.

Ma ora, grazie alla competenza e all’impegno tenace di Moshe Kahn (che a questo lavoro immane ha dedicato molti anni), l’epopea darrighiana è approdata in Germania. Approdo quanto mai felice e acclamato, stando alle prime reazioni sia della critica, sia del pubblico tedesco: dove, per fortuna, non manca una cospicua fascia di lettori esigenti, non appiattiti sui fin troppo diffusi bestseller di turno. Per loro, il romanzo di D’Arrigo ha significato la gioiosa scoperta di una meraviglia diventata finalmente accessibile. E, se l’accoglienza calorosa, anzi entusiastica di Horcynus in terra germanofona – nemo propheta in patria – rende, sia pure parzialmente, una tardiva giustizia all’unicità di questo capolavoro, il merito va senz’altro a chi ha avuto il coraggio, la costanza e l’amore di tradurlo…: sfidando tutti gli ostacoli dello Scill’e Cariddi letterario.

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Livia Candiani – Fatti vivo

Livia Candiani

Estrai la freccia
non rimproverare nessuno
ma stenditi
come fa la bestia ferita
con il cielo
e non pregare nemmeno
solo conta
conta i respiri
come fossero monete
per passare oltre te,
l’orizzonte opaco
del nome.
Non anticipare
niente, non essere
a proposito, abìtuati
all’improvvisazione musicale,
a farti invisibile
nota tra le note,
vuoto capace
di urlo, di riconoscimento:
ecco, a casa
si sta così.

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Lotta di classico

Il duca è guida, divertire è eccesso,
e il suo libello viene dall’eccesso,
come i talenti della gioventú:
un angioletto non si trova piú,
una ninfa, un bambino, un certo amore
reale non ci sono, solo cose
e automi, istrioni, mimi e burattini,
e allora il fuoco amico se li mangia.


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(Lotta di Classico)

Irish

IRISH

Gib mir das Wegrecht
über die Kornstiege zu deinem Schlaf,
das Wegrecht
über den Schlafpad,
das Recht, daß ich Torf stechen kann
am Herzhang,
morgen.

Concedimi il diritto di entrare
per la scala del grano nel tuo sonno,
il diritto di camminare
sul sentiero del sonno,
il diritto di poter scavare torba
lungo il pendio del cuore,
domani.

(Tratto da: Paul Celan, Fadensonnen, 1968
Traduzione di Francesco Marotta)