WWW

Ivan Pozzoni

WWW

Il web è una cosa strana,
la libertà dell’ignorante regna sovrana,
dicevano i latini, dal mento volitivo, della lega anseatica,
necesse est navigare,
e ci si trova imbrigliati nella rete come cozze
messe a corrente da lampare.

Ci immergiamo, ogni santo giorno, nella melma
del World Wide Web
senza bussola, come turisti nomadi intimiditi alla ricerca
di un Club Med,
siamo incalliti e spensierati come membri di una neo-avanguardia
imbarcati, veri coatti, nelle cabine della Costa Concordia,
incuranti che a forza di navigare si finisca davanti ad un machete,
nella jungla sadomaso dei webmaster t’imbatti sempre in un webete,
disponibile a imbavagliarti in un rapporto
di connessione / sconnessione,
convincendoti, senza fatica, d’esser tu il set da circoncisione.

Questi miei stupidi versi dove andranno mai a parare,
se qualunque palla finisce in rete senza possibilità di verificare,
senza opportunità di criticare, ti saltano addosso in branco,
come neo-fascisti,
fasci in fasce con in bocca un biberon da insaziabili etilisti,
davanti all’uomo webete ogni ragionamento cade,
l’aristocrazia del web si incentra sulla marca di De Sade,
«lasciate ogni speranza» o voi che entrate, in blog
se avete il torto di non spartir merende col barone Sacher-Masoch.

La verità è che navigare è diventato un dramma,
senza aver attaccato all’USB del tuo Pc i fili
dell’elettroencefalogramma:
chi non ha intuito che il www sia diventato un outlet,
sia condannato a osservar la rete come Boris Beckett.

(Tratto da:
Injurious Virus Anonymous Neon-Avantgarde
di prossima pubblicazione)

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57 pensieri su “WWW”

  1. Grazie, Lucio. Ci tengo a chiarire che Injurious Virus Anonymous Neon-avantgarde (cioè I.V.A.N. Project) non è la mia raccolta futura. Sono io stesso, morto e risorto. Ivan Pozzoni non esiste.

    1. Gentile Pozzoni, quello è il titolo che noi, leggendo i suoi testi inediti, abbiamo pensato di dare alla raccolta che, noi, pubblicheremo su questo blog. La cosa ci sembrava evidente, dal momento che non siamo editori che pubblicano libri.

      (Es.: gli inediti di Almerighi che abbiamo pubblicato qualche giorno fa non avevano nessun titolo, quello che compare l’abbiamo dato noi.)

      g.r.

      1. Benissimo! Vi ringrazio molto dell’apprezzamento. La stima è reciproca. Mi limitavo a spiegare da dove venisse l’acronimo I.V.A.N. Project (Injurious Virus Anonymous Neon-avantgarde).

  2. Nella tardo-modernità, dove l’«opera d’arte» si concretizza in «filiera», cadono «soggetto» e «oggetto» artistici. L’intelle(a)ttuale, morto e risorto, vive in un limbo di liminalità chorastica («frammento»), organizza una letteratura «aliena» (crisi della forma-«poesia»), si impegna, (est)eticamente, nella co-creazione di una «democrazia lirica», fondata sull’intreccio inestricabile tra etica e estetica (non-cognitivismo, o emotivismo, estetico). Fuor di sintesi, ci sarebbe materiale utile a fondare una seria, e realmente rigorosa, nuova estetica ontologica.

      1. “Noi” (I.V.A.N. Project) tentiamo una rifondazione dell’etica, dopo il crollo delle ideologie; non ci interessa una rifondazione dell’ontologia. Interessa contribuire a fondare una vera «democrazia», basata sul «valore» (non economico). Dove crei valori, la «poesia» (come ogni altra tipologia di espressione umana, cioè dialegesthai) ha «valore», aldilà della sua forma-«poesia». L’importante è che la «poesia» (?) non sia an-estetica: ontologicamente ha lo stesso status di uno scontrino del supermercato, di uno spartito dei Beatles, dell’ Allgemeines bürgerliches Gesetzbuch o del trattato di Cateau-Cambrésis.

  3. “E’ quel che si tenta di fare.”

    Bene, e auguri di buon lavoro. Basta sapere che ci sono poeti, dei quali ignori l’esistenza, che lo fano da quarant’anni, fuori da ogni etichetta e da ogni aggregazione quale che sia.

    g.

  4. Tosi, non fare il furbo, quelli sono i tuoi amici: prova ogni tanto a guardare fuori dal circolino dei sodali, magari ti passa anche la voglia di fare l’inventore dell’acqua calda, la più ridicola delle attività umane, a maggior ragione nel campo della poesia.

    E’ domenica, rilàssati, vedrai che prima o poi qualcuno vi darà il nobel.

    g.

      1. L’ottima poesia di Iva Pozzoni è tutto sommato discorsiva. E’ prosastica e la punteggiatura non interviene per cambiare alcun che. Ma ci sono variazioni che fanno ben sperare.

