Per il decennale di RebStein, 1

Marina Pizzi

Bivacchi e sodalizi il mio imbrunire
Bugiardo brevetto costumanza carbonica
Sotto i sottopassi luridi e blasfemi
Senza nemmeno un mito di racconto.
Qui resta la lumaca divelta…
Povera casa schiacciata dal passo
Senza timore passeggiare contro
Le ambivalenze del destino.
Qui è stato rotto chiunque io fossi
Sotto rotaie sanguigne e frettolose
Tradenti arrivi e partenze.
Voglio morire con la morte dolcissima
Vecchi ormai di sillabari vuoti
Grammatiche nefaste le leccornie di ieri.
Nessun funerale è ammasso alla mia morte
Solo un bidone della spazzatura
Dopo il falò. I pali delle luci debbono
Stare spenti sopra le biglie di giochi tradenti.
Menziona di me la perla nerissima
L’acclusa sbornia dell’ultima cena
Quando quaggiù fanno ancora i ragazzi.
Permettimi di volare prima sfortuna
Sfarzo di mareggiate più che potenti
I trilli di fantasmi che mi attendono.

 

***

 

(Da: Le leccornìe del piano di sopra, 2017)

1.
A guardia e ladri il mattino
Ennesimo. Svaligiato dal sonno
Il tempo sorpasso di sé con molta
Manovalanza di sterili preghiere.
Ieri la ronda delle promesse in lenza
Illuminava le gite dei balocchi
Le tasche con le cornucopie mitiche.
Me natalino questo crocicchio
Che pullula angeli e giocattoli
Da sotto casa una strenna di letizia.
Ma non è vero sperare così tanto
Tanto che avvenga la resurrezione
Dalle tegole vegliarde di paure.
È invece avvelenato l’ultimo pozzo
A servire la fine a farcire le fionde
Al mare contro. Gerundio di cuccagna
Fosse l’ancora probabile di lucciole.
Molto gravoso il ritmo di sostare
Soldato senza guerra in apparenza

 

3.
È morto giovane il mio sudario
La bile nera che ulula
Nonostante la bilancia esatta.
In meno di uno scatto è arrivato
Il traguardo giovanile nonostante.
In tema di bravura piange
Il rotocalco la scure nera della rapina
In atto. Madre cineraria voglio abbracciarti
Con le tegole roventi in cima al forno.
Uccisa dalle cure per vivere meglio
Venne il virus che tutta ti cestinò.
Spaurente l’occaso dell’atleta
Quando nessuno si accorge di vederti
E la vertenza è contro la sfinge impietosa.
Perimetri di cristalli fu giocare
Cadenze senza fretta e senza noia
Quando il canestro palleggia felice.
Anni angelici il salto con l’asta
Stasera sono martire del buio
E la cena si sfalda pacata anima.
L’estate mi tormenta infinita
Tanto bivacca la resina del folle
Con i cartoni del trasloco mistico.

 

6.
Con le maniche accartocciate lavora
La brezza ennesima che non sa di angeli.
Il glicine della villa è generoso
Ma cade presto come una preghiera inutile.
La giacca dell’estate è un fardello
Tacito e pesante senza dio.
Il fiocco della nascita è caduto
Tutto docile alla pozzanghera grassoccia.
Esule contorto questo smaltimento
Di carne sotto il sole lapsus.
Il sudario sembra attendere da sempre
Brevetti geniali per ripudiarli da sé.
Invece le vetture che transitano spavalde
Dettano legge sparano sulla folla.
Mi viene da piangere oltre il dovuto
Il vuoto dell’occaso mi strattona
Assassino di senso padrona vendetta.

 

9.
È tutta immobile la liturgia del pianto
Questo schianto che termina il mio giro
Fasullo quanto un ebete all’altare.
In un dirupo è finito il mio scontento
Questa villania che m’intana
Osmosi con la rondine tarlata.
Fratello chiuso chiamami ancora
Fai di me un eremo felice
Un cesto di cerase sotto la luna.
È furia la frottola del nulla
Questa epifania bugiarda più di Pinocchio
Ora che il fato è tutto in litania.
Ma portami una farfalla triestina
Così che l’ultimo confino inizi
Sotto gli spazi tremuli al passato.
Essere innamorati è una frottola di servi
E vivi giochi non traducono più nulla.
Paese sotto sfratto il cristallo unico
Quel binario che trucida gli amanti.
Sono scarto di fame nulla più
Quaggiù che vedo ogni suicida
Con la barca che galleggia con i buchi.
Chiedo miserere con i baci sulle labbra
I tuoi baci che spersero destino.

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