Riletture, 16

Alejandra Pizarnik

I sentieri dello specchio
(e altri testi)

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Per il decennale di RebStein, 21

Yves Bergeret

Poèmes
(écrits à Catane en août 2017)

1
Des vieux immeubles délabrés tout alentour de la place
ils sortent tôt le matin
pour aérer et laver les rides de l’île
et ce qu’en son ventre elle pardonne à demi.
Ils sont vieux, ils ont le cal de la bêche
dans l’âme, crient par-dessus les fruits des étals,
haussent les épaules
et retombent sur les chaises de plastique rouge
où le barman étranger leur apporte à boire.

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Per il decennale di RebStein, 20

Elena Corsino

da:
A spalancato silenzio
(inediti)

 

Corpi d’intorno stanno
in conchiglia destini
di vuoto
e di madreperla,
percorsi
di midollo, sangue:
materia di buchi
e di commiati.

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Per il decennale di RebStein, 19

Giampaolo De Pietro

*

Volte che non vale
la legge del fumo,
la regola dei cinqueanni,
la faccia al mattino,
la pazienza per nome,
chiedere un’informazione,
sentenziare sui puntini,
accarezzare uno spigolo,
palesare un’idiozia,
telefonarti per sentirsi,
arrivare puntuali o arrivare,
scegliere la via breve,
cercare di schivare.
Volte che si deve attraversare
il lungo raggio delle domande
senza un finale, solo un disegno
un rimpianto tutto, fino a oggi stesso

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Per il decennale di RebStein, 18

Giorgio Bonacini

 

 

POESIA DAI FRANTUMI

Una breccia incontrollabile
si è aperta, disgregata. Un serbatoio imbarazzante
di miopia – come a distinguere dal vero
l’ala forte che si porta nell’udito.

Vedi solo ciò che senti –
ti avvicino al suo fruscio, alla ruvidezza
di quel graffio e lo rifiuti. Irripetibile il disegno
di una mano mentre batte sul tamburo.

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Per il decennale di RebStein, 17

Daniela Pericone

*

Vi hanno detto
che non esiste il tempo
dovreste gioire alla notizia
niente inizio né fine
il tempo freccia è una bugia
come la barba di dio
tuttavia siete voi, esposti sul filo
a volere che sia, basta volgersi
a una qualsiasi direzione
e il tempo prodigiosamente appare
vostro proprio vostro solo vostro
– sembra che ogni visione sia vera
per sottrazione di dettagli –
suprema (dis)umana illusione
non ve l’hanno ancora detto?
non c’è nulla che resti mai
uguale a sé stesso, che resista
più d’un tempo sospeso
non la pietra ch’è un fitto
di polvere, non questo vibrato
di carne, questa luce scritta
su un suono nel solo
istante che viene.

(10 agosto 2017)

Dall’età della pietra

Massimo Rizzante

Dall’età della pietra

A Giuliano Mesa,
principe dei poeti

concittadino del popolo
principe dei poeti
o intoccabile in cima alle scale della fortuna
e tu achille dal calcagno d’oro

ora che anche i pesci azzurri del mare
allargano le branchie non per respirare
ma in segno di estremo saluto all’imperatore
prenditi gioco di qualcun altro

nell’età della pietra
dal grembo di una città assediata
Leopoli, Pristina, Berlino, Cracovia che importa?
in ogni caso ai corruttori di Roma in ogni caso in contumacia

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La Biblioteca di RebStein (LXVIII)

La Biblioteca di RebStein
LXVIII. Agosto 2017

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Yves Bergeret

______________________________
La parola che costruisce legami
______________________________

Colui che passa

Yves Bergeret

Celui qui passe

à Piazza Armerina, 7 août 2017

Il est arrivé en pleine nuit.
En feu les forêts d’eucalyptus
allaient avaler la pleine lune et la ville.

Il aurait pu être une feuille calcinée
portée par le vent de minuit.
Sa nervure centrale : sa liberté aiguë.

Il est le vent
qui rappelle qu’il faut choisir
et qu’on ne se réfugie pas dans la face cachée du vent.

Il parle un peu,
salue, pleure, plante sa rame et son chant
en plein nuage,
en plein visage du monstre,
salue, écoute et s’en va
en ayant rehaussé la colline des hommes.