      2. Caro Lucio Tosi, ti farò tutti i nomi che vuoi, e anche quelli che non vuoi, nel momento in cui mi sarò accorto che, nel campo della poesia, perché di quella soltanto stiamo parlando e non di altro, sei in grado di proporre una tua riflessione autonoma, libera da ogni riferimento ai testi sacri di presunti maestri e teorici (Adorno, Heidegger, Nietzsche, Lacan – sic!) chiamati a supporto (ma di che cosa?) che, probabilmente, hai letto solo a spizzichi e bocconi, e, soprattutto, libera dalla reiterazione compulsiva del verbo dei tuoi datori di lavoro.

        Nel frattempo, prova a chiederti, ma senza infingimenti o arrampicate sui vetri, cosa hanno e cosa avranno mai in comune Sagredo e la Dzieduszycka, tanto per fare due nomi, o De Palchi e Martino, tanto per farne altri due.

        E, sempre a proposito dei tuoi eroi, chi ti dice che noi, qui, non si conosca, e non si apprezzi, Gabriele e Grieco? Credi di essere l’unico a conoscerli, solo perché ne fai il nome? Considera, per un attimo, che, forse, negli anni in cui eri immerso in feconde meditazioni, c’era qualcuno che si occupava, cercandola e leggendola, di poesia, soprattutto di quella fuori dai circuiti, anche editoriali, accademici e istituzionali(zzati).

        Se poi credi che la poesia, e la critica poetica, siano nate il giorno in cui ha aperto le porte il blog che frequenti, beh, prendi pure in seria considerazione l’idea di riprendere la “meditazione”.

        Ti saluto, buona domenica.

        g.

  5. Lucio, cosa significa «discorsiva»? La mia «anti»-poesia è multitasking e multilevel: ha svariate funzioni semiotiche (sintassi – semantica – pragmatica) e diversi livelli ermeneutici. L’impegno etico/politico è fondativo: prevale su ogni preoccupazione ontologica. Io, fortunatamente, non ho nessun interesse a riferirmi a supercazzole heideggeriane (cfr. tipo: l’essere è essendo un ente che si entifica nell’essenza dell’essere). «Prosastica»? Ogni «poesia» è scritta in «prosa» e ogni «prosa» è scritta in «poesia». La «punteggiatura» non deve intervenire a cambiare niente (in realtà non serve a niente altro che a rendere de-codificabile il messaggio). :-)

  6. @ gemrebstein
    grazie, dalle tue parole si può capire quanta diversità ci sia tra i poeti che guardano con interesse alla nuova ontologia estetica. Personalmente ritengo che pochi siano riusciti a concretizzare, scrivendo, alcune novità che sono proprie del frammento: fluenza, ritmo, musicalità appartengono a un diverso modo di concepire la poesia, che Noe considera superato. Per non dire del sentimento e dell’emozione, quindi dell’io e del lirismo. Non tutti la pensano così, vedi Martino; se ne parla ma è un lungo e faticoso lavoro quello di ripensare alla propria identità culturale; Gino Rago scrive senza perdere nulla del suo interesse per il classicismo, e il suo è tra i migliori frammenti. Ti ho fatto i nomi di Gabriele e Grieco proprio perché conosci la loro storia: Gabriele non è entrato in storiche antologie del passato, sebbene lo meritasse, ma erano altri tempi e, come sai, sempre ci sono tendenze escludenti. Per non dire di De Palchi. Serviva un’operazione critica capace di leggere nel contesto di alcune disparità: in cosa consisteva l’apporto innovativo degli esclusi. Di questo va dato merito a Linguaglossa.
    @ Ivan Pozzoni
    Vedi dunque perché inevitabilmente le strade divergono? Il parlato, il ruolo inconsistente della punteggiatura, sono segnali di un diverso intendimento del linguaggio contemporaneo ( ti prego di considerarlo). Non ricordo quando avvenne, ma ritengo meno di un anno fa, NOE si è data sistematicamente alla ricerca e all’approfondimento delle sue teorizzazioni, in altre parole è passata all’operatività, quindi l’Ombra ha smesso di essere solo una rivista divulgativa e di critica. Quando passi all’operatività non puoi stare ogni giorno a controbattere con chi la pensa diversamente da te. Non se ne viene fuori. Avremo tempo e modo per approfondire il confronto.

  7. “non puoi stare ogni giorno a controbattere con chi la pensa diversamente da te”

    E’ questo, per te, comporta la censura preventiva e reiterata delle voci dissenzienti? Magari con la scusa che il commento incriminato non è in topic con l’argomento proposto?

    Vedi, tu qui stai facendo pubblicità da settimane alla tua arca: qualcuno ti ha cancellato? qualcuno ti ha chiesto di rimanere in tema o di cambiare aria? Qualcuno ha pubblicato i tuoi testi per irriderli pubblicamente tra il plauso degli astanti?

    Per il resto:
    ma ti accorgi o no del nugolo di contraddizioni e “pinzillacchere” in cui ti avvolgi? Una qualsiasi teoria estetica nasce, cresce e si rafforza proprio nel confronto dialettico, anche aspro, con ciò che la contraddice o che muove da presupposti, coordinate e parametri diversi.

    E, soprattutto, una qualsiasi poetica è sempre in fieri, può essere un dato acquisito, storicizzato, solo a posteriori: che senso ha crearne una a tavolino e farvi rientrare anche le scritture che con gli assunti teorici enunciati fanno a cazzotti, quando non la contraddicono palesemente? Cos’è, basta che il convitato di turno si dichiari d’accordo con l’operazione e con chi l’ha progettata ed è fatta, è diventato un adepto a tutti gli effetti?
    Attento, qui il ridicolo è proprio a pochi millimetri, se non già superato.

