Principia botanica

Francesca Diano

 

PRINCIPIA BOTANICA
(12/2016)

 

I

Tùrbine di universi mai creati
che s’avvolge in spirali attorno
al mondo silenzioso
delle tue mani s’incunea
nelle sinapsi sfiorando
– come il colibrì sente il petalo –
processioni di vegetali vergini
sulla soglia s’assembrano
del tuo occhio assetato
in attesa di farsi forma.

 

II

Giù più giù ancora nel ventre
Che fa terra la terra fermenta
S’agglutina materia
In catene di atomi e molecole
Trascinando colori nell’agone
Rutilanti neumi di creazione
Aurore boreali concrezioni
D’ogni luce rappresa che s’inserra
Celata nella gloria del bocciolo.
Vive l’intelligenza della vita
In ogni venatura in ogni carne angelica
Di stami e sepali e petali e brattee.
Antere braccia sottigliezza austera
Eternamente autorigenerata
Di sìlfidi la cui natura si rivela
Nella grazia del dono che non chiede.

 

III

Fluttua   fluire   d’acque
liquido amnio si distilla
pallida lama luminosa
di papiro gorgo d’aria fiorente
in membra e membrane
che si tendono e incurvano
in mille dita verdi nell’afferrare
formule magiche ad affermare il vuoto.
S’aprono in una danza come sole
nascente nel tramonto
Medu-Neter mai spento nel silenzio
mormorio di iniziati
fuoco sacro ferita nelle carni
di salnitro scintilla
di luce smeraldina.
La tua sete è la mia.

 

IV

Bulbo d’ocra e di sangue
dove si bagna l’aurora dove mai?
Il tuo lievito è il sogno –
gonfio di linfa impregna le midolla.
Ho affondato le mani nelle sabbie
di deserti a cercare le radici
acque profonde oasi sotterranee
          mani fittoni
          ràdica d’ombra
per mondare la vita
          dalla vita    ricco il frutto
          aspra la stagione
così l’innesto rinnova la tua sorte
il frutto della morte che non si tace.

 

V

Acqua e piante che oscillano nel fondo

La luce che si spegne a Giverny
Nelle stanze pareti d’acqua ed etere
Fugge la visione l’abbaglio
Del colore che si sottrae
Stilla dissolta in stilla
Come il sentiero che s’inserpa
E s’incurva fra le aiuole
Lungo gli anni – s’arresta ad ogni insulto
Del corpo – la rètina una trama d’ombre.
Quel che è sopravvissuto
Del torrente di tinte e sfumature
Di timbri e di pigmenti – il sangue
Nelle vene – ha ceduto
Sino all’ultima nuance
Alla tela ogni potenza di visione.

Ed ora il giardino se ne nutre
Fa concime del grande corpo
Di cornee nervi sclere cristallini
Lo divora cannibale
Ne distilla l’essenza
Lo uccide perché viva
Di vita vegetale nel ciclo
Delle rinascite la carne
Fatta fiore ed erbe e foglia.

Al veggente solo il fantasma d’un bagliore
Nel tracciare frusciame di ninfee.

 

VI

Non osare la pietra – rischia il fiore
Che si piega nell’ombra ed è legato
Sempre alla terra. Si dissolve la forma
In universi minuscoli – travasi di materia –
Si moltiplica come sequenza di frattali
Rosa mistica cometa che germoglia
Nella coda un giardino di scintille.

 

VII

… come la foglia del fiore di loto
non verrà toccata dall’acqua.

… così apre il loto i suoi petali
un giovane dio rannidato nel suo cuore –
su di sé ripiegato in una sfera
nel sonno millenario
come estremo bocciolo
Omphalos Axis Mundi.
Pelle capelli d’oro alone aureo
luce incorrotta riverbera
vibra in onde corpuscolari
proietta fasci d’atomi
allumina la tenebra
irradia ogni materia
crea universi per emanazione
gemma intatta.
Il Risvegliato in silenzio
fece ostensione del loto.

 

VIII

Non per nostro piacere
la corolla
non per nostro godere
il suo profumo
per noi che siamo gli ultimi arrivati
e ci illudiamo d’essere i padroni
ma un richiamo un calappio
per creature altrettanto sagaci
– perfette macchine catturapolline –
quanto son le angiosperme
nel distinguere l’utile dal vano.
Ma è un baratto
un accordo fra buoni vicini.
La nutrizione in cambio
del perpetuarsi della specie.
Vita per vita.
È un’onesta transazione.

 

IX

Hortus cinctus compiuta geomanzia
quadruplice riflesso delle sfere
astratto inganno regola del caos
mandala vegetale come specchio
d’ordine cosmico
ravvolgi involgi abbracci
l’armonia che ogni centro
fa evento nel suo esserci.
Se l’ombra dètta il vuoto
i viali si colmano di spettri
che s’aggirano persi
fra geometrie la cui esatta misura
vagheggia di contenere il mondo
la violenza del seme.
Possono vita e morte
le essenze i distillati
catene secolari ininterrotte
di alchemici furori
di dissetti cadaveri di piante.
Mi liquefo in rivoli mi fuggo
dentro la terra – fango mi faccio
perché di me non resti che l’impronta
del mio sguardo sul fiore dell’aconito
che ancora non è nato.

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1 commento su “Principia botanica”

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