Al Caffè ANDARTA

Antonio Devicienti
Yves Bergeret

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Sei anni fa, in piena estate, facevano la loro comparsa su questo sito i primi testi (per la precisione il bellissimo “Poema dell’Etna”) di Yves Bergeret, poeta e artista plastico di assoluto e riconosciuto valore, viaggiatore instancabile, da sempre in dialogo con le culture altre dell’Africa e delle Americhe, dell’Europa e dell’Asia, grande conoscitore delle civiltà legate all’oralità, stimato e tradotto in tutto il mondo. Allora praticamente sconosciuto in Italia, se si fa una lodevole eccezione per un gruppo di artisti e intellettuali siciliani (su tutti Carlo Sapuppo e Pia Scornavacca) che avevano cercato di presentare al pubblico italiano le sue installazioni, i suoi intensi e suggestivi “poèmes-peintures” insieme all’impegno costante del poeta provenzale a favore della causa dei migranti.

Da quel momento la sua opera ha contribuito ad arricchire “La Dimora del Tempo Sospeso” della quale è diventato una presenza costante, discreta ma essenziale, in perfetta sintonia con il suo traduttore, fm (a cui si deve, tra l’altro, uno dei più bei saggi che sia dato leggere sull’opera di Bergeret), e in linea con l’intenzione etico-politica, prima ancora che estetica, che è una delle ragioni dell’esistenza del blog. Per festeggiare, a modo nostro, l’evento, stiamo preparando una piccola antologia tratta dalle centinaia di testi creativi e di pagine in prosa che ha voluto regalarci, senza nessuna presunzione critica ma seguendo unicamente il filo dell’emozione e del coinvolgimento personale, degli spunti di riflessione e di conoscenza che ha saputo fornirci da quando, un paio d’anni all’incirca, lo abbiamo conosciuto e abbiamo cominciato a leggerlo con sempre maggiore attenzione.

Nell’attesa che il lavoro che stiamo approntando sia concluso, vogliamo condividere con voi l’omaggio che gli ha dedicato Antonio Devicienti, sensibile e acutissimo come sempre, sul suo blog. All’apparenza è la descrizione, molto sentita e partecipata, di un luogo ben preciso, il Café Théâtre Andarta di Die, città natale di Yves Bergeret, che si trasforma, verso dopo verso, immagine dopo immagine, nel ritratto a tutto tondo di un poeta che ci è e ci sarà sempre caro, dei valori di cui è espressione la sua persona e la sua opera, dei mondi che abbiamo conosciuto e abitato grazie ai suoi occhi, ai suoi colori e ai suoi versi, dell’umanità che abbiamo riscoperto in noi e fuori di noi grazie al suo esempio. (g.e.m.-rebstein)

Bibliografia e installazioni di Yves Bergeret

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Al Caffè Andarta

                      Per Valentina e Yves

Al Caffè ANDARTA si va per una birra ambrata
e parole d’amicizia

al Caffè ANDARTA le pietre antiche dei muri
e i legni viventi dei tavoli, dei pavimenti
hanno mari che generano montagne
e montagne spalancate di scrittura

e libri alle pareti che sussurrano parole
mentre il poeta ritaglia e incolla e scrive
scrive dipinge ritaglia e incolla

al Caffè ANDARTA viene a sedersi Bulgakov
e Margherita è con lui

su di un tovagliolo di carta
scrive con la stilografica quella lettera bellissima che
sembra una farfalla – Ж –

e il tovagliolo si libra in volo sul
pianoforte del Caffè ANDARTA
dove Elitis suona Bach a memoria (par cœur)

poi il tovagliolofarfalla diventa
una carta stradale della Francia,
i sentieri della Drôme e del maquis,
un libro donato, un manoscritto di Char,
un colpo di pollice nella creta fresca,
la lampada sospesa sul tavolo al Caffè ANDARTA,
la macchina fotografica di Josef Sudek
e il suo braccio mancante-atto di poesia,
gli occhiali da sole di Pasolini,
una moschea di sabbia del Mali,
una copia di Lémistè

 

 

Au Café Andarta

                      Pour Valentina et Yves

Au Café Andarta on va pour une bière ambrée
et des paroles d’amitié

au Café Andarta les pierres antiques des remparts
et le bois vivant des tables, des planchers
sont des mers profondes qui engendrent des montagnes
sont des montagnes d’écriture grande ouverte

et des livres aux murs qui murmurent des mots
tandis que le poète découpe
et colle les éléments de ses collages et écrit
peint écrit découpe et colle

au Café Andarta vient s’asseoir Boulgakov
et Marguerite est avec lui

sur une serviette en papier
il écrit au stylographe cette lettre si belle qui
semble un papillon – – Ж –

et la serviette s’envole et plane sur le
piano du Café Andarta
où Elytis joue par coeur Bach

puis la serviette-papillon devient
une carte routière de la France,
les sentiers de la Drôme et du maquis,
un livre donné, un manuscrit de René Char,
une marque de pouce dans l’argile humide,
la lampe suspendue au dessus de la table au Café Andarta,
l’appareil photo de Josef Sudek
et son bras arraché – acte de poésie,
les lunettes de soleil de Pasolini,
une mosquée de sable du Mali,
un exemplaire de Lémistè.

Tratto da Carnet de la langue-espace.

 

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6 pensieri su “Al Caffè ANDARTA”

  1. Commosso, ringrazio sia per le belle parole dedicate al mio testo (il cui spirito e i cui intenti vengono colti in maniera perfetta) e, più ancora, per la magnifica premessa dedicata a Yves Bergeret e ai suoi rapporti con la Dimora; ho conosciuto l’opera di Yves proprio qui, leggendone le traduzioni e rimanendo colpito dal corredo iconografico che veniva pubblicato – mi si è spalancato un universo che sto imparando pian piano a conoscere; per mia fortuna è nato anche un rapporto personale con Yves, su suo invito sono stato a Die nei primi di novembre del 2016 e il Caffè Andarta si è trasfigurato, nel ricordo, in luogo simbolico di un’amicizia, di una stima reciproca, di una comunità d’intenti sia artistici che politici e umani. Potrei raccontare ancora molto altro, ma mi fermo qui per una forma di rispetto e di discrezione sia nei confronti di Yves che di Francesco Marotta, al quale vanno e andranno sempre la mia ammirazione e stima.

  2. Scusatemi. Da quando è nato Perigeion non ho più seguito quello che succedeva qui. E a quanto pare le cose preziose accadono ancora.
    Un abbraccio a Antonio, Francesco e a tutti i redattori della Dimora.
    Nino

  3. dora, ti vedo perplessa, ¿qué pasa?
    scommetto che stavi ascoltando mina
    le farfalle nella notte?
    o stavi pensando all’addio di fassini e santoro?
    se così fosse, temo che non durerai ancora molto lì dietro le quinte

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