    Ti saluto, alle diciotto sono al lavoro, faccio il cameriere in un ristorante per pochi euro, coi quali cerco di sopravvivere e di pagarmi gli studi. La tua/vostra concezione gerarchica, elitaria e aristocratica della poesia mi dà sinceramente la nausea, somiglia pericolosamente alla concezione aristotelica della filosofia: un’attività per gente che ha pancia bella piena e satolla. Dov’è, Tosi, il mondo reale? Dove sono i drammi e le violenze e gli orrori di un mondo che va in frantumi, mentre tu/voi ve ne state come spettatori del naufragio al riparo sulla rupe ben presidiata dei vostri sofismi e delle vostre teorie estetiche da fiera delle meraviglie?

    g.

    1. Capisco, e personalmente ti invidio per il fatto che hai almeno uno straccio di lavoro. Tu fai come quelli che senza sapere nulla di Van Gogh ammiravano i suoi iris; che poi è quello che lui – eroicamente –
      desiderava che accadesse.
      Ciao, buon lavoro.

      1. siamo alle solite, mio buon lucio tosi: g. ti muove dei rilievi fondati & circostanziati & tu cosa fai? rispondi con una battutina, senza perdere l’occasione, però, di mostrarci quanto è lungo il tuo talento da scout, visto che ci proponi questo nuovo poeta, van gogh, sicuramente albanese o russo, & ci inviti, indirettamente, a svecchiare il guardaroba di letture, a procurarci le sue opere che tu sicuramente avrai studiato & annotato & chiosato

        davvero non mi spiego l’insistenza di quel ragazzo nel voler continuare il dialogo con un sordo felice come te; non si rende proprio conto che tu sei un ufficiale con le stellette (mayoor, per giunta) & che il lavoro di routine gli ufficiali & i generali lo lasciano ai soldati semplici & ai graduati, sguinzagliati per i blog a sostenere le ragioni dei loro superiori – se no questi ultimi, santoddio, ma dove lo trovano il tempo da dedicare alla ricerca, all’approfondimento & all’operatività? & vuoi mettere, i ruoli sono ruoli & vanno definiti & rispettati, & poi, si sa, noblesse oblige…

        però, nonostante il superlavoro a cui sei sicuramente soggetto, una piccola curiosità puoi anche soddisfarmela: ma questo van gogh (io ricordo molto vagamente un van gogharj & un van goghev, ma forse non c’entrano niente), non è per caso uno di quei poeti della scuola praghese che scrivevano i loro testi sul ponte carlo ispirandosi al moto flessuoso & lirico delle placide acque del danubio? & se sì, l’avete imbarcato o siete ancora in trattative? immagino che sia già dei vostri, dal momento che ingaggiare i morti è la cosa più facile & redditizia del mondo: tanto quelli non hanno mai niente da obiettare

        p.s.

        ti lascio un’ultima riflessione, mio buon lucio tosi, visto che da questo momento, per me, come personaggio in rete tu non esisti più
        non credi di essere stato, oltre che presuntuoso, anche offensivo con quella metafora degli iris? cosa volevi dire & dimostrare? che g. non è il solo a lottare per la sopravvivenza & a non potersi pagare nemmeno gli studi perché la famiglia non può permettersi di mantenerlo? credi forse che lui non lo sappia? ti sbagli, lo sa benissimo & cerca pure di fare qualcosa per gli altri & insieme agli altri
        perché vedi, né tu & nemmeno il padreterno riuscireste mai a convincermi che gente che sta ventiquattro ore al giorno in pianta stabile sui blog a postare commenti chilometrici, che entra ed esce migliaia di volte al giorno da un thread o che fa il bookinaro & il twittaiolo in servizio permanente effettivo dalla mattina alla sera, abbia poi problemi ad arrivare alla fine del mese
        se così fosse, piuttosto che coglioneggiare come tante anime morte con il pollicione in alto sarebbero già in piazza, & da tempo, a dare fuoco alle polveri
        la verità invece è un’altra, & la conosci bene anche tu, anche se probabilmente l’hai rimossa o fai finta di ignorarla: oggi la poesia & la letteratura sono, ancora più di ieri, il giocattolo preferito di quella oscena piccola borghesia che perdendo potere & prestigio, & potendosi permettere sempre meno, la utilizza come trastullo colto per colmare il vuoto che si trascina dentro & dietro da duemila anni
        l’unica nota a tuo merito, & te ne do atto, è che, almeno fino ad ora, a quanto mi risulta, ti sei risparmiato l’ipocrita & merdosetta poesiola quotidiana sulle sofferenze degli ultimi del mondo & di come i poeti sono sempre vicini & solidali, con la loro parola civile & onesta, agli emarginati & agli esclusi

        addio, & buone cose

  8. Dove appaio io, appare il litigio. Più che I.V.A.N., chiamatemi Ares. :-) Io stesso frequentavo il famigerato blog (rivista internazionale? Non scherziamo! Rivista internazionale è “Gradiva” o “Rivista rosminiana di filosofia” o “Aquinas”, dove scrivo regolarmente): dopo ripetuti dispetti mi sono defilato. Non tolleravo l’ignoranza terrificante di alcuni membri del comitato e non tolleravo la censura. Finché facevo comodo a alzare l’audience (cfr. visualizzazioni), servivo. I litigi erano tutti concordati. Gli attacchi ad hominem erano tutti concordati. Gli insulti erano tutti concordati. Le citazioni spesso errate. I concetti fraintesi. Io ho continuato a studiare: mantengo il rispetto di (quasi) tutti, evito di buttare il mio tempo. Poi, non vorrei creare un incidente diplomatico. Gradirei che, sotto i miei testi, non si discutesse di Noe. ahahahah

