Quaderni di RebStein (LXIII)

Quaderni di RebStein
LXIII. Luglio 2017

Ivan Pozzoni

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I.V.A.N.
Injurious Virus Anonymous Neon-avantgarde
(2017)

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23 pensieri su “Quaderni di RebStein (LXIII)”

  1. Ringrazio infinitamente Dora, Gabriele e Francesco: ragazzi, siamo sulla stessa barricata. Bellissima l’immagine iniziale, che rappresenta, inquietantemente, i tratti caratteristici della mia anti-«poetica»: «chorasticità» (liminalità); «frattalità» (frammento); «fantasmaticità» (anonymous); «lotta» (injurious); «resistenza» (neon-avanguardismo).

  2. in un’età di ammucchiate catartiche, di sentimenti venduti e comprati un tanto al chilo, di totale assenza di senso critico, un po’ di sana onomastì komodein non guasta, tutta aria fresca

    1. L’art. 67 della Costituzione italiana vieta l’ονομαστί κωμωδειν: castigare ridendo mores (castigano chi muore dal ridere). Il decreto di Siracosio, del 415, rimane molto attuale.

  3. come critica del reale, quando il reale è un coacervo di ipocrisie e slinguacciamenti, ci può stare (aristofane è sempre attuale): basta maneggiare con cura

    comunque mi è piaciuto molto, quattro testi in modo particulare, ma non chiedermi quali ;)

    p.r.

      1. due su quattro non è male, ci stavi quasi prendendo in pieno

        i tuoi numeri me li gioco, ma sulla ruota di scorta; quell di roma è troppo internazionale per i miei gusti, mi hanno detto che tutti i tamarri scandinavi, della repubblica cieca e della repubblica delle banane russa puntano in massa su quella ruota; non fa per me, io sono un giocatore di campagna

  4. PR, ti sfido: in frg 21, trova la risposta al titolo, contenuta nello stesso testo.

    Che succede, «Quando la Musa tiene il muso?».

    Chi indovina, riceverà in omaggio la mia ultima raccolta: Cherchez la troika, 2016.

  5. mi mancano molti riferimenti pre-infra-iper testuali per partecipare al tuo concorso, ma da quello che posso aver capito, deducendo a lume di naso e indossando mutande rigorosamente in ghisa, la musa che tiene il muso chiude la sala x non riuscendo a inchiappettare l’inquilino

  6. O.T:

    Ramingo, più che mutande di ghisa dovresti procurarti una corazza di acciaio: mi risulta che Calibano e Santiago ti abbiano già nel mirino. Come vedi, cambiare paese e supermercato non ti è servito a nulla.
    C(r)axxi tuoi.

    g.

    1. ivan, fa un caldo delle madònnie che mi ha fatto emigrare verso i poli i quattro neuroni superstiti; già in condizioni di clima mite non è che connetta troppo, figuriamoci adesso

      l’unica cosa che mi è apparsa è un flauto (ti giuro che non avevo nemmeno fumato) con attaccate le labbra di noè, ma penso sia solo una suggestione afa-tica

      1. Hai ragione: caldo bestiale.

        Noè non suona il flauto; i pifferai tragici sono doppielingue.

        [I nomi delle sale… I NOMI delle sale].

        Perchè – vorrei che comprendeste- ogni mio testo, nella mia costruzione olistica (fragmenta), nasconde livelli diversi: tutto appare molto, troppo, realistico, forse iper-realistico. Ma la semiotica del linguaggio iper-ordinario nasconde centinaia di trabocchetti, mine anti-«critico», tribula, intesi a far implodere il linguaggio mass-mediatico [Sanguineti vs. ermetismo]. Chi si ferma (al livello I), è perduto.

        Ogni verso nasconde un calembour, un [wittgensteiniano] «gioco» linguistico, un richiamo ad altro. Ogni “altro” nasconde un calembour, un «gioco» linguistico, un richiamo ad “altro ancora”. All’infinito: l’ironia derridaiana, il dubbio sarcastico rortyiano, looppano il mondo.

        La mia anti-«poesia» non è comprensibile senza «spiegazione», decodificazione, disinnesco.

        Hai ragione: caldo bestiale.

