Chi ha paura di “Carena”?

“Invectives acharnées, insultes,
c’est la peur qui aboie,
qui aboie déchaînée,
pour faire peur, qui a peur.”

[Leggendo e rileggendo in questi giorni “Carena“, il poema in cui Yves Bergeret racconta l’odissea dei migranti dal Sahel alla Sicilia, abbiamo maturato la convinzione che la risposta alla domanda del post è nell’opera stessa, probabilmente in un testo come questo…]

I latranti

Tratto da:
Yves Bergeret, Carena, 2016
Atto II, Cantiere
Poema 11
Traduzione di Francesco Marotta

Per strada, a Catania, un piccolo cane bianco
sbuca dal fondo della notte,]
si precipita verso di me, si mette ad abbaiare furiosamente.
Saltella sulle sue sottili zampe bianche.
Abbaia rabbioso. La sua padrona sotto un grande cappuccio
finge di non vedere niente. Il piccolo cane ulula.
La sua padrona non lo richiama. Il piccolo cane
salta incollerito sul posto. Cerca di azzannarmi.
Corre in cerchio intorno alle mie gambe ululando.
Io non mi muovo. Il cane ulula. Continua a saltare.
La padrona non fa nulla. Io non posso muovermi.
Ululati ululati ululati.
I fichi d’india spalancano le loro orecchie.
Il vulcano si avvicina. Il cane bianco ulula.

Due giorni prima, lasciando Aidone, io e Modi
paghiamo ognuno la sua camera. Preso il denaro,
i proprietari, dopo una settimana di bizzarre molestie,
si lasciano andare a un fuoco d’artificio di invettive, rimproveri,
insulti. Invettive. Mi fanno ridere.
Mi rifiuto di replicare. Gli insulti raddoppiano.
Trovano insopportabile che io mi interessi più ai migranti
che a loro. Loro che se ne rimangono rintanati, quasi invisibili,
badano unicamente a se stessi.
Il mio dialogo con i migranti infastidisce, rischia di svelare qualcosa
dei miserabili profitti lucrati sulle loro persone.
Dialogare potrebbe significare indagare. Osservare.
In paese silenzio e omertà!]
Invettive accanite, insulti, è la paura che abbaia,
che abbaia scatenata, per fare paura, perché ha paura.

 

***

 

Les aboyeurs

Yves Bergeret, Carène, 2016
Acte II, Chantier
Poème 11

Dans la rue à Catane le petit chien blanc surgit du fond de la nuit,
se précipite sur moi, se met à aboyer furieusement.
Tressaute sur ses pattes blanches fines.
Aboie enragé. Sa maîtresse sous grande capuche
feint de ne rien voir. Le petit chien hurle.
Sa maîtresse ne le rappelle pas. Le petit chien
saute de colère sur place. Cherche à me mordre.
Court en rond autour de mes jambes en hurlant.
Je ne bouge pas. Il hurle. Fait des bonds.
La maîtresse ne fait rien. Je ne peux bouger.
Hurlements hurlements hurlements.
Les figuiers de Barbarie ouvrent grand leurs oreilles
Le volcan se rapproche. Le chien blanc hurle.

Deux jours avant en quittant Aidone, Modi et moi
payons chacun sa chambre. L’argent reçu,
les logeurs après une semaine de bizarres harcèlements
lâchent un feu d’artifice d’invectives, reproches,
insultes. Invectives. Elles me font rire.
Je refuse de répondre. Les insultes redoublent.
Insupportable aux logeurs est que je m’intéresse plus aux migrants.
Qu’à eux. Eux qui à peu près invisibles se calfeutrent,
ne s’intéressent à rien.]
Mon dialogue avec les migrants exaspère, risque de révéler
des choses]
et les misérables profits grappillés sur leurs dos.
Dialoguer pourrait signifier enquêter. Observer.
Au pays cendre et ombre!]
Invectives acharnées, insultes, c’est la peur qui aboie,
qui aboie déchaînée, pour faire peur, qui a peur.

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3 pensieri su “Chi ha paura di “Carena”?”

  1. Proprio perché la parola che dialoga e accoglie può far paura a chi non vuole né dialogare né accogliere, e malgrado quello che spesso credono gli stessi poeti (che la parola della poesia sia cioè debole e inascoltata), proprio perché la violenza razzista e fascista in Italia cresce quotidianamente rinnovo il mio “grazie” alla Dimora e a due poeti che hanno coraggio ed escono allo scoperto: Francesco Marotta e Yves Bergeret.

  2. Il film di questa poesia mette paura. Siamo alla barbarie. Nessuno si rassegna alla povertà se questa non ha valore alcuno – Cristo, ma che valore può mai avere la povertà? – il passaggio all’era del nichilismo (senza speranza) presenta aspetti spaventosi, di costante pericolo.
    Complimenti a Yves Bergeret, per la poesia e la resistenza.

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