    1. Pozzoni, qui non siamo in guerra con nessuno e non abbiamo accordi diplomatici con nessuno, quelli li lasciamo ad altri. Qui nessuno di noi ha mai parlato di noè, di esaù e di giacobbe, persone e realtà di cui personalmente mi pregio di ignorare perfino l’esistenza. Di tutto ciò ha parlato il signor Tosi, in modo diretto o per allusioni, a partire dal post sul “futuro della poesia” dove, non si sa bene in virtù di quale preveggenza, si è sentito chiamato in causa e ha aperto il fuoco di fila del suo spam in forma di commenti. Noi abbiamo risposto unicamente a lui e non ce ne può fregare di meno di sapere a nome di chi o di cosa parlasse. Spero di essere stata chiara.

      D. M.

      1. Chiara? Ma mica sei Dora? Comunque io non mi chiamo Pozzoni: mi chiamo Ivan. Penso che, in linea con ciò che scrivete tu, G. e P.R., sia il mio frammento chorastico Www, da voi introdotto stamattina. Non credi sia calzantissimo? ;-)

  9. @Lucio
    Io sono ancora curioso che mi motivi «discorsiva», «prosastica» e il riferimento alla «punteggiatura». Credo fermamente che il dialegesthai sia una importantissima forma di arricchimento reciproco.

  10. Uff, Pellegrino: cos’è questa tua esibizione di fioretto, a cosa punta, a quali insegnamenti? Guarda che l’avversario non c’è, tra poco gli toglieranno la corrente e si immobilizzerà per sempre. Oggi nessuno va in piazza “a dar fuoco alle polveri”, i più fortunati han l’indennità di disoccupazione, oppure la pensione perfino di 500 euro al mese; piuttosto si va all’ufficio dove ti fanno l l’ISEE ( o devo spiegare tutto, tradurre come per Van Gogh?), grazie al quale avrai diritto ai pacchi di alimentari offerti dal volontariato, più, se ti va, qualche sostegno economico per gas e luce. Mi avete rotto con queste filippiche, come mi gioco la povertà è affar mio (e di chi altri se no?). Se ho annoiato parlando della NOE è per non lasciar soli alcuni a far battute e dire malignità. Quell’altro, il Pozzoni, che finge di non capire: l’unica cosa che gl’importa è averla vinta, che il Pozzoni se muore muore in piedi! Gli dico che abbiamo modi diversi d’intendere la poesia in relazione al nostro tempo che stiamo vivendo e mi risponde facendo l’interrogazione: eh no, l’arricchimento costa! E del reciproco non v’è bisogno. Chiudo.

    1. Quando non capisco un accostamento ai miei versi o ai miei testi, chiedo, domando, interrogo. Si chiama maieutica: con essa si valorizza la critica intelligente e si smaschera l’ignoranza. Da filosofo analitico e giurista attribuisco moltissima importanza al significato dei «vocaboli», con la consapevolezza che, ciascun essere umano tende ad usare i «vocaboli» difersamente da ciascun altro. Chiedere, domandare, interrogare è una forma di rispetto. Per me è massima forma di rispetto nei confronti dell’altro.

    1. appppperò, tra i commentatori ce ne uno simpaticissimo di cui potrei smentire senza pietà un certo commento…ma per pietà leggo le sue farneticazioni e ne approfitto per fare i miei complimenti al “g” cameriere e studente per quel commento esatto, preciso e onesto sulla non-censura (da me, invece, si censurano senza pietà quei personagggggini che esplodono come rospi che hanno visto il bue contro la persona – padrone di casa solo per motivi personali, mah!)

      “non puoi stare ogni giorno a controbattere con chi la pensa diversamente da te”…passerà, la nave passerà…dove arriverà, questo non si sa…sarà come l’arca di NOE i cani, i gatti e il loro re ihihihih

      un saluto a @Lucio (il 5 p.v. gli iris abbelliranno il mio luoghetto telematico senza censure e senza cerimonie, se vuole passare è il benvenuto)

    2. ma com’è che il fagiolo si vanta sempre da solo e proprio gli rode che qualcuno possa sputtanarlo con prove alla mano??? e mena sempre 5… gli ignoranti sono sempre e solo gli altri, ma certi egopatici dovrebbero solamente imparare cos’è la vergogna. Una laurea fa la cultura, forse, ma per fare un UOMO ci vuole molto di più. Molto di più che comparsate sui siti e blog altrui. Pena, estrema pena.