        FLUOX

  7. Hai ragione, caro Ivan, purtroppo i miei poveri mezzi non mi consentono che interpretazioni: il verso aritmico va spedito dentro strofe di poesia che fanno pensare a Eliot; percepisco la tradizione italiana nelle assonanze e le rime, ma “Caronte” si misura con il romanticismo.. Ci sono brani che per l’impeto mi hanno fatto pensare al miglior Allen Ginsberg ( poesia 4,Gli inflessibili). A volte eccedi nella retorica, a volte tendi a dar prova del tuo mestiere (3.Bologna), ma tutto sommato la tua è poesia classica, molto ben scritta, davanti alla quale va tolto il cappello.
    Mi sono quindi fermato agli aspetti di retroguardia; di semiotica non capisco un’acca, l’istinto che di solito mi guida alla ricerca della novità non ha dato i risultati di rilievo, ma è certamente un mio limite. Gran parte delle fatiche dei poeti del post-moderno sono indirizzate “a far implodere il linguaggio mass-mediatico”, per lo più, nel post modernismo decadente, rifacendosi al classicismo. Tu hai scelto altre vie: il tuo linguaggio mass-mediatico è un trabocchetto, l’espediente che ti sei scelto per poter comunicare. Penso che questo sia l’espediente più diffuso tra i poeti della seconda metà del novecento, e ancora oggi. La cosa che rende differenti alcuni dagli altri è che dietro non c’è nulla. Se consideri che il nulla impera anche davanti, puoi renderti conto di dove stia – per alcuni la tragica – novità. Questo a parer mio sarebbe l’impasse da superare. Quindi, o per strade di tipo conservativo ( come sotto sotto fai tu) o andando allo sbaraglio.

    1. O […] andando allo sbaraglio […]: come fate voi? :-)

      Gran parte delle fatiche dei poeti del post-moderno è indirizzata “a far ESPLODERE il linguaggio mass-mediatico”: chi scrive baracconate orfiche in ottonari, chi scrive come parla, chi è epigono di qualcuno.

      Il mio tentativo è di far IMPLODERE il linguaggio mass-mediatico ([Sanguineti vs. ermetismo]): escludo i “molti” dalla comunicazione, sfido le “minoranze” alla resistenza, ho una rigorosa anti-«poetica».

      I miei riferimenti sono Wittgenstein, Derrida, Rorty, Bauman. Schifo Heiddegger.

      Sono TUTTO, fuori che conservativo.

      Ti fermi, semplicemente, al livello ermeneutico I. Probabilmente, sei un «impiegato», o una «massaia». ahahahah

      Ti ringrazio, ad ogni modo, dell’attenzione: spendere tempo a visionare i testi altrui, è un segnale di attenzione, che apprezzo molto.

      1. Non se se “noi” tutti andiamo allo sbaraglio, io sicuramente sì. Ho percorso altre strade, di fattività zen, quindi scrivo tra mille difficoltà su una tastiera che non arriva a fare due ottave.
        Sapevo che il “conservativo” non me l’avresti passato, oltre tutto, lo ammetto, è mortificante e irrispettoso verso i tuoi sforzi (ammirevoli). Ma il conservatorismo risiede sotto il linguaggio, e per me l’epoca è al tramonto.

      2. Perdono tutto a chi ha rispetto e onestà intellettuale! Il dialogo è fondamentale. :-)

        Conservare (cum + servàre): è un mantenere nell’essere, un custodire DAL divenire. Non ci siamo: come fa, etimologicamente, un’anti-«poesia», caratterizzata dal movimento, di “contrasto”, dell’antì, ad essere “conservativa” (assenza di movimento)? Vero è che, in un mondo dove tutti si fingono “rivoluzionari”, il vero ribelle diventa “conservatore”…

  8. ivan, al fluox c’ero arrivato subito, non fosse altro perché è lì in bella evidenza appena visualizzi la pagina con il testo
    solo mi sembrava strano che la musa che tiene il muso per smusarsi facesse uso di antidepressivi

    ti saluto, sto partendo per una vacanza a ushuaia, ho dovuto cambiare meta perché mi hanno detto che i miei quattro neuroni si sono rifugiati da quelle parti
    ci vediamo a settembre, ammesso che a settembre questo blog sia ancora vivo (cosa della quale dubito fortemente)

    p.r.

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