Portatori sani

[Questi inediti di Flavio Almerighi fanno parte di un più ampio lavoro antologico che sarà pubblicato prossimamente nei “Quaderni di RebStein“. Siamo lieti di ospitare un autore che ha saputo costruire negli anni un suo autonomo e riconoscibile percorso di scrittura, viaggiando sempre “in direzione ostinata e contraria” rispetto alle mode estetiche, alle etichette critiche, agli steccati asfittici delle conventicole piccole o grandi, alle ipocrisie e agli apparentamenti di comodo. Un poeta costantemente “a(m) Margine“, che ci piace anche per questo. R.S.]

 

Flavio Almerighi
(Inediti, 2017)

 

Clara vive sola

una sera
Clara ha raccontato la storia
di chi l’ha baciata
dentro un armadio,
mentre scriveva nascosta
dietro ante semi aperte
seduta sulla naftalina,

la luce andava,
venivano nubi veloci,
al buio la carta
brillante come richiamo.
Solo chi è stato là
sa di cosa si parla,
quali siano stati
gli abiti che indossava.

Mia madre
non poteva avere figli,
le sono nato io
che ho rapito Clara,
ma i suoi occhi,
quando voleva aprirli,
sapevano scrutare oltre.

Il candore dello zucchero
è dissolto il velo.

 

*

 

Qui adesso è tutto cinema

Immagina strade tutte torve,
lunghe e strette
come abbiamo dentro.
Siamo pianura, qualche appennino.
Parliamo
se rimane qualcosa da dire
di soldi, donne
dell’ultima domenica sportiva.

L’umido è parte di noi
grossi come vino rosso.
Che siamo porte, sbattiamo.

L’equilibrio è quanto di più bello
offra questa pazzia,
assieme alla montagna tonda,
donna formosa per noi
guardandola dal basso.

E’ così la strada, così il tempo.
Immagina tutta questa refurtiva
quand’era teatro aperto,
vedi?
Qui adesso è tutto cinema

 

*

 

buongiorno Caorle

saranno le molte conchiglie
rese a caso dalla bassa marea
sempre nuove e morte bene,
o le poesie murate,
una ogni anno, piantate
in eredità al lungo mare,
sarà quel silenzio cattolico
dentro le chiese,
spesso confuso con
l’armonia dei luoghi in inverno
o nelle calle l’aroma di fritto,
forse la neve attesa invano
arrivata dopo la partenza,
sarà il piccolo cimitero
dimenticato dietro
gli ombrelloni quando
rimetteranno le foglie,
sarà per quel piccolo bacio
abbandonato laggiù,
buongiorno Caorle

 

*

 

Portatori sani

Clelia ha ancora
bellissime gambe d’amore,
lavandaia diligente
le tiene ripiegate nelle grucce.

Alessio ha genitori ultracattolici
ma si sente donna.
Iris poteva essere sua madre,
ma morì a cinque anni.

Féfè guida la pattuglia,
ma è sempre molto esaurito.
Gino mette incinte le slave,
ma piuttosto paga un avvocato.

Gennaro è un voltagabbana,
viene dal popolo che non lo vota
e pesca la verità
da un fiume di scolorina.

Alessia adesso è donna
però vorrebbe fare il militare.
Iris non ha avuto figli,
chiacchiera spesso con Adelina
e ne assume la paternità

il condominio è complemento oggetto.
La guardia smonta
dopo essersi commossa
al levar splendente del sole
dietro il Vesuvio.

 

*

 

fermarsi in un cortile

Ti so bagnata d’una estate sporca,
braci rosse, interminabili distese
terrazzi e tempi che non passano.

Mai piacere è parola neutra, soffrire
fermarsi in un cortile
dove tutto spiove dall’alto,
la biancheria asciuga sempre uguale.

Dove un cane orfano piangendo
sente mancanze credute dolore
per il fastidio di un vicinato sordo.

Molti non ci sono più,
ascoltare con amore è confuso
al rimanere distaccati, ma tu parli,

parli, mentre cominciano baci
ovunque siano le tue labbra.

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9 pensieri riguardo “Portatori sani”

    1. Grazie a te, noi abbiamo scritto esattamente quello che pensiamo.
      E, visto che ci sono, aggiungo una cosa. Visitando il tuo blog, e leggendo i tuoi testi, si ha la chiara percezione di quello che realmente sei, come poeta intendo: uno che va dritto per la sua strada, certo, ma senza mai disdegnare il confronto con percorsi altri, anche profondamente diversi dal proprio, perché sa, e ci crede veramente, che solo questa interazione dialettica di piani plurali può permetterci di avanzare sul piano della piena consapevolezza e misura di quello che personalmente realizziamo.

      Ciò si vede anche dalla tua “attenzione” verso tante “scritture altre” che questo blog da sempre propone. Bandire l’onanismo, individuale o di gruppo, nel campo dell’arte più che una necessità o un merito è un imperativo categorico.

      g.

  1. condivido quanto espresso nell’introduzione a questi inediti sulla poesia di Almerighi: (mi) piace anche per questo suo essere altro ed altrove dalle mode, dalle convenzioni e dai luoghi (della poesia) comuni. Complimenti in attesa di leggere il “quaderno”. ottimo inizio di giornata, grazie :))

  2. L’ha ribloggato su Il sasso nello stagno di AnGree ha commentato:
    fermarsi in un cortile – di Flavio Almerighi (inedito)

    Ti so bagnata d’una estate sporca,
    braci rosse, interminabili distese
    terrazzi e tempi che non passano.

    Mai piacere è parola neutra, soffrire
    fermarsi in un cortile
    dove tutto spiove dall’alto,
    la biancheria asciuga sempre uguale.

    Dove un cane orfano piangendo
    sente mancanze credute dolore
    per il fastidio di un vicinato sordo.

    Molti non ci sono più,
    ascoltare con amore è confuso
    al rimanere distaccati, ma tu parli,

    parli, mentre cominciano baci
    ovunque siano le tue labbra.

    1. Grazie.
      Personalmente trovo questo testo particolarmente bello: una sorta di ipotesi in versi, aperta a una pluralità di interpretazioni pur nella apparente leggibilità delle immagini e intelligenza immediata del dettato.

  3. La chiarezza semiotica è merce molto rara. Davanti all’astrusità e all’oscurità di molti, Almerighi riesce a essere latore di democrazia lirica. Per me è f-o-n-d-a-m-e-n-t-a-l-e.

  4. Finalmente, con i versi di Almerighi, nella poesia torna la “gente”, non più solo “l’io lirico” del poeta, ma persone vive, vibranti: piccoli e grandi spaccati di vita, immagini quasi cinematografiche. Questo, ovviamente, quello che mi sembra avvertire netto nelle belle poesie di Almerighi.

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