  11. Come vedete il mio testo è auto-avverante (La verità è che navigare è diventato un dramma,// senza aver attaccato all’USB del tuo Pc i fili
    dell’elettroencefalogramma; Il web è una cosa strana,//
    la libertà dell’ignorante regna sovrana; incuranti che a forza di navigare si finisca davanti ad un machete,// nella jungla sadomaso dei webmaster t’imbatti sempre in un webete ): l’ignoranza, sul web, è senza limiti. L’ignoranza è una cosa tremenda, davvero intollerabile: credere di essere in grado di dire la tua su tutto, senza avere mai studiato, approfondito, fatto sacrifici… Però è la concezione attuale di «democrazia»: la democrazia dell’Amplifon.

    1. mi dispiace, Ivan, davvero, per la miseria umana a cui ti sei ridotto. Hai perso di vista il buonsenso e ormai parli solo per somme di offese. Va bene smascherare l’ignoranza ed io che ho solo la quinta elementare conosco bene la materia, ma datti una regolata, perché ci sono cose peggiori del non aver conseguito una laurea ed è diventare quello che sei diventato tu. Ti stimavo, al tempo della prima antologia a cui mi invitasti, ma poi “il mare brucia le maschere” e sai bene perché ho perso la stima in te. Ora puoi correre in ogni luogo a dire che sono ignorante e non avrai avuto torto, però ogni tanto guardati allo specchio.
      Ciao IVAN, buona strada.

      1. Grazie, Angela! La cosa è reciproca: chiederei cortesemente di smettere di commentarmi ovunque. Io non ho mai commentato i tuoi versi. Non mi interessa la tua opinione: è obnubilata dal binomio schmittiano «amico» / «nemico», caratteristico del metodo critico del famoso direttore Noè. Io non ti definisco mai «farneticante», «fagiolo» (!?: al massimo, pisello), «miseria umana», «personalità distorta», et similia. Nei miei commenti odierni non mi sono mai riferito a te! Tu ti riferisci a me, gratuitamente, con una «somma di offese», e ti arrabbi se reagisco. Confermo il contenuto della mia email: ti ho scritto – come sempre- ciò che penso, in privato (scriverti in privato è stata una forma di tatto). Per il resto, sono una «personalità distorta» che ha scritto/curato duecento volumi, esce regolarmente in rivista internazionale, dialoga epistolarmente con i massimi studiosi italiani e stranieri di storiografia filosofica, filosofia del diritto, e letteratura. Rispondo a te come ho risposto ad un’altra persona (sparita nel nulla, come meritava) che aveva intrapreso contro di me una campagna di invettive ad personam: preparami un elenco delle tue monografie e delle tue apparizioni in rivista internazionale, e garantisco un dialogo serio e approfondito. Altrimenti, non butto via tempo. Ti ringrazio, e ti saluto.

      2. Però: comprendo assolutamente i (magari giustificatissimi) «farneticante», «miseria umana», «personalità distorta», etc… Perchè «fagiolo»?!? :-D

        P.s. Magari avere «amichetti» in Accademia: sarei, dati i titoli, docente ordinario. Purtroppo le riviste internazionali hanno la famigerata double blind peer review che, troppe volte, favorisce i raccomandati dello stesso istituto o della stessa facoltà universitaria.

      3. P.s. I fantasmi appaiono, io scrivo e soprattutto non ho amichetti che mi ospitino su riviste e ri-viste, chiedi in giro. Dunque nessuna apparizione, non sono la madonna; piantala solo di pararti dietro la presunta altrui ignoranza, solo questo. Le parole sono importanti, lo hai detto tu :)

      4. Angela, tra l’altro sono convinto che se ci scrivessimo via email, ci chiariremmo serenamente. Perchè il nostro “conflitto” è nato da un semplice e terribile fraintendimento: non comprendo tutto ‘sto rancore. La mia email ce l’hai: vedi tu. Comunque BUONA STRADA anche a te.

  12. Da filosofo analitico e giurista attribuisco moltissima importanza al significato dei «vocaboli», con la consapevolezza che, ciascun essere umano tende ad usare i «vocaboli» difersamente da ciascun altro.

    gentile sito de La dimora del tempo sospeso, lieta dei pochi commenti che ho lasciato con stima e sempre e solo in riferimento e \ o risposta all’amico Almerighi, ma potrei serenamente commentare che il testo inedito presentato oggi sembra soltanto il manifesto tentativo di affermazione di una personalità distorta che non trova pace con se stessa e quindi usa la scrittura per dire “io ci sono”, usando in maniera mirata frasi e vocaboli ad effetto, in assenza di poesia, faccio presente che, per chi proviene dall’esterno, incontrare fastidiosi personaggi che commentano solo per colpire una precisa persona (faccio presente, invece, che le stesse cose quel tale che si firma con nome Ivan me le ha scritte tempo fa in mail, senza nemmeno molta fantasia e celandosi questa volta, prima che riparta la paventata querela, dietro un commento “indiretto”), è qualcosa di poco elegante, brutto insomma, che mi porta con dispiacere a dire che un sito da sempre considerato serio ed importante come il Vostro forse non dovrebbe contemplare certi modi di fare. Comprendo la libertà d’espressione, ma il limite del buon gusto anche. Buon proseguimento e complimenti per la linea del luogo, nonostante certe macchie. (mi sono permessa di scrivere qui, poiché non ho trovato alcuna mail a cui fare riferimento).

    Ogni parola ha un peso, ma ogni silenzio anche.