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Per il decennale di RebStein, 15

Nino Iacovella

Polaroid
(Cronaca nera)

La notte devia il corso delle povere cose
rimaste abbandonate:
un cartello rotto, un tubo di ferro,
sono ora corpi contundenti
accanto a un volto sfigurato

Rimane l’ombra dell’ultima parola
nella slogatura della bocca,
mastica il dolore di quella terra nuda

Poi la prima luce del giorno mostra
:::::::::::::::::::::::::::::  un corpo duro e solo,
tutto quel rosso che ferisce gli occhi
::::::::::::::::::::::::::::::::::::     ::di chi guarda:
la fossa mai terminata, la faccia come
:::::::::::::::::::::::::::::::un disegno sbagliato,
le fiamme di un’Italia che brucia

2 novembre 1975
Idroscalo di Ostia

Per il decennale di RebStein, 14

Antonio Devicienti

L’ora contro: frammenti per un omaggio alla scrittura di Domenico Brancale

Percepisco la scrittura di Domenico Brancale quale presenza così potente per me e suggestionante e assoluta che non vorrò scrivere qui una nota di lettura, né un saggio critico, né porrò i testi del poeta lucano su di un tavolo operatorio per minuziosamente notomizzarli – ne scriverò, invece, in un andirivieni frammentato e frammentario (e, spero, commosso), perché ho qui accanto questi quattro libri (L’ossario del sole, Controre, incerti umani, Per diverse ragioni[1]) ed essi s’aprono alla mente che li cerca come sassi dentro cui si celano universi. Per chi proviene dal Sud d’Italia e da terre petrose il sasso, la pietra, la roccia effusiva o calcarea, la gravina e il calanco sono parti d’un paesaggio interiore ineludibile – e anche il linguaggio, forse, liberatosi dall’enfasi barocca cui lo indurrebbe un altro elemento (l’architettura di chiese e di palazzi delle città e dei paesi del Sud), anche il linguaggio si dispone in laconiche e densissime frasi, in violazioni del dire comune, si pone in cammino verso il senso e l’origine e attraversa per intero il rischio del fallimento o del non-approdo.

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Per il decennale di RebStein, 13

Dinamo Seligneri

Matteo di Mario fu Lo Tasso

L’ultima volta che ho visto Matteo di Mario fu Lo Tasso, era una giornata triste, di quelle che raramente un paradiso come Campobasso riserva ai suoi trasognati abitatori. Matteo era tranquillo. Pulito. Sobrio e allegro come un campo di girasoli. Mi mise in mano una busta che avrei dovuto aprire solo quando lui si fosse allontanato – eravamo in un parchetto, vicino al suo condominio. Accettai ed anzi mi ripromisi che avrei letto solo una volta rientrato a casa mia. Negli alti Abruzzi.
Bene. 
All’autogrill di Sangro Est non riuscii più a stare nella pelle. Ordinai un cappuccino, strappai a morsi la busta e mi misi a leggere il foglio che Matteo Lo Tasso mi aveva così cristallinamente consegnato. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 13

Per il decennale di RebStein, 12

Enzo Campi

vietato parlare al conducente

 

“Vietato parlare al conducente”.

Ogni volta che ripetevo quella frase era un po’ come ripetere me stesso e conclamarmi. La frase mi diceva, ribadiva l’importanza del sé che si diceva attraverso quelle determinate parole. Ma, in un certo senso, quelle parole sembravano anche fuggire per la propria strada, perché  mi conferivano, agli occhi degli altri, una sorta di levità, o meglio: nel conclamarmi mi sospendevano come in un limbo. Proprio per questo mi piaceva credere che quelle parole dovessero essere rincorse. Passai due anni della mia vita a rincorrere quelle parole che fuggivano per conto loro, che disegnavano nuove strade senza imboccarne nessuna. Continua a leggere Per il decennale di RebStein, 12

Per il decennale di RebStein, 11

Mimì Burzo

Sotto le stelle infuocate

[Sulla pietà di Maldoror
e altre estenuazioni]

Je suis Madame Bovary
Je suis Mimì
Non sono e non ci sono
solo per questo sono e ci sono
Dopo un anno di apertura verso un mondo scrivente sovente chiuso
di letture bulimiche
di fame mai saziabile fra le strade dei poeti – quelli veri – perché è vero ciò che è attuale, in questa mia collocazione spazio-temporale in cui la secolarità ha perso il suo senso e il suo poderoso dovere di immortalità, torno, soddisfatta ma anche no, nella mia stanza.

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