Quella scrittura laica e libertaria


(Amelia Rosselli, foto di Dino Ignani)

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Che cos’è Carène / Carena

“Sto parlando di stranieri dal cuore tenace e grande
che usciti dal mare verdeggiante di annegati
scalano il pendio
nella direzione opposta al possesso”.

[Presentiamo la parte iniziale del saggio di Antonio Devicienti su “Carène” di Yves Bergeret. Il lavoro sarà pubblicato domani in “Quaderni delle Officine”. Ve ne consigliamo vivamente la lettura. gem-rebstein]

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Lézard / Lucertola

“Poème, joyeux lézard, donne-nous tes écailles,
elles seront nos sceaux pour nous reconnaître.
Triste lézard, viens manger dans ma paume.”

“Poema, gioiosa lucertola, donaci le tue scaglie,
saranno i nostri sigilli per riconoscerci.
Triste lucertola, vieni a mangiare nel mio palmo.”

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Via degli occhi sporgenti

Massimo Sannelli

VIA DEGLI OCCHI SPORGENTI
Ai narratori di Pino Pelosi

     Questo non è un articolo su Pino Pelosi, vivo o morto. E nemmeno sul morto disadorno e sull’Ambiguo, l’amante di Pino. È un articolo su un meccanismo atroce: si tratta delle parole; e su un’impotenza generale: si tratta della ripetizione. Ed è rivolto ai narratori del primo e del secondo, come un testo polemico e non fraterno. Continua a leggere Via degli occhi sporgenti

Sulla poesia di D. Brancale

Federico Ferrari

Non so come si collochi la poesia di Domenico Brancale all’interno del panorama italiano. Non mi interesso più, ormai da molti anni, di “panorami”, perché vi vedo solo cliché da cartolina, immagini da tripadvisor della cultura o poco più. Detto altrimenti, non ho idea dello stato dell’arte di quella che la critica definisce la poesia italiana contemporanea e, di conseguenza, nemmeno dell’importanza o meno che sempre la critica attribuisca ai versi di Brancale (benché possa farmene un’idea… conoscendo la scarsa propensione del poeta lucano alle pubbliche relazioni, allo scambio di favori, alla comunella). A partire da questa dotta ignoranza, ho letto le pagine di Per diverse ragioni (Passigli, 2017). E c’è un verso che mi si è conficcato nella testa e che non riesco più a tirare fuori: “Qui dove stiamo vivi nella morte. / Noi gli increati. / Abbiamo ancora bisogno di candele”.

(Continua a leggere su Il Primo Amore)

Il nero bagnato è arte

Angela Greco

Abito senza pieghe questa presenza;
non bastano spilli e nemmeno respiri.
Voce per poche lettere scucite coi denti.
Mi vesto allora del tuo tempo
spiegata alla carezza che imperla l’orlo
calda del gesto e del tormento.
Ferita irrimarginata tra sera e risveglio,
approdo e tempesta, calice e cielo. Il groviglio
di sangue in grembo dice domani. E, tu, perpetuo
moto a creare ogni momento quello che manca.

Nudi, ai primordi dell’umanità ancora una volta
possiamo afferrare l’ofide da qualsiasi parte.
Ne abbiamo facoltà – dici. Ti credo.

Per la verità dei tuoi occhi, per le mura del tuo borgo,
per la foto in bianco e nero, che fanciullo t’avvicina
alla calce della mia terra che disinfetta dai parassiti.

Nessun demone più
scinderà quello che siamo.

(Continua a leggere qui)