  13. Siamo letteralmente allibiti e senza parole, è la prima volta in dieci anni di vita del blog che si assiste a una pagliacciata indecorosa come questa. E sarà anche l’ultima. Siete pregati quindi di smetterla e di portare i vostri rancori personali da qualche altra parte.

    Questo è un blog che ospita scritture e chiede, a coloro che lo vogliono, di commentare solo quelle: il passato e i trascorsi degli autori e di coloro che intervengono non ci interessano, i lettori non sono tenuti a sapere quali blog hanno frequentato, dove hanno litigato, cosa significano i loro messaggi in codice.

    L’unica cosa che si capisce è che dovete avere avuto delle esperienze devastanti da qualche altra parte. Sono affari vostri. Provate a metterci una pietra sopra e a guardare avanti, alla vostra strada.

    E, quando dite, ad esempio, di apprezzare la poesia di Almerighi (lo apprezziamo moltissimo anche noi), provate anche a riflettere sulla sua signorilità, sulla sua capacità di tenere distinti i suoi testi da quelle che sono le sue vicende private in rete e, soprattutto, sull’estrema e lodevole decenza di non portare panni sporchi a casa di altri.

    Arrivederci e grazie.

    m. d.

    1. cortesemente, allora, abbiate la bontà di indicare un indirizzo web per scrivere privatamente al sito. Ricopio, casomai fosse sfuggito:
      (mi sono permessa di scrivere qui, poiché non ho trovato alcuna mail a cui fare riferimento).

  14. Gentile M.D., io ho ricevuto da Francesco un’email, dove mi si chiedeva di mandare inediti da inserire nel sito. Mi sono limitato a mandarli. Avete messo in linea www. Ho chiesto: «Gradirei che, sotto i miei testi, non si discutesse di Noe» (che, in italiano, significa: «Gradirei che, sotto i miei testi, si discutesse dei miei testi»). S’è discusso di altro: di me e della mia vita (come oramai si usa fare ovunque appaia un mio testo). Poichè ciò capitava troppo spesso, mi ero defilato da ogni tipo di blog o rivista online: questo continuare a riferirsi alla mia vita privata – come il signorilissimo Flavio ha fatto ripetutamente sul suo blog- mi addolora e infastidisce moltissimo. L’attacco ad personam mi lascia una sensazione di (forte) magone. Io – rarissimamente- commento i testi altrui: non commento mai la vita altrui.

    Però, ci tengo a dire, che io e Angela Greco non siamo due «pagliacci». C’è stata una querelle, ci si risponde con veemenza, si disputa, si lotta, ci si chiarisce. Come scrivo nei miei versi:

    Questi miei stupidi versi dove andranno mai a parare,
    se qualunque palla finisce in rete senza possibilità di verificare,
    senza opportunità di criticare, ti saltano addosso in branco,
    come neo-fascisti,
    fasci in fasce con in bocca un biberon da insaziabili etilisti,
    davanti all’uomo webete ogni ragionamento cade,
    l’aristocrazia del web si incentra sulla marca di De Sade,
    «lasciate ogni speranza» o voi che entrate, in blog
    se avete il torto di non spartir merende col barone Sacher-Masoch.

    Il Www, non dando l’opportunità di dialogare vis a vis, “guardandosi negli occhi”, esaspera ogni situazione, scatena i peggiori istinti, favorisce i fraintendimenti. Lo schermo di un Pc condanna l’altro ad essere una maschera, rappresentata dalla nostra percezione come ostile, nemica, arrabbiata: discorsi che, se fatti davanti ad una birra, si concluderebbero con un sorriso, davanti allo schermo si trasformano in (reali) tragedie. Davanti a una tastiera – involontariamente- si offende, si scrivono cose atroci, ci si carica di rabbia. Questa è una situazione fisiologica del medium.

    Perciò scrissi Www. Grazie, e ciao I.P.

  15. Pozzoni, ascolta prima di tirare le “tue” conclusioni e, soprattutto, prendi la buona abitudine di non riferire pubblicamente il contenuto di mail private. Da giurista dovresti ben sapere che non puoi farlo, ammesso che tu non sia stato autorizzato dal tuo interlocutore. E’ un vizio che, secondo me, dovete aver acquisito frequentando gente (parlo della rete, non del tuo privato, che è cosa solo ed esclusivamente tua) che utilizza gli stessi sistemi. Potrei qualificarli, ma te lo risparmio.

    Allora: Francesco, per problemi suoi, è lontano dalla rete da quattro anni; g., che non ti conosce, come non conosce nessuno dei personaggi a cui fate costantemente riferimento con allusioni e quant’altro, gli ha riferito di una tua esplicita richiesta di essere pubblicato (vuoi che ti rinfreschi la memoria, magari con raglio?) e lui, quando ha potuto, ti ha inviato la mail di cui parli. Il file non poteva che arrivare a noi che curiamo la messa on line dei testi, cosa che abbiamo fatto. Aggiungo anche che se avessi solo immaginato quello che è qui, sotto gli occhi di tutti, non lo avrei mai pubblicato (il post l’ho preparato io).

