Riga 37: Maurice Blanchot

Narratore, critico letterario, pensatore, Maurice Blanchot viene ormai considerato un esponente di primo piano della cultura novecentesca. Le sue opere sono tradotte e studiate in molti paesi, benché in Italia restino ancora inedite o poco note. Ciò vale specialmente per i romanzi e racconti – che sono insoliti e ricchi di fascino –, ma in parte anche per la produzione saggistica. Sono stati soprattutto i filosofi (Levinas, Deleuze, Foucault, Derrida, Nancy) ad attirare l’attenzione sull’originalità e importanza dei libri blanchotiani, contribuendo a farli conoscere. Ciò era necessario in quanto Blanchot non ha mai voluto essere una figura pubblica, pur non estraniandosi dalle vicende politiche del suo tempo.
Negli anni giovanili è stato collaboratore di giornali di destra, per poi spostarsi, dopo il secondo conflitto mondiale, sul fronte opposto, prendendo posizione contro la guerra in Algeria e, più tardi, a favore del movimento studentesco nel maggio 1968. Come critico letterario ha dato un contributo determinante alla comprensione di autori come Mallarmé, Lautréamont, Rilke, Kafka, Bataille, Char, Beckett, ma la sua competenza e la sua sicurezza di giudizio gli hanno consentito anche di rileggere diversamente autori classici, nonché di cogliere e valorizzare tutto ciò che di nuovo appariva in quegli anni. Paradossalmente, Blanchot ha esercitato un influsso notevole pur rifiutando ogni forma di presenzialismo e di visibilità mediatica, convinto che la persona dell’autore dovesse cancellarsi a favore della scrittura stessa. Da qui il suo rifiuto di mostrare proprie foto, di concedere interviste, di parlare alla radio o in televisione. Tutto ciò ha fatto di lui, come ha osservato un suo autorevole estimatore, Roland Barthes, la figura-simbolo di un certo “Eroismo letterario”, espressione da intendersi come “l’attaccamento intrattabile a una Pratica, cioè la rivendicazione, contro il mondo, di un’autonomia, di una solitudine”.

Questo numero di «Riga» presenta molti testi di Blanchot inediti in italiano (brani di opere narrative, scritti saggistici, lettere). Comprende inoltre omaggi di scrittori e importanti contributi di filosofi e critici (Levinas, Klossowski, Bataille, Starobinski, Laporte, Derrida, Nancy, Stiegler, Bident, Didi-Huberman). Ulteriori analisi di aspetti specifici dell’opera sono state redatte da studiosi italiani appositamente per il fascicolo, che si conclude con gli interventi visivi di due artisti, João Louro e Pietro Fortuna.

(Dall’editoriale di presentazione del volume)

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Un pensiero su “Riga 37: Maurice Blanchot”

  1. L’ha ribloggato su Alchimiee ha commentato:
    Trovare il tempo per riflettere e leggere d’estate non è arduo.
    Evidenzio questo post perchè degno di nota e relativo ad uno scrittore, critico letterario e filosofo francese che vale la pena conoscere un pochino almeno.
    In lui filosofia e la letteratura si mescolano al loro meglio e alcune sue riflessioni critiche sullo scrivere hanno sapore di pensiero classico.

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