    Due cose e poi basta davvero: 1) la pagliacciata è un riferimento al thread e non alle persone, con le vostre, in qualche caso pesantissime, affermazioni (rileggetevi, per cortesia); se stavate scherzando lo sapete solo voi perché nessuno se n’è accorto; 2) il mio riferimento a Flavio Almerighi, che non conosco così come non conosco voi, era una riflessione sul suo comportamento qui, dove si è sempre guardato dal fare allusioni di qualsiasi genere a fatti e persone non presenti; poi, quello che fa o non fa nel suo blog, è un problema suo.

    Vuoi sapere perché i blog letterari sono morti e perché questo si è sempre tenuto fuori da quella deriva? Semplice, a mio avviso: coloro che a parole volevano combattere la logica dei gruppi, delle etichette e delle caste, hanno finito per ripeterne in sedicesimo la struttura e le logiche.

    Adesso rilassiamoci un po’ tutti quanti.

    m.d.

  16. Caro M.D., non scrivere cose inesatte:
    1] Le emails non si devono PUBBLICARE senza autorizzazione del mittente. I contenuti di una email, ove non offensivi, sono RIPORTABILISSIMI a terzi (fuori dal copia/incolla). Non credo che riferire di avere ricevuto un’email (graditissima) da Francesco, che stimo molto, sia lesivo del diritto alla riservatezza.
    2] In alto, a destra, c’è scritto Ivan Pozzoni: Ivan è il mio nome, Pozzoni il mio cognome. Quando ci si riferisce a me come «farneticante», «miseria umana», «personalità distorta», «pagliaccio», «fagiolo» (?!) io intervengo. Penso sia lecito. Non mi sono lamentato del trattamento – capita! – ma mi sento in diritto di intervenire, e ribattere (anche) con veemenza. Poi – come si dice- ciò che accade “in campo”, deve rimanere “sul campo”…
    3] Mica si scherzava. Probabilmente non sei abituato al conflitto, fisiologico, del web. A casa mia, la «pagliacciata» è opera di un «pagliaccio».
    4] Presentati: io non ti conosco. Il tuo tono da maestrino mi ha infastidito: non tollero, nella vita, nella cultura, i toni da maestrino volti a sgridare. Non sono un ragazzino. Tu? Quanti anni hai? Cosa fai? Scrivi? Se ti va, hai la mia email. Sarei contento di comprendere chi sei.
    5] Chi mi conosce, sa come sono fatto (nel bene o nel male). Rissoso, orgoglioso, ironico e auto-ironico, sarcastico e auto-sarcastico. Se hai visto come scrivo… Ho avuto l’immensa fortuna di litigare con i maggiori artisti, docenti universitari, e critici italiani. Pubblichi i miei testi, senza sapere chi sono e a cosa vai incontro? Fatti coraggio! Ogni volta che esco in rete, scoppiano casini. La colpa è del mio carattere: non lecco sederi, non creo conventicole, sono un «guastatore». Informati.
    6] Salutami Francesco.
    7] Non ti incazzare.

    I.P.

      1. Giurista; discepolo di Mario Quaranta (storiografia filosofica), con derivazione da Geymonat e Dal Prà; membro della scuola analitica milanese di teoria del diritto (filosofia e teoria del diritto), con derivazione Scarpelli; direttore d’azienda. Direttore editoriale onorario di varie case editrici; direttore della rivista culturale L’arrivista. Quaderni democratici (attiva); direttore della collana filosofica Nidaba con Gilgamesh Edizioni; direttore della collana di storia della cultura Fuzzy con deComporre Edizioni; direttore, insieme ad Ambra Simeone, della rivista culturale Il Guastatore. Quanderni neon-Avanguardisti (attiva); ex direttore esecutivo della rivista internazionale Información Filosófica. All’attivo ho 173 volumi, 200 saggi su riviste italiane e internazionali (cartaceo), 189 uscite, con frammenti chorastici, su riviste italiane e internazionali (cartaceo). Di me, hanno scritto, tra l’altro, Claudio Damiani, Franca Alaimo, Francesco Piselli, Nazario Pardini, Antonio Spagnuolo, Giorgio Linguaglossa (…), e molti altri. I miei scritti escono regolarmente in U.s.a., Francia, Belgio, Albania, Croazia, Svizzera, Canada, e altrove; in Italia escono meno, avendo io litigato con tutti. Il curriculum non è aggiornato: sono fermo all’01/03/2017.

        D’altronde, Lucio: c’è chi fa e chi non fa. Io, fa.

        [chiaramente il mio thread è uno scherzo che siamo in grado di comprendere solo io e Lucio] [forse nemmeno Lucio] :-)

    1. Mi chiamo Dora, signor Pozzoni, e non sono “caro”, il mio nome non ti direbbe niente perché non ho titoli da mostrare al colto e all’inclita e non litigo con i maggiori artisti, docenti etc. Se ti piace tanto frequentare blog dove l’insulto è di casa, dove si fanno a pezzi le persone, dove nel migliore dei casi si dà del demente all’interlocutore, perché non ci ritorni? Se l’hai dimenticata, puoi sempre farti indicare la strada dal tuo compare illuminato con i gradi da ufficiale.

      “Informati!”
      Ma di che, ma di cosa?
      “Fatti coraggio!”
      Vallo a dire a tua sorella, e tanti saluti.

      d.m.

      1. Dora chi?!?

        «Se ti piace tanto frequentare blog dove l’insulto è di casa, dove si fanno a pezzi le persone, dove nel migliore dei casi si dà del demente all’interlocutore, perché non ci ritorni?»

        —–>

        «Vallo a dire a tua sorella, e tanti saluti».

        Pagliacciate, le fai tu: non io. Per caso ho nominato tua madre o tua sorella?! Datti una calmata, please.

        Gli insulti sono arrivati tutti a me: li becco, e li rimando al mittente.

      2. però, cara Dora, te lo dico con serenità visto che entrambe ammiriamo una specifica signorilità altrui che pure non è esente da appassionati commenti che forse ti sono sfuggiti, come vedi da te, un commento chiarificatore e di un certo tono capita a tutti. Anche a te :))
        ciao, pensiamo alla Poesia che è ben altra cosa dai blog, dai siti e dalle buone maniere d’apparenza. Un abbraccio virtuale.

  17. Pozzoni, quello era il tuo ultimo commento su questo blog.
    Ho sbagliato a non lasciarti nello spam quando ti sei presentato la prima volta ragliando e lanciando strali ai tuoi ex amichetti.
    Addio.

    g.

    1. Io ho sbagliato a inviare i MIEI inediti a questo blog.

      Dove a ME ci si riferisce come «farneticante», «miseria umana», «personalità distorta», «pagliaccio» (redazione), «fagiolo» (?!), «Vallo a dire a tua sorella, e tanti saluti» (redazione). Dovrei beccarmi insulti e non rispondere, secondo te?

      L’errore è stato mio: mi auguro che scrivere nuovamente a Francesco serva a rimediare a questa inaccortezza. Mi ero ripromesso di smettere di apparire sui blog, e ci sono ricascato come un cojone.

      Chiedo venia a tutti. :-)
      [Mo’ smettetela di scassare i maroni] [cancellate il post WWW]

  18. Gentile Dora,
    spiace che l’abbia presa tanto a male – anche per il nome mio da caporalmaggiore che mi ritrovo, ma questo è –. Mi scuso. il mio intento è solo quello di spiegare ai “delusi” che vi possono essere strade diverse nel modo di concepire la poesia, senza che per questo si debba ricorrere a frecciatine, all’apparenza innocue ma che tendono a denigrare. Chissà perché mi son messo a fare da paciere, tanto più se c’è guerra è in corso. A me le dispute piacciono, infatti ci metto il mio nome e la faccia. Sa, alla fine ne possono anche venire, se non delle amicizie, almeno dei chiarimenti. Ivan Pozzoni è un osso duro, non so come faccia trovare dentro di sé un angolo libero per la poesia, ma è cosa che può accadere a tutti, anche ai peggiori. In fondo mi è simpatico.

    1. Non c’è nessuna guerra in corso. C’è un confronto serrato tra appassionati. La passione è anima della «poesia»! Apprezzo i due interventi veementi di Dora e Gabriele, in difesa di ciò che amano; apprezzo la schiettezza di Angela (spero anche di riuscire ad uscire, insieme, da un tremendo fraintendimento); apprezzo la faccia tosta di Lucio, che mette zizzania, a suo diritto, e rivendica un ruolo da pacificatore (sei splendido).

      Bellissima la frase: «non so come faccia trovare dentro di sé un angolo libero per la poesia, ma è cosa che può accadere a tutti, anche ai PEGGIORI».

      La cosa migliore di tutte è l'”offesa” di Angela, «fagiolo». La ringrazio: cioè, «fagiolo» mi mancava. :-)

      Forza ragazzi: la vita è dura. Sfottetemi, sfottiamoci, non smettiamo mai di combattere! «Poesia» è duro combattimento («Guerrilla metrica»).

      Saluti a tutti
      Ivan

  19. Poi, ragazzi: abbiamo raggiunto le 600.543,12 VISUALIZZAZIONI in WordPress! Record m-o-n-d-i-a-l-e!!! Strepitosi! Io, ieri, sono entrato 450.000,62 volte.

  20. Un principio di flame c’è stato, nessuno potrebbe negarlo, succede, e non solo nella vita virtuale. L’importante è che sia rientrato, come è giusto che fosse, e che non lasci strascichi. Può essere una lezione salutare per tutti: quando non ci si conosce, si finisce per equivocare anche sugli accenti, quindi è meglio rileggere prima di schiacciare il tasto “invio” del commento (e lo dico principalmente per me).

    @ Lucio Tosi

    Che lei ci creda o no, io mi chiamo Dora, il cognome non vi direbbe niente perché non ho mai scritto né pubblicato; sono solo ed esclusivamente quella che si chiamerebbe una lettrice “forte”. E tra le mie letture ci sono anche poeti a lei conosciutissimi, che apprezzo per quello che scrivono e mi trasmettono non certo per la loro “appartenenza”. Il valore di alcuni di loro è stato riconosciuto anche da noi, qui, in qualche commento.
    Ecco, mi piacerebbe che anche dall’altra parte ci fosse, se non un analogo riconoscimento, una accettazione: una accettazione del fatto che, come dice il nostro ospite, la poesia è un corpo plurale e metamorfico e non concede patenti di esclusività a nessuno. Ognuno faccia la sua ricerca onestamente, nel rispetto del lavoro e dell’onestà intellettuale degli altri e ciò che cresce e si arricchisce è proprio la poesia.

    @ tutti

    Un saluto, e alla prossima.

    m